"Educazione siberiana", di Gabriele Salvatores

john malkovich in Educazione siberianaUn altro salto nel cinema di Gabriele Salvatores. Dal grottesco di Denti, alla fantascienza di Nirvana fino al grande affresco storico-criminale di Educazione siberiana. E forse anche il punto di passaggio di una metamorfosi decisa che sta a segnare una cesura netta con parte della filmografia precedente del regista. 

Quella di Educazione siberiana, è una trasposizione che vuole guardare il cinema italiano del passato, dal largo respiro avvolgente del cinema di Sergio Leone, al rapporto con la letteratura di Luchino Visconti. C'è infatti un qualcosa di decadente in quest'ultima opera del regista, già visibile in un set minuziosamente ricostruito, nell'uso di un'illuminazione che stacca quasi i volti soprattutto dei giovani protagonisti da quel fondalo oscuro, da cui sembrano riemergere le tenebre e le trappole di uno dei film migliori realizzati recentemente da Salvatores, Io non ho paura. Come in quel caso anche qui c'è un romanzo. Dopo Niccolò Ammaniti (del quale ha portato sullo schermo anche Come Dio comanda) Salvatores si confronta col libro omonimo di Nicolai Lilin, adattato dalla scrittura di Rulli e Petraglia, che segna insieme il passo robusto ma pesante di Educazione siberiana

Arnas Fedaravi?ius e Vilius Tumalavicius in Educazione siberianaAlla fine degli anni '80, una città del Sud della Russia è diventata una sorta di ghetto per delinquenti di diverse etnie. Qui vivono Kolima e Gagarin, 10 anni, sono amici per la pelle. In questo ambiente sono cresciuti tra rapine e uso delle armi. Soprattutto devono le regole del clan e un codice d'onore ben preciso. Poi gli anni passano e a 20 anni si accorgono che l'educazione che hanno ricevuto non è più in sintonia con un mondo che gli si è spalancato davanti ma è anche cambiato.

Non appare solo trattenuto ma anche soffocato Educazione siberiana. Senza quelle spinte di cui avrebbe bisogno per essere liberato perché troppo calcolato anche nei momenti più vivi dal furto del camion, all'apparizione di Xenja (interpretata da Eleanor Tomlison, già vista in Alice in Wonderland e prossimamente in Il cacciatore di giganti di Bryan Singer), quasi un angelo all'inferno dove però anche la follia appare normalizzata e immortalata in modo insistente in quei piani sospesi tra il suo sorriso e la tragedia dietro (o con) il suo volto. I due protagonisti Kolima e Gagarin, soprattutto nella parte iniziale, potrebbero uscire da quei ragazzini dell'ultimo Salvatores ma sono sin da subito immersi in una struttura dove serve la battuta giusta, con il tempo e il ritmo giusto, dettata dagli sguardi severi di un attento quanto di maniera John Malkovich. Un'educazione al crimine senza sangue vero quella di Educazione siberiana movimentata dai ritmi alla Kusturica che sembrano rendere ancora più impersonale questa operazione in cui l'unico frammento autentico è quello della giostra sulle note di Absolute Beginners di David Bowie. Per il resto l'emozione è spesso congelata come il paesaggio innevato.

 

 

Regia: Gabriele Salvatores


Interpreti: John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Peter Stormare, Eleanor Tomlinson, Jonas Trukanas, Vitalji Poršnev, Airida Gintautaite, Arvydas Lebeliunas, Daiva Stubraite, Jonas Cepulis, Riccardo Zinna

Origine: Italia, 2013
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 110'