È finito il processo alla Lombardia Film Commission

Quale futuro per produzioni e co-produzioni lombarde all’indomani del verdetto che conclude dopo quattro anni la storia che univa il cinema lombardo, suo malgrado, alla Lega Nord?

Si conclude dopo quattro anni la storia che univa il cinema lombardo, suo malgrado, alla Lega Nord (qui Adnkronos). Una vicenda non abbastanza dibattuta nelle riviste specializzate, ma che apre ad alcune domande sul futuro del cinema in questa regione.

Due ex revisori contabili della Lega sono stati ritenuti colpevoli di turbativa d’asta e peculato. Ma andiamo con ordine: come riassume Il Post (qui l’articolo), nel 2016 il commercialista Michele Gaetano Arturo Maria Scillieri affidò due società, la Paloschi srl e l’immobiliare Andromeda, a quelli che si sospetta fossero due prestanome, scelti per figurare come amministratori, mentre le società erano di fatto amministrate da lui. Nel febbraio 2017, aveva raccontato il Fatto Quotidiano (qui l’articolo), Andromeda acquistò il capannone per 400000 euro, con quattro assegni che però non saranno mai incassati. Nel novembre 2017 la Paloschi srl fu cancellata dal registro delle imprese. A dicembre dello stesso anno la Lombardia Film Commission – che da maggio cercava una nuova sede, da pagare con i fondi regionali – comprò un capannone a Cormano per 800000 euro, un prezzo molto più alto del suo valore reale. In quel periodo il presidente della Lombardia Film Commission era Alberto Di Rubba, e Andrea Manzoni era suo socio in affari. Entrambi sono ex revisori contabili e sono stati condannati perché insieme al commercialista Michele Gaetano Arturo Maria Scillieri hanno frodato la Film Commission e si sono appropriati della differenza.

La Lombardia Film Commission era poco attiva già prima di questo scandalo, e negli ultimi anni non aveva lavorato affatto, costituendo un danno per i cineasti presenti sul territorio, come hanno raccontato a Sentieri Selvaggi il produttore Franco Bocca Gelsi e i registi Claudia Cipriani e Andrea Grasselli. LFC avrà un risarcimento di 150mila euro, mentre il Comune di Milano che ne era socio ne avrà 25mila. Oltre a questo processo con rito abbreviato, è ancora in corso quello con rito ordinario, in cui è imputato Francesco Barachetti, un imprenditore bergamasco che si occupò della ristrutturazione dell’immobile e che sarebbe coinvolto nella sottrazione del denaro pubblico. Due presunti prestanome, Luca Sostegni e Fabio Barbarossa, e Scillieri hanno invece già patteggiato: 4 anni e 10 mesi, il primo 2 anni e 1 mese il secondo, 3 anni e 4 mesi il terzo.
Per i cineasti non c’era all’epoca nessun sostegno. La regista Claudia Cipriani ci aveva detto amareggiata: “È molto triste pensare a quanti documentari e film indipendenti potevano essere aiutati con gli 800 mila euro spesi per il capannone in Brianza.” Il produttore Franco Bocca Gelsi aveva rivelato i giochi di potere di alcuni politici locali, cui del cinema evidentemente non importa niente: fu l’assessora leghista alla cultura della Regione, Cristina Cappellini a scegliere Di Rubba. E laddove non c’è sostegno, come ci spiegava il regista Andrea Grasselli, gli autori finiscono per cercare appoggio in altre regioni.

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I cineasti lombardi oggi vorrebbero una nuova stagione culturale, fatta di fondi, opportunità di lavoro e bandi. Per farlo, come indicava già il convegno No Signal? di dicembre, serve che a guidare la prossima Film Commission siano professionisti competenti.

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