Edificazione del significato: dal GRA al Sacro Gra

Autostrada tangenziale, senza pedaggio, che circonda anularmente Roma: questa la definizione del Grande Raccordo Anulare. Nella società romana odierna è naturale considerare il GRA come uno dei beni primari della capitale, senza il quale verrebbero accentuati i problemi inerenti al traffico stradale. Ma come è nato questo strumento oramai indispensabile per ogni cittadino romano? E Perché l'hanno costruito? Cosa si nasconde dietro una delle opere edilizie più famose della capitale, protagonista del film Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, Sacro Gra?


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Il 1946 è l'anno che vede l'istituzione dell'ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade Statali), la cui direzione generale fu affidata all'ingegner Eugenio Gra. Il lavoro dell'ANAS verteva su due fronti: da una parte aveva il compito di apportare riparazioni a strade ed opere danneggiate dagli scontri della seconda guerra mondiale, dall'altra si doveva organizzare un piano di sviluppo dei trasporti per permettere una ripresa economica. Fu proprio in conseguenza di quest'ultima necessità che venne ideato il progetto di un Grande Raccordo Anulare, dunque si può rispondere alla domanda iniziale con l'annotazione “per favorire la ripresa economica”. Eppure, appena il progetto venne divulgato, suscitò non poche obiezioni: molti sostenevano che l'operazione fosse troppo lunga, costosa e non conciliante con i più concreti bisogni della città, altri ritenevano che non avesse attinenza alla principale piaga derivata dalla fine dello scontro mondiale: la disoccupazione.


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E allora Perché l'hanno costruito? Qual è la ragione? Forse perché l'ingegner Gra si chiamavaTanti futuri possibili_Renato Nicolini Gra e quindi è un gesto d'artista. Gli artisti si firmano: Michelangelo si firmava Michelangelo, Raffaello si firmava Raffaello… e l'ingegner Gra non ha avuto bisogno di firmarsi, ha realizzato il Gra! La sua firma è immateriale tanto quanto è materiale il Gra. Renato Nicolini, autore di un saggio sul Gra, intitolato Una macchina celibe, inserisce una nota artistica come possibile fondamenta della costruzione dell'opera.


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Non solo l'opera serve da immenso ponte sospeso sulla città di Roma, in grado di alleviare problemi di traffico nonostante i continui ingorghi e rallentamenti nelle ore di punta, ma risulta un potente mezzo di comunicazione tra le varie tappe cittadine segnate sulla cartina geografica.

 

Ma il sinuoso percorso del Gra, quest'infinita curva di cui non vi è segnato né inizio né fine, rappresenta soprattutto l'eterno movimento, il viaggio, nella sua accezione di segmento che vede come estremi da una parte il luogo, dall'altra il suo abitante. Mentre cercavo le location del film portavo con me Le città invisibili di Italo Calvino. Il tema del libro è il viaggio, inteso per me come relazione che unisce un luogo ai suoi abitanti, nei desideri e nella confusione che ci provoca una vita in città e che noi finiamo per fare nostra, subendola, così Gianfranco Rosi sottolinea il sottile parallelismo tra il libro di Calvino e il suo Sacro Gra. Luogo e abitanti si fondono in un vortice caotico, da sempre attraversato, ma mai osservato nella sua accezione filosofica di circonferenza delimitante la Città Eterna, in un continuo flusso di spostamenti, di storie. Mondi in movimento che si intersecano, ignari gli uni degli altri. Il lungometraggio di Rosi si propone proprio di portare alla luce, sviscerare alcuni di questi mondi incidenti, facendoli così convergere verso la conoscenza l'uno dell'altro, come se si incontrassero al centro del Gra.


Ed ecco che i Tanti futuri possibili, di cui parla Nicolini nel suo “viaggio” seguendo il percorso tracciato dal Gra, facente parte dei contenuti speciali nel dvd di Sacro Gra, si riducono alle associazioni libere di pensieri che nascono da questo percorso, non sono altro che riflessioni sulle cause e sugli effetti del Gra, sulla sinergia tra vite che scorrono parallele come le autovetture sulle corsie del Grande Raccordo Anulare.