El otro Tom, di Rodrigo Plá e Laura Santullo

Forte di una sceneggiatura e di immagini dal passo leggero, intreccia elegantemente la questione sociale al cuore più profondo della storia: il rapporto magico fra una madre e un figlio. Orizzonti

La questione della somministrazione di psicofarmaci ai bambini è un problema che se poco presente in Italia, in altri paesi (primo fra tutti gli Stati Uniti) è invece una vera e propria piaga sociale. Ai bambini a cui viene diagnosticato il disturbo da deficit dell’attenzione e dell’iperattività vengono prescritti, il più delle volte con negligenza, calmanti e psicofarmaci, dando il via ad una serie di effetti collaterali e relative medicine per contrastare quest’ultimi, che portano i ragazzi a sviluppare dipendenze di ogni sorta. Di questo, e non solo, parla El otro Tom di Rodrigo Plá e Laura Santullo, presentato a Venezia78 nella sezione Orizzonti. La storia è quella di Elena, madre single di Tom, bambino problematico a cui, dopo una serie di eventi, vengono rapidamente somministrati degli psicofarmaci per curare il disturbo da deficit di attenzione. E partendo da questa determinata problematica, El otro Tom si allarga in seconda battuta su tutta un’altra serie di urgenti questioni, prima fra tutte la mancanza di cura e di attenzione verso le classi sociali meno agiate, abbandonate a loro stesse in condizioni drammatiche e di estrema solitudine.

Un film di denuncia quindi, ma che sarebbe un errore definire solo in quanto tale. Questo perché El otro Tom forte di una sceneggiatura dal passo leggerissimo, intreccia elegantemente la questione sociale al cuore più profondo della storia e cioè il rapporto fra una madre e un figlio. E lo fa anche e soprattutto sul piano registico, con immagini che lasciano emergere tutta la visceralità della relazione, come se Elena e Tom, pur nel loro rapporto problematico, procedessero ancora legati dal cordone ombelicale o pancia a pancia, impossibilitati a staccarsi l’uno dall’altra. Le immagini di Rodrigo Plá e Laura Santullo restituiscono così la complessità magica del rapporto madre-figlio, stringendosi spesso sui loro volti o lasciandoli soli, uno accanto all’altro, in campi lunghi privi di altre figure umane. Elena e Tom sono seguiti dai registi passo passo, tanto da renderci estremamente partecipi del loro amore intenso e reale, poiché vive soprattutto di distanze e rotture.

E a contribuire ancora alla riuscita di questo film lieve e potentissimo al contempo, è la bravura di Julia Chávez. L’attrice, attraverso un controllo straordinario del corpo e del viso, è abilissima a rendere una giovane donna che compensa l’inesperienza con una determinazione istintiva e rabbiosa, attraverso sguardi profondi e silenzi.  D’altra parte la bravura degli attori è ancora una volta riconducibile al pregio principale del film: una scrittura che non appesantisce le immagini ma le lascia libere di esprimersi e che ha anche il merito di farci avvertire, minuto dopo minuto, l’affetto che Rodrigo Plá e Laura Santullo hanno verso i loro personaggi. Così El otro Tom è  un film dai toni realistici capace di perdersi al contempo nell’aria dolce della bolla madre-figlio. Un film di pancia, che sembra davvero procedere attimo per attimo, restituendoci ad ogni scena la verità dei momenti che racconta.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (1 voto)
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