Ella McCay – Perfettamente imperfetta, di James L. Brooks
Il cineasta torna a interrogare il caos degli affetti con la grazia e la tenerezza che hanno reso unico il suo cinema. Una commedia agrodolce, elegante e di rara sensibilità. Su Disney+ dal 5 febbraio
I legami familiari, al pari o peggio di quelli amorosi, sono quanto di più complesso possa esserci a questo mondo. E allora qualcuno dirà che l’amore dovrebbe invece essere libero e semplice, sia che si tratti di partner, sia che si tratti di genitori, fratelli, zie, nonni o chi per loro. Dovrebbe appunto, eppure non è. A peggiorare ulteriormente le cose, il fatto che non esista limite alcuno alle ragioni capaci di definire via via questa complessità degli affetti. Si potrebbero chiamare in causa l’incomunicabilità, la mancanza di fiducia, la tendenza a mentire, l’ingenuo desiderio d’ottenere sempre e comunque un tornaconto personale dagli accadimenti della vita, e ancora l’immaturità emotiva, l’egoismo e l’arroganza, senza tuttavia venirne a capo. Non del tutto almeno.
Lo sa bene James L. Brooks, uno dei grandi autori della commedia hollywoodiana che, a distanza di quindici anni, torna dietro la macchina da presa con Ella McCay – Perfettamente imperfetta, provando ancora una volta a svelare il mistero. Che è poi il medesimo del caos primordiale e del perché la palla in bilico sulla rete cadrà in quella parte di campo anziché nell’altra. Insomma, non è dato sapere perché la famiglia debba sempre e comunque mettere alla prova, né tantomeno perché quella storia d’amore possa funzionare oppure no.
Torniamo con la memoria a Qualcosa è cambiato, Spanglish – Quando in famiglia sono troppi a parlare e ancora all’intera mitologia, dunque immaginario, de I Simpson, che James L. Brooks ha instancabilmente contribuito a plasmare ed ampliare fino a oggi. A differenza di molti altri, il suo è un cinema che ha sempre interrogato e sorriso del grande caos degli affetti. Perfino quando minati da situazioni incontrollabili, dalla follia e dalla distanza emotiva, che è poi uno strappo attorno ai cuori, capace in qualche caso di ricucirsi, altrimenti di lacerarsi sempre più, distruggendo ogni cosa fino all’irreparabile e alla mancata volontà del perdono.
Ella McCay (Emma Mackey, qui efficace in termini di espressività buffa e al tempo stesso malinconica) non è soltanto una tra le più giovani vicegovernatrici degli Stati Uniti d’America, ormai prossima a divenire governatrice, ma è anche e soprattutto una moglie, una sorella e una figlia. Agli scenari elusivi, articolati e rigorosi della politica s’intrecciano ben presto quelli imprevedibili, disfunzionali, dolci e affranti della vita vera. Dapprima la privazione di entrambe le figure genitoriali — da una parte il lutto, dall’altra l’irresponsabilità — poi il tradimento, la scomoda verità oltre le illusioni e le ingenuità d’amore, e chi più ne ha più ne metta. Com’è possibile restare in piedi riuscendo a gestire tutto questo? Ella McCay se lo domanda, senza fermarsi mai. Cosa accade però alla fine della corsa?
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Il settimo lungometraggio di James L. Brooks, destinato non più al grande schermo bensì a quello domestico — su Disney+ a partire dal 5 febbraio — seppur figlio d’un modello di cinema evidentemente antiquato, mostra con forza un garbo autoriale oggigiorno inconsueto, esaltato non soltanto dalla scrittura sagace, brillante e delicata dello stesso Brooks, ma anche e soprattutto dal lavoro sugli interpreti: dalla giovane governatrice McCay all’amorevole zia Helen (Jamie Lee Curtis), fino al padre irresponsabile di Woody Harrelson, e ancora al patetico compagno di Ella, Ryan Newell (Jack Lowden).
Quello di Brooks resta un cinema senza sbavature, centrato sulla cura dei personaggi, siano essi positivi o negativi, nel quale tutto ciò che conta realmente è l’amore che l’autore non deve smettere mai di provare nei confronti della propria opera, degli scenari, dell’emotività indagata, discussa e talvolta perfino gridata. Nulla stride tra le inquadrature e i dialoghi di Ella McCay, e l’armonia stilistico-narrativa fa da padrona, offrendo leggerezza e sensibilità da non confondersi mai con superficialità e stucchevolezza.
L’amore fa sì che ogni arco narrativo risulti in definitiva esplorato e approfondito a dovere, senza alcuna eccezione, e che, al netto d’un umorismo e di un gioco tra le parti ormai remoti — la commedia di Brooks, così come quella di Apatow e di molti altri, è ormai figlia d’una generazione ancorata a un tempo che è stato e che non è più — offra comunque allo spettatore un’esperienza di visione indiscutibilmente confortante, riflessiva e da pubblico largo, anzi larghissimo. Sulla famiglia, per la famiglia. Se c’è caos, ancora meglio: tanto, affidandoci alle parole di Jamie Lee Curtis, per l’amore c’è tempo. Quanto ci era mancato il cinema di James L. Brooks.
Titolo originale: Ella McCay
Regia: James L. Brooks
Interpreti: Emma Mackey, Jamie Lee Curtis, Jack Lowden, Woody Harrelson, Albert Brooks, Ayo Edebiri, Tracey Ullman, Spike Fearn, Rebecca Hall, Kumail Nanjiani, Julie Kavner
Distribuzione: Disney+
Durata: 115′
Origine: USA, 2025





















