E guardo il mondo da un oblò: Io e lei, di Maria Sole Tognazzi

E guardo il mondo da un oblò. Non è l’inizio di Luna di Gianni Togni né l’omonimo film di Stefano Calvagna. Sembra invece essere la prospettiva di un certo cinema italiano al femminile. Io e lei sta al racconto di una coppia di donne così come Bianco e nero di Cristina Comencini stava all’integrazione. Ci sono apparentemente una normalità nella rappresentazione della vita delle due protagoniste, con dialoghi curati (scritti dalla regista con Ivan Cotroneo e Francesca Marciano) e un’eleganza  (l’incontro in ascensore all’inizio dove fanno finta di non conoscersi), con Sabrina Ferilli e Margherita Buy che danno il meglio, come fosse il ruolo della vita. Le due attrici sono rispettivamente Marina e Federica. Convivono da 5 anni pur venendo da percorsi differenti. Ad un certo punto però la coppia entra in crisi. Al bisogno di stabilità di Marina subentra invece l’inquietudine di Federica. Soprattutto quando il passato riappare nella sua vita.

margherita buy e domenico diele in io e leiÈ proprio questo cinema così ‘pulito’, così perfetto, che è stonato. Innanzitutto non è il primo film italiano su una coppia omosessuale al femminile. Prima di questo c’erano Riparo di Marco Simon Puccioni e Viola di mare di Donatella Maiorca. Non bisogna però scomodare neanche La vita di Adele di Kechiche. Lì c’era una fisicità – e nel film di Puccioni un tormento – che Io e lei si sogna. Nei begli ambienti borghesi, con case arredate chissà da quale architetto, strade pulite, resort a 5 stelle e con le figure di contorno che si mostrano vicine e comprensive (l’ex-marito e il figlio di Federica, la collega di Marina), in Io e lei manca proprio il conflitto. Le discussioni sono a letto, quasi come se si volesse riecheggiare la commedia sofisticata hollywoodiana anni ’30. Non può poi mancare il riferimento a papà Ugo in Il vizietto con la figura del filippino gay che brontola e stira. Tutti pazzi per amore (direbbe Cotroneo), qui alla fine si vogliono tutti bene. Dentro il salottino-bene del cinema italiano, quest’anno già affittato dalla Archibugi in Il nome del figlio, che non guasta mai. Del resto anche il cinema della Tognazzi arriva dalla villa di campagna di Passato prossimo e gli hotel di Viaggio sola. Dove i problemi, le ansie, i desideri di questi personaggi vengono prima di tutto. Perchè, se hanno una discussione, è un problema di tutto il mondo. E se tu non te ne interessi, sei cinico e insensibile. La vita degli altri, del contesto non conta. Un cinema italiano fatto apposta per certa critica e giornalisti italiani. Che vanno in simbiosi. Dove fa tanto ridere il telecomando della tv scambiato per quello dell’aria condizionata, gli sketch a tavola e la partita di calcio, fatta soltanto di “22 uomini in mutande che corrono dietro a una palla”. Solo ad un certo punto la Ferilli si mette a piangere in mezzo al traffico. Strano che non sia stato bloccato.

Regia: Maria Sole Tognazzi
Interpreti: Margherita Buy, Sabrina Ferilli, Fausto Maria Sciarappa, Domenico Diele, Ennio Fantastichini, Alessia Barela, Massimiliano Gallo, Anna Bellato, Roberta Fiorentini
Distribuzione: Lucky Red

Durata: 97′
Origine: Italia 2015