E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare, di Beatrice Minger e Christoph Schaub
I due registi portano sullo schermo la storia dell’architetta irlandese e la genesi dell’iconica casa lei stessa ha progettato, giocando bene tra registri e stili e raccontando spazi e passioni
Il film si apre con un blu totalizzante e una coppia all’interno di una casa, ricordando l’uso del colore che fa Dante Spinotti in Heat di Michael Mann, in particolare nella scena della casa sull’oceano. Ed effettivamente quel blu è del mare, ma qui siamo sulle rive del Mediterraneo, lungo la Costa Azzurra, i protagonisti sono Eileen Gray e Jean Badovici e la casa che li ospita è la E.1027. È da questa struttura iconica che Beatrice Minger e Christoph Schaub partono per raccontare la figura di Eileen Gray, designer e architetta tra le più influenti del Novecento, rimasta per troppo tempo confinata nell’ombra. Nata nel 1878 in una aristocratica famiglia irlandese, la Gray si forma alla Slade School of Fine Art di Londra, dedicandosi inizialmente alla pittura. Ma è nel primo dopoguerra che inizia con i suoi progetti d’interni e arredi che sfidano le convenzioni dell’epoca, culminando nel 1924 quando inizia a dare forma al suo manifesto di architettura emozionale e modernista a Roquebrune-Cap-Martin, la villa E.1027.
Minger e Schaub — che torna al tema dell’architettura dopo documentari come Bird’s Nest: Herzog & de Meuron in China e Architettura dell’infinito — scelgono attentamente codici diversi per mettere in scena la storia della Gray. Il film si muove tra il biopic, con Natalie Radmall-Quirke e Axel Moustache nei panni di Eileen e del compagno Jean Badovici -fondatore della rivista L’Architecture Vivante – e uno spazio teatrale, dove pannelli e proiezioni ricostruiscono gli interni della villa. A questi si alternano materiali d’archivio, tra fotografie, filmati d’epoca e l’ultima intervista all’architetta ultranovantenne . Il fim ruota attorno la relazione tra Gray e Badovici, intrecciata indissolubilmente alla genesi della casa sul mare, concepita dalla designer come un rifugio intimo per la coppia. La voce narrante della protagonista ci guida attraverso i suoi progetti e le fatiche di essere una donna in un mondo, quello dell’architettura, dominato da soli uomini. Questo equilibrio viene intaccato dall’ingresso di un terzo protagonista. Di nuovo Minger e Schaub giocando bene con i registri narrativi per tutto il film, scegliendo di introdurre Le Corbusier come un villain. La sua presenza trasforma l’atmosfera. la tensione sale e alcune sequenze assumono sfumature quasi da thriller psicologico. L’architetto francese, affascinato e ossessionato dalla villa, finisce per insinuarsi nelle dinamiche della coppia fino a compiere una vera e propria violazione artistica. Infatti, come realmente accaduto, dopo che Eileen ebbe lasciato la casa a Badovici, Le Corbusier dipinsei dei murali senza consenso all’interno della struttura, arrivando col tempo ad appropriarsi, della paternità dell’opera.
Il lavoro dei due registi rispecchia bene l’anima e la visione della Gray, spingendo sul tratto più poetico e artistico della designer e sui suoi lati emotivi più forti. Una delle frasi chiave del film, “Mi piace fare le cose, ma odio possederle”, sintetizza perfettamente questa visione. Forse l’aspetto che il film restituisce meglio è proprio la funzionalità degli spazi, intesi come luoghi che raccontano. La E.1027 — il cui nome è un codice che intreccia le lettere dei nomi Eileen e Jean — è un’architettura che narra prima ancora di essere abitata. La scelta registica di traslare quegli interni e quegli esterni in una messa in scena tra ricostruzione reale e teatrale, funziona e non pesa, come a volte capita, alla struttura del film stesso.
Titolo originale: E.1027 – Eileen Gray and the House by the Sea
Regia: Beatrice Minger, Christoph Schaub
Interpreti: Natalie Radmall-Quirke, Axel Moustache, Charles Morillon, Vera Flück
Distribuzione: Trent Film
Durata: 89′
Origine: Svizzera, 2024





















