È morto Homayoun Ershadi, protagonista de Il sapore della ciliegia

A quasi cinquant’anni Homayoun Ershadi è stato notato da Kiarostami, mentre era fermo a un semaforo di Teheran. Ha recitato nei film di Marc Forster, Kathryn Bigelow e Terrence Malick

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Il signor Badii è stanco della sua vita e ha deciso di morire. Gira con il suo furgone per la periferia di Teheran cercando qualcuno disposto a seppellirlo. Un dipendente di un museo, il signor Bagheri, cerca di dissuaderlo dal gesto estremo e gli racconta la storia di un turco che si reca dal dottore disperato perché ovunque si tocchi sente male. Il dottore allora gli dice che a essere rotto è il dito ma che il resto del corpo sta bene. Il signor Bagheri aggiunge un episodio personale al suo racconto: anche lui una volta, intenzionato a togliersi la vita, è salito su un albero di gelso e assaggiandone uno si era accorto di quel sapore imperdibile. Così un gelso gli aveva salvato la vita. Allora, rivolgendosi al protagonista, il signor Bagheri gli chiede se fosse disposto a perdersi il sapore della ciliegia. Il signor Badii è il primo personaggio interpretato da Homayoun Ershadi e il film è Il sapore della ciliegia diretto da Abbas Kiarostami, vincitore della Palma d’Oro al 50° Festival di Cannes nel 1997.

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Homayoun Ershadi  è morto ieri all’età di 78 anni a Teheran. Per quanto non si sappia molto sulla sua vita privata, l’attore ha sempre dato l’impressione di concedersi ai sapori della vita. A quasi cinquant’anni è stato notato da Abbas Kiarostami mentre aspettava fermo a un semaforo di Teheran. Il regista era in cerca di un attore non professionista ed è stato colpito dall’assaporare del tempo di Ershadi, lento e pacifico. Anche la sua recitazione è basata sui respiri e sulle pause e la percezione, basata su informazioni generiche, è che Ershadi abbia fatto lo stesso anche con la sua vita.

Homayoun Ershadi è nato il 24 marzo 1947 a Isfahan e ha studiato fino al liceo ad Abadan. Dopo l’infanzia trascorsa in Iran, negli anni Settanta ha studiato architettura a Venezia allo IUAV. Segue un lungo periodo trascorso in Canada e il ritorno a Teheran dove ha aperto uno studio di progettazione. Parlando del suo approdo al cinema, Ershadi preferiva riferirsi al destino più che al caso. Come se il suo pacifico aspettare l’autobus fosse il modo con cui si rimetteva alla realtà e alle sue infinite combinazioni. Grazie a Il sapore della ciliegia è diventato uno dei volti del cinema iraniano ed è stato apprezzato da diversi registi nazionali e internazionali. Da quel momento, l’attore ha scelto di dedicarsi completamente al cinema mantenendo comunque il suo respiro, lento e pacifico, anche nell’adesione ai progetti. Dopo The Pear Tree diretto da Dariush Mehrjui, ha esordito in un’opera internazionale con Il cacciatore di aquiloni di Marc Forster. Nel 2009 ha recitato in Agora diretto da Alejandro Amenabar e nel 2012 in Zero Dark Thirty diretto da Kathryn Bigelow. Nel 2014 ha partecipato a A Most Wanted Man diretto da Anton Corbijn al fianco di Philip Seymour Hoffman, Rachel McAdams e Willem Dafoe e nel 2016 è diretto da Asif Kapadia in Ali and Nino. La sua ultima collaborazione internazionale è con Terrence Malick e risale al 2019. L’attore ha recitato nel film The Way of the Wind, quello che sarà il decimo lungometraggio del regista della consapevolezza, tuttora in fase di montaggio e, a quanto pare, ancora lontano dalla conclusione. The Way of the Wind sarà un racconto spirituale che esplora la vita di Cristo attraverso la rappresentazione delle parabole evangeliche. Sembra che siano state girate circa 3.000 ore di materiale e che Malick, da sempre fuori dalle logiche commerciali e industriali del cinema, stia dilatando il tempo dell’opera in ogni fase di realizzazione per trovare il confine tra reale e spirituale. Per assaporare il tempo, in modo lento e pacifico.

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