Earthling – Terrestre, di Gianluca Cerasola

Il documentario sull’astronauta Luca Parmitano cede ad una bulimia di aneddoti, dati e curiosità che non si condensano mai in una narrazione. Dal regista di Astrosamantha. #RomaFF15

Cosa voglia dire essere degli astronauti è un qualcosa di incomprensibile per chiunque non lo sia. Eppure, non serve far parte di questa ristretta cerchia di esseri umani per capire che fare gli astronauti oggi è diverso dal farlo cinquant’anni fa. Essere Luca Parmitano, protagonista di Earthling – Terrestre e primo italiano a comandare la Stazione Spaziale Internazionale, è ben diverso dall’essere Jurij Gagarin o Neil Armstrong. Armstrong avanzava nell’ignoto, dovendo affrontare problematiche sconosciute, magari anche isolato a causa dei fragili collegamenti con la Terra. Oggi Parmitano può stare più tranquillo, lo spazio relativamente vicino è abbastanza conosciuto e può anche permettersi di partecipare virtualmente ad un concerto con Jovanotti.

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La differenza che si è andata a creare in questo mezzo secolo sta nei dati. Ambienti, situazioni, ma anche i corpi stessi degli astronauti sono decisamente più controllabili oggi, sciolti in un flusso di informazioni numeriche. Essere Luca Parmitano non vuol dire essere il Neil Armstrong di First Man, sommerso da informazioni sensoriali come cigolii, scricchiolii, visuali claustrofobiche. Per questo Gianluca Cerasola, giornalista e già autore del documentario Astrosamantha sull’astronauta Samantha Cristoforetti, pone al centro di Earthling le informazioni su Luca Parmitano.

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Questa scelta si concretizza in una sequenza di fatti che non diventa mai un racconto. La voce di Maria Grazia Cucinotta recita un elenco di curiosità, e lo stesso Parmitano, le poche volte che è chiamato direttamente in causa, spiega dati e procedure senza lasciarsi andare ad aperture emozionali. Si sa quanto pesa, quanto costa, da quante parti è composta la tuta spaziale di un astronauta, ma non si comprende cosa si provi nell’indossarla. Inoltre, le apparizioni di Giancarlo Giannini risultano completamente slegate dal tutto, e rompono ulteriormente il filo della narrazione.

Purtroppo, nemmeno le immagini convenzionali del film, di puro supporto alle parole, aiutano Earthling. Il feto di marmo con impronta insanguinata dello scultore Jago, che vorrebbe essere un riflesso del senso del documentario, diventa allora per Earthling la preda da cui vampirizzare un significato. Eppure l’idea di una permanenza dell’umano nello spazio inumano viene istantaneamente messa in crisi da Parmitano stesso. Un protagonista forgiato dagli allenamenti secondo parametri medici, inseparabile fuori dalla Stazione Spaziale dalla sua tuta, è più simile a un uomo o a un cyborg?

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.5 (2 voti)
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