“Elysium”, di Neill Blomkamp

elysium
Come in ogni riuscita opera di propaganda, la pesantezza kolossal dell'apparato visivo, funzionale soprattutto nella seconda parte della vicenda, sostiene, potenzia e galvanizza la grana grossa del pamphlet con un immaginario di polvere e ferraglia molto nostalgicamente analogico, in aperto stridore con le intenzioni "nobili" e "alte" dell'operazione

elysiumCome pareva chiaro già dal precedente District 9, vero e proprio caso della stagione 2009, a Blomkamp piace disegnare parabole e allegorie facili e scoperte, talmente letterali e dirette da portarsi addosso il rischio di far apparire involontariamente sin troppo ingenuo il messaggio, importante e seriamente universale, che vorrebbero meritoriamente veicolare.

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Se restano insomma perplessità riguardo a quanto le storie di Blomkamp rendano o meno un buon servizio alle cause cui sono dedicate, non vi sono invece dubbi sulle sue interessanti potenzialità di metteur en scène (in questo siamo già un passo avanti a Chris Nolan, in attesa di un saggio di Zizek su quest'ultimo Blomkamp): Elysium non è certamente l'Atto di Forza del sublime Verhoeven ma, per restare sulla galassia-Schwarzy, somiglia ad uno dei solidi action old school che Arnie interpretava per campioni come Spottiswoode, Andrew Davis o Peter Hyams a fine anni '90 (Blomkamp puntava però chiaramente a Cameron).
Mica male: a vederlo così, il film riserva un immaginario di polvere e ferraglia molto nostalgicamente analogico (e infatti ben poco inedito, dai grandi classici sino a Johnny Mnemonic), tre-quattro ottime sequenze d'azione e di scontro (notevole soprattutto quella dell'agguato a William Fichtner, e il duello finale contro il perfido Kruger), un antagonista da antologia, clamoroso e cattivissimo, reso con divertita baldanza dal fido Sharlto Copley agli ordini spietati dell'algida Jodie Foster, e un Matt Damon soldato in armatura che sembra però rimpiangere Paul Greengrass ad ogni sequenza.

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Peccato che prima di rassegnarsi al suo blockbuster chimericamente intelligente, Blomkamp ingolfi invece tutta la prima sezione di Elysium di una quantità spropositata di simboli ed elementi preparatori, e di linee narrative azzardate che hanno l'unica direttiva di andare a confluire nell'assalto finale al satellite dei riccastri, per mettere in atto una riforma sanitaria globale, che alla stregua di tutte le rivoluzioni e dei movimenti occupy nasce però da un intimissimo atto d'amore.
Come in ogni riuscita opera di propaganda, la pesantezza kolossal dell'apparato visivo, funzionale soprattutto in questa seconda parte della vicenda, fa quello che deve (senza picchi, non siamo alla presenza, per dire, di Jonathan Mostow e né di Andrew Stanton) per sostenere, potenziare e galvanizzare la grana grossa del pamphlet, e il finale sublima ogni traiettoria in un gesto eroicamente esemplare.

Se Blomkamp non si fosse vergognato dei pop corn versati sull'ultimo libro di Jeremy Rifkin come in alcuni momenti Diego Luna sembra fare del suo personaggio, avremmo avuto sicuramente un film più scaltro e meno schizofrenico – tipo uno Schwarzenegger di fine anni '90, appunto: vuoi mettere?

Titolo originale: Id.
Regia: Neill Blomkamp
Interpreti: Matt Damon, Jodie Foster, William Fichtner, Alice Braga, Sharlto Copley, Diego Luna, Michael Shanks, Carly Pope, Faran Tahir, Talisa Soto, Ona Grauer, Wagner Moura, Jose Pablo Cantillo, Adrian Holmes, Maxwell Perry Cotton, Terry Chen
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 109'

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Un commento

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    La mia opinione è diametralmente opposta: film sensazionale per ambientazione e movimenti della macchina da presa nella prima parte, che purtroppo naufraga nella seconda tra scazzottature, esplosioni e dialoghi triviali, con la solita rappresentazione ridicola della solita società dei privilegiati. Peccato, una bella occasione (per metà) persa.