Enola Holmes, di Harry Bradbeer

Per raccontare la storia della giovane Holmes, Bradbeer sceglie una confezione scintillante e dall’appeal innegabile, con un’ammiccante Millie Bobby Brown nei panni della protagonista. Su Netflix

L’esistenza di una sorella minore di Sherlock Holmes, dotata peraltro della stessa proverbiale intelligenza logico-deduttiva e con uno spiccato talento per risolvere questioni a dir poco intricate, non è di certo più un mistero. A dar corpo, infatti, a Enola Holmes ci ha pensato l’autrice americana Nancy Springer, con una serie di romanzi young adults, che vedono protagonista proprio l’ultima arrivata in casa Holmes. Il successo della serie di gialli della Springer non è certo passato inosservato e Netflix non ha lasciato che gli sfuggisse di mano l’occasione di accaparrarsi un’eroina nuova di zecca, creata su misura per la fetta di pubblico più affezionata alla piattaforma di streaming, ovvero gli adolescenti. Senza contare, poi, la possibilità offerta dai romanzi di Nancy Springer di puntare su un prodotto tagliato su misura per un franchising.

Che l’idea di Netflix sia quella di sfruttare il personaggio della giovane Holmes, sembra confermato anche dalla scelta di armarsi di un cast poderoso, da Henry Cavill nei panni di uno Sherlock dai connotati caratteriali difficili da riconoscere a Helena Bonham Carter in quelli di Eudora, la madre di Enola, e soprattutto di affidare ad un volto di tendenza come quello di Millie Bobby Brown, la Eleven indelebilmente impressa nella memoria di chiunque abbia mai navigato nei mari di Stranger Things, il ruolo della protagonista.

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Per raccontare la storia della giovane Holmes, cresciuta lontano dal mondo, in campagna, da una madre che non le ha insegnato il ricamo o il portamento, ma ha gettato, tra libri, il gusto dei messaggi cifrati e le sedute di jiu-jitsu, le basi di un carattere indipendente e forte, Harry Bradbeer, regista televisivo che ha firmato diversi episodi di Fleabag e Killing Eve, sceglie una confezione scintillante, dall’appeal innegabile. Cromatismi più che accesi, una resa affascinante dell’Inghilterra vittoriana, ritmo sbarazzino e il continuo attraversamento, in stile Fleabag, della quarta parete da parte di Millie Bobby Brown, che con fare ammiccante si rivolge, per la verità fino allo sfinimento, al di là dello schermo. Sono queste le scelte stilistiche che fanno da cornice ad un progetto che non fa alcun mistero di voler sedurre a tutti i costi un pubblico di giovani.

Il tutto, poi, saldamente ancorato attorno al messaggio del girls’ empowerment, che funziona da centro nevralgico del film. Enola, spenta la sua sedicesima candelina, non solo è capace di bruciare sul tempo nientemeno che Sherlock Holmes e di restituire al mittente, ovvero il detestabile fratello maggiore Mycroft, l’idea che le donne debbano esistere solo per vestire un corsetto troppo stretto, ma anche, seguendo le tracce lasciate dalla madre scomparsa, non ha paura di schierarsi in prima linea, siamo nel bel mezzo delle battaglie per il suffragio universale, e di guadagnarsi un posto in un mondo senza più confini di genere. Certo è che le intenzioni di intraprendere la strada della militanza femminista, oltre a mal sposarsi con l’immancabile deriva romantica (seppure ben gestita dalla scrittura di Jack Thorne), come ingrediente ritenuto chissà perché indispensabile, finiscono per rimanere un discorso di pura superficie, più attento a carpire le tendenze del momento, che non a ragionare in profondità sulle questioni di genere e sulla necessità di una trasformazione culturale. L’urgenza di cambiamento allegramente sbandierata da Enola disperde insomma la sua carica, lasciando in bocca solo il sapore di uno slogan.

Sul film pesa, anche, la sensazione che ci sia davvero troppa carne al fuoco, Harry Bradbeer maneggia la materia di Enola Holmes come se si trattasse di una serie TV, inseguendo troppe derive senza alla fine aver lo spazio di dargli veramente corpo, basti pensare al personaggio di Edith, l’istruttrice di jiu-jitsu e fiera femminista, o allo stesso Sherlock, ridotto a poco più di una presenza di passaggio. Quel che resta, allora, è la superficialità accattivante di un disegno produttivo che ha scelto di puntare sul puro intrattenimento, più che sul cuore e l’anima.

 

Titolo originale: id.
Regia: Harry Bradbeer
Interpreti: Millie Bobby Brown, Louis Partridge, Henry Cavill, Sam Claflin, Helena Bonham Carter, Fiona Shaw, Burn Gorman
Distribuzione: Netflix
Durata: 123’
Origine: UK, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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