Dylan Dog compie 40 anni
Sergio Bonelli Editore celebra l’anniversario del fumetto con un programma di nuove uscite, un’occasione per ripercorrere il legame indissolubile tra il lavoro di Tiziano Sclavi e il cinema
Quest’anno Dylan Dog compie 40 anni e per l’occasione Sergio Bonelli Editore ha programmato l’uscita di nuove pubblicazioni dello storico fumetto creato da Tiziano Sclavi, che fin dalla prima apparizione nel 1986 ha condensato nelle vicende dell’omonimo protagonista lo spirito dell’horror classico e del soprannaturale, intrecciandolo con visioni moderne riconducibili a grandi autori come Romero e Dario Argento.
È iniziata infatti a gennaio la pubblicazione di una storia che vede L’Indagatore dell’Incubo immerso in una realtà alternativa per cercare poi di risolvere una sanguinosa vicenda nel mese di San Valentino. Le tinte noir accompagneranno le successive pubblicazioni, dove i linguaggi visivi del fumetto si mescolano con la fotografia e la pittura, portando il protagonista, nel mese di marzo, a dover decifrare la misteriosa e inquietante identità di un bambino attraverso una raccolta fotografica e in quello di aprile a risolvere l’enigma di un dipinto mortale. Le pubblicazioni di maggio saranno collegate alle uscite del Color Fest inaugurando l’inizio dell’estate, dove i social network faranno da tema centrale al racconto, proseguendo a luglio con il ritorno di un acerrimo nemico di Dylan Dog in un episodio ambientato nel manicomio di Harlech.
Sempre nel mese di luglio, per la sezione Dylan Dog Bis, verranno pubblicate delle storie ambientate nel ‘900 andando ad arricchire un programma di grandi ritorni e novità, come nel caso di Dylan Dog Oldboy (per gli spiriti nostalgici) e il raddoppio dello speciale. Oltre alla pubblicazione autunnale infatti ce ne sarà un’altra, Horror Stories, un rifacimento dei primi Speciali di Tiziano Sclavi, con tanti piccoli episodi che creano un’unica grande storia, slegata dalle pubblicazioni ordinarie. Il primo volume sarà ambientato a Praga e ruoterà attorno a un enigma legato a una vecchia conoscenza del protagonista.
Un programma ricco e variegato, quello di Bonelli, per celebrare la solida tradizione di uno dei fumetti italiani più famosi al mondo, capace di conquistare un vasto pubblico, diventando già dagli anni ’90 un successo commerciale e, al contempo, di affermarsi grazie ai riconoscimenti della critica come un eccellente prodotto d’autore. Dylan Dog con la sua prima pubblicazione L’alba dei morti viventi influenza quasi da subito il fumetto popolare con visioni originali ma anche di rilettura, frutto della mente creativa del disegnatore Angelo Stano e Tiziano Sclavi. È il secondo a raccontare nel documentario Nessuno siamo perfetti il modo in cui la sua vita avrebbe plasmato i racconti di Dylan Dog, dai rapporti materni che ricadono sui suoi personaggi femminili al costante flirt con la morte e il mondo dell’oscurità.
Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo

-----------------------------------------------------------------
Con tale successo il fumetto si colloca nell’immaginario collettivo andando inevitabilmente a invadere i linguaggi espressivi, più di tutti il cinema. Come rivela Giancarlo Soldi nel documentario, aveva proposto a vari produttori un film sul fumetto, ma i tempi non erano maturi per trovare finanziatori. Nei decenni successivi diversi sono stati i tentativi di adattare o trasporre il fumetto al suo corrispettivo cinematografico e seriale, rivelandosi spesso poco fortunati, come l’adattamento americano di Dylan Dog: Dead of Night del 2011 o più complessi del dovuto nel caso della serie annunciata ormai da quasi dieci anni dalla stessa Bonelli Entertainment ma ancora non andata in porto. Spicca su tutti Dellamorte Dellamore una lucida quanto fedele trasposizione dell’omonimo romanzo che attinge più genericamente all’universo di Dylan Dog e che insieme a Nero di Giancarlo Soldi testimonia l’esempio più vicino alla filosofia minimal e grottesca di Tiziano Sclavi.
Eppure questa non è stata l’unica direzione di influenza di Dylan Dog, al contrario l’universo stesso di un fervente cinefilo come Tiziano Sclavi è stato molto condizionato dal mondo del cinema. Sin dalla definizione del personaggio dichiaratamente ispirato all’attore Rupert Everett (interprete di Francesco Dellamorte) Dylan Dog è costellato da riprese di altri personaggi come il suo fedele assistente Groucho Marx. Le influenze non si limitano però a mere citazioni ma affondano probabilmente in ispirazioni date da intere opere che hanno delineato la sua visione del mondo. È il caso del già citato Romero per cui Sclavi non riprende soltanto il titolo del cult per la sua prima pubblicazione ma assorbe il tema “dell’altro da (dentro) se”. I suoi racconti richiamano Polanski e la perdita dell’identità, esprimono chiaramente il legame con il cinema di Cronenberg, le riflessioni sulle modalità del mezzo di visione sono centrali e con la trattazione del male di Carpenter, come realtà che infetta i buoni trasformandoli in feroci assassini.
Il successo duraturo di Dylan Dog risiede proprio in questa stratificazione di riferimenti e linguaggi, che gli ha permesso di attraversare generazioni diverse senza perdere forza espressiva. A quarant’anni dalla sua creazione, il personaggio di Tiziano Sclavi continua a dimostrare come il fumetto popolare possa dialogare con le varie forme d’arte, il cinema in modo particolare, mantenendo intatta la propria identità e la propria capacità di raccontare il presente.





























