È morto Alvaro Vitali
Dall’inizi negli anni ’70 Fellini all’oblio degli ultimi decenni, passando per Pierino. Con il berretto e la romanità trasteverina è stato il compagno di classe casinaro visto dal grande schermo
È morto ieri all’età di 75 anni Alvaro Vitali, l’indimenticabile Pierino. Con quel berretto azzurro e la romanità trasteverina è diventato un tipo comico dai tratti impressi nel nostro immaginario. Incolta e ridereccia, la macchietta di Vitali era quel compagno di classe promesso alla bocciatura, che nel tempo prima del verdetto dava spettacolo tra i banchi a suon di barzellette.
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Eppure chissà se fosse davvero così frivola la leggerezza di Alvaro Vitali, che prima di conoscere Fellini faceva l’elettricista a Trastevere. Poi il provino per Giulio Cesare in Satyricon e il fonico de I clowns: albori di un amore, tra Vitali e il cineasta riminese, nato con un fischio.
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“Stavo facendo un provino e dopo tre ore di attesa Federico ha chiamato me e un ragazzo di Napoli – racconterà l’attore – appena entrati ho notato questa presenza con la sciarpetta e il cappello, stava su questa scala con una macchina da presa enorme e ho sentito solo una voce: ‘Chi di voi due sa fare il fischio del merlo?’ Io ho cominciato a fischiare alla pecorara come un pazzo. Fellini si è messo a ridere e ha detto: ‘Prendete quello là, ché l’altro sta ancora aspettando il merlo!’”.
Forse, quel fischiettio, dall’ironia così sincera e spiazzante, era nel destino di Vitali che dopo Roma e Amarcord, troverà il suo luogo di elezione attoriale nella commedia sexy anni Settanta. Farà squadra con attori come Lino Banfi, Mariangela Melato e Renato Pozzetto per film come La Poliziotta di Luigi Steno e Telefoni Bianchi di Risi.
Poi però, sarà negli anni Ottanta con Pierino che il mattatore diventa personaggio, il tipo comico che “farà le sue fortune tanto quanto le sue disgrazie“. Quello studente caciarone e scansafatiche era così vero nel corpo di Vitali che finito l’exploit della saga di Pierino, il suo telefono non squillerà più negli anni Novanta.
Se prima il suo cinema era lo spasso del pubblico tanto quanto il becero per la critica alta, alle porte degli anni duemila la crisi attoriale di Vitali – complice anche quella delle sale – sarà sempre più buia.
Forse voleva essere (anche) altro Alvaro Vitali, ma oggi è difficile fare a meno di ricordarlo mentre ritornano in mente le barzellette del suo Pierino, sempre leggero nella sua risata tronfia; e chissà, se potendo decidere come lasciare questa vita, avrebbe scelto di farlo “col fischio o senza“.






















