È morto Antonio Inoki, l’icona del wrestling

Si è spento sabato a 79 anni. Entrato nell’immaginario collettivo grazie all’incontro con Muhammad Alì e L’uomo Tigre, ha svolto un ruolo chiave nei rapporti diplomatici tra Giappone e le due Coree

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Le leggende hanno una fine, anche quelle che non vorresti se ne andassero mai. Perché Antonio Inoki, scomparso sabato a Tokyo all’età di 79 anni per un arresto cardiaco, non era semplicemente un’icona del wrestling mondiale. Per molti era “il wrestling”, colui che ha contribuito a spettacolarizzare una disciplina che si nutre della sua stessa grandiosità per connettersi alle emozioni più viscerali del pubblico. Ma ricordare la figura di Antonio Inoki nelle sole vesti di “lottatore” significherebbe comunque sorvolare sull’importanza di un personaggio dai mille e più volti, sempre votato allo spettacolo e al servizio del (suo) pubblico.

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Nato a Yokokama nel 1943 con il nome di “Kanji” e cresciuto professionalmente in Brasile, sin dai primi passi nel mondo delle arti marziali Antonio Inoki ha dovuto fare i conti con un aspetto ed un’inclinazione all’esibizionismo che poco centrava con quello delle grandi star del combattimento giapponese. Il suo fisico statuario, unito a quella mascella così spigolosa e sporgente da bucare lo schermo ogni volta che veniva inquadrata sul ring, lo rendeva un lottatore poco avvezzo alle ritualità shintoiste del sumo, così come alle combinazioni tecniche del karate o del judo. Nel mondo dell’entertainment nipponico risultava una figura aliena, quasi anacronistica per la capacità di trascendere, con un solo gesto, l’atarassia comportamentale dei colleghi/compatrioti. Eppure nessun lottatore giapponese ha conosciuto nel tempo una fama più grande di quella che le audience mondiali hanno riservato al gigante di Yokohama.

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Forte della popolarità conquistata negli anni ’60 insieme all’illustre collega Giant Baba negli Stati Uniti come in patria, nel 1972 Antonio Inoki inizia a porre le basi del grande successo. Servendosi – a detta di molti – dell’aiuto della yakuza, fonda una nuova federazione del wrestling giapponese, la “New Japan Pro-Wrestling” che lo porta ad affrontare (e a sconfiggere) i più grandi campioni della disciplina a livello mondiale, dalla leggenda Karl Gotch, fino all’imbattile André The Giant. Un percorso che apre la via ad una delle sfide più attese del Secolo (la fantomatica “guerra dei mondi”) decretando per il lottatore nipponico l’approdo definitivo allo stardom internazionale. Gran parte del fascino che il gigante nipponico esercita(va) sul pubblico mondiale si deve ad una delle immagini più iconiche prodotte dalla celebre sfida in questione: Inoki sospeso in aria, mentre sferra un calcio volante ai danni di un attento Muhammad Alì. È l’inizio della leggenda, e insieme il primo assaggio di quella disciplina ibrida, che di lì a breve sarebbe stata chiamata con il nome di “arti marziali miste”. Da quel momento in poi il volto oblungo e tagliente di Antonio Inoki diventa il simbolo di una nuova sensibilità artistica, di cui in Giappone non esistevano pari né reali omologhi. È sotto questa luce che bisogna rileggere le incursioni del lottatore/star nell’industria degli anime televisivi, con la Toei Animation che affida all’adattamento de L’uomo Tigre la rinegoziazione, attraverso la traslazione animata, dei codici alla base della sua immagine divistica. E non a caso, tra il vastissimo campionario di boxeur/rivali, proprio Inoki sarà l’unico personaggio della celebre serie ad avere l’onore di sconfiggere l’indomito protagonista. Come a dire che l’uomo in carne ed ossa era già di per sé inarrestabile. Quello animato – presente anche in un episodio di Doraemon – lo era ancora di più.

Dopo una serie di infortuni e di incontri poco brillanti, tra cui quello con Hulk Hogan nel 1985, la sua carriera da lottatore si può dichiarare ormai conclusa. Ma per un uomo (stra)ordinario come Antonio Inoki, la fine di un percorso segna sempre l’inizio di un nuovo capitolo. Nel 1989 fonda il “Partito dello Sport e della Pace”, diventando successivamente il primo wrestler al mondo ad essere eletto parlamentare. Nel corso della carriera politica, alterna l’impegno sociale all’organizzazione di grandi eventi sportivi, fino a diventare uno dei diplomatici più importanti del paese. Tanto che nel 1990, durante la Guerra del Golfo, arriva a contrattare con Saddam Hussein per il rilascio di alcuni prigionieri in Iraq, mentre nel nuovo millennio, grazie all’immensa popolarità di cui godeva come lottatore a Pyongyang, incontra nelle vesti di mediatore alcuni esponenti coreani, nel tentativo di migliorare i rapporti diplomatici tra il Giappone e le due Coree. Negli ultimi anni ha centellinato progressivamente le sue apparizioni pubbliche a causa di una lunga malattia, mostrandosi per l’ultima volta (non a caso) in uno show televisivo. Salutando così il mondo attraverso quello stesso dispositivo che lo ha reso una leggenda.

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