È morto Gigi Proietti

Ci ha lasciato oggi a 80 anni uno delle figure dello spettacolo più totali degli ultimi 50 anni. Celebre al cinema in Febbre da cavallo, è stato anche doppiatore dei più importanti attori americani.

Si è spento oggi, proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni, Gigi Proietti, vero è proprio showman dello spettacolo italiano, dal cinema al teatro alla tv. Comico, presentatore, attore, doppiatore, narratore, regista, cabarettista, ha incarnato più identitàcon una capacità di stare sulla scena come pochi. Il cinema forse non gli ha reso giustizia; viene infatti ricordato soprattutto per il suo scatenato Mandrake in Febbre da cavallo (1976)  un po’ come il suo Maresciallo Rocca per la tv. Nel corso della sua lunga carriera, dopo aver debuttato in Le piacevoli notti (1966) di Armando Crispino e Lucignani proprio nel ruolo di un maresciallo dei carabinieri, ha attraversato il cinema di Mario Monicelli (ha interpretato tre personaggi in Brancaleone alle Crociate nel 1970 e poi ha collaborato con lui in La mortadella del 1971 e Panni sporchi del 1998), è stato protagonista per Alberto Lattuada in Le farò da padre (1974) nei panni di un rampante avvocato e ha lavorato, tra gli altri, con Elio Petri (La proprietà non è più un furto, 1973), Pupi Avati (Bordella, 1976), Luigi Magni (La Tosca, 1973), Damiano Damiani (Una ragazza piuttosto complicata, 1969), Franco Indovina (Lo scatenato, 1967), Pasquale Festa Campanile (La matriarca, 1968; Conviene far bene l’amore, 1975), Franco Giraldi (Gli ordini sono ordini, 1972), Tinto Brass (L’urlo, 1970), Alessandro Blasetti (La ragazza del bersagliere, 1967), Sergio Citti (Casotto, 1976), Mauro Bolognini (Bubù, 1971; L’eredità Ferramonti, 1976) e Sergio Corbucci (Non ti conosco più amore, 1980). Scatenato in Mi faccia causa (1984) di Steno, è stato chiamato anche da cineasti internazionali come Robert Altman (Un matrimonio, 1978), Bertrand Tavernier (Eloise – La figlia di d’Artagnan, 1994) e Sidney Lumet (La virtù sdraiata, 1969). Con i Vanzina è tornato a interpretare Mandrake in Febbre da cavallo – La mandrakata (2002) e con loro ha girato altri quattro film fino a La vita è una cosa meravigliosa (2010). Con Tutti al mare (2011) di Matteo Cerami si è portato addosso la malinconia di Sergio Citti. Dopo aver interpretato l’anziano scrittore che ha vinto il Nobel in Il premio (2017) di Alessandro Gassman, il suo ultimo ruolo è stato quello di Mangiafuoco nel Pinocchio (2019) di Matteo Garrone.

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C’è pero un’altra vita cinematografica di Gigi Proietti ed è quella di doppiatore. Ha dato la voce a Robert De Niro in Mean Streets (1973) e Casinò (1995) di Martin Scorsese e in Gli ultimi fuochi (1976) di Elia Kazan, a Sylvester Stallone in Rocky (1976) di John G. Avildsen e F.I.S.T. (1978) di Norman Jewison, a Dustin Hoffman in Lenny (1974) di Bob Fosse, Gregory Peck in La notte dell’agguato (1969) di Robert Mulligan, Marlon Brando in Riflessi in un occhio d’oro (1967) di John Huston, Paul Newman in Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman Donald Sutheland in Il Casanova (1976) di Federico Fellini e anche a Richard Burton, Anthony Hopkins, Michel Piccoli, George Segal e ad Ian McKellen nei tre Lo Hobbit. Tra queste c’è rimasta particolarmente nel cuore quella del Drago in Dragonheart (1996) di Rob Cohen.

 

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