"È una cosa troppo bella avere un Oscar sulla scrivania". Incontro con Susanne Bier.

Susanne Bier

Dopo il successo di In un mondo migliore, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, la regista danese presenta Love is all you need, girato tra Copenhagen e Sorrento e cooprodotto per l’Italia dalla Lumière & Co. Di Lionello Cerri. A presentarlo alla stampa italiana a è venuta la regista e l’attrice protagonista, Trine Dyrholm.

Susanne BierWoody Allen, dopo aver girato il film a Roma ha detto che l’Italia è un posto un po’ esotico. Come lei vede noi e il nostro paese, davvero siamo così romantici e spensierati?

 

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Susanne Bier: Penso che il mio film non faccia vedere solo gli italiani, non è un quadro degli italiani. E comunque tra i protagonisti ci sono anche i rappresentanti del vostro paese che fanno abbastanza casini. Quello che volevo far vedere è il posto che è estremamente romantico in sè. Esistono le parti della terra che sono belli ma a causa dei vari ristrutturamenti hanno perso la loro naturale bellezza. Sorrento e dintorni sono invece i posti romantici e nostalgici e io vlevo presentare quella bellezza fisica della terra.
 

 

Com’è stata la collaborazione con Susanne Bier dopo il grande successo di In un mondo migliore?

 

Trine Dyrholm: Il lavoro non è stato tanto diverso dai film precedenti che abbiamo fatto insieme. Susanne è davvero una persona splendida con un grande senso d’umorismo, l’umorismo sarcastico. E non perde la sua ironia pur parlando delle cose drammatiche. La cosa difficile per me invece, è stato recitare un personaggio così solare, leggero, romantico. Camminare lungo il sentiero in un vestito rosso con le scarpe in mano, quasi ballando era davvero strano per me perché finora ho sempre recitato i personaggi più drammatici. Questo film è stato una sfida difficile anche per quanto collaborazione con Pierce Brosnan che, diciamocelo, è una grande star. Però è risultato una persona fantastica con cui si collabora molto bene.

 

Per lei com’è stato girare il primo film dopo l’Oscar?

 

Susanne Bier: Il grande errore degli registi è pensare che dopo ricevere l’Oscar bisogna fare un film perfetto, superpreciso senza nessun errore. Niente di più sbagliato. La cosa più importante per noi cineasti è pensare alla storia che vogliamo raccontare. Dobbiamo essere credibili e racconrtare le storie che portiamo dentro, le storie accurati e interessanti. Non importa di fare un film drammatico o divertente, ma fare le cose con convinzione. Ovviamente è molto bello avere l’Oscar sulla scrivania ma il premio non cambia nulla, ti apre un po’ di porte però dipende da te come sfrutti le possibilità.
 

Fare un film spudoratamente romantico era una risposta alla realtà difficile in cui viviamo?

 

Susanne Bier: È scentificamente provato che nel mondo dove tutto va male il pubblico aspetta un messaggio positivo però non è stata una scelta consapevole. Quello che volevamo far vedere era uno scontro tra diverse generazioni, presentare le cose che funzionano di più e quelle he funzionano di meno. E poi, una cosa importante, far vedere la capacità di fare delle scelte, anche se sono drammatiche.
 

Non crede che sia difficile a credere nel romnticismo nel mondo estremamente cinico?

 

Susanne Bier:  Per me è molto importante di avere dei personaggi credibili. Anche il lato romantico lo volevo rendere credibile, vero, reale e durevole. Perciò ho avuto bisogno dei personaggi con un bagaglio delle esperienze che siano vere.

 

Trine Dyrholm: Concordo pienamente con Susanne. La storia che vedi sullo schermo dev’essere vera. Susanne è molto brava a creare i personaggi reali, con i problemi reali e non perde questa capacità anche se sta facendo una commedia.

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