Enrico Ghezzi a Sentieri Selvaggi

Enrico Ghezzi all'incontro con la scuola di cinema di Sentieri SelvaggiIncontro con un Enrico Ghezzi sempre più simile alla filosofia di  Lars Von Trier : parlare e creare solo per se stessi.

Enrico Ghezzi,creatore di Blob e Fuori Orario, è un ospite speciale quanto abituale della scuola di cinema Sentieri Selvaggi. Quest'anno dispensa, ad una sala gremita di studenti, giornalisti ed amanti della settima arte, perle di retorica sulla multiformità del fare cinema nell'era del digitale e del 3D. La ricercatezza spasmodica del suo discorrere, ben si sposa con lo schermo retrostante, che vive tra la fantascienza di Herzog e la crudezza visiva di una pellicola orientale. Alle domande che formula il critico Massimo Causo, per l'occasione anche supervisore dell'incontro, Enrico Ghezzi ama rispondere con il solito istrionismo,, che viaggia attraverso i più disparati campi argomentativi senza alcuna soluzione di continuità. Per Ghezzi il gigante commerciale Avatar si presta ad una lettura inversamente proporzionale all'innovazione tecnologica di cui appare degno portatore; il mostro di Cameron diventa infatti una creatura che riporta al grado di empatia tra pubblico e schermo, caratteristico del (pre) cinema dei fratelli Lumiere. La modernità appare insomma come un ritorno all'origine, forse un passaggio ad un periodo persino anteriore al principio dell'intero concetto di arte. Lo stesso cinema fruibile in streaming, sembra meno affascinante del capolavoro L'age d'or, visionato dall'ospite di lusso, dopo numerosi viaggi in treno. I giorni interi spesi per raggiungere un cineclub lontano, ora appaiono più corti di una ricerca sul Web che preveda l'attesa di soli venti secondi. Anche l'apparente perfezione qualitativa di un dvd, mal si adatta all'infinita scelta di piattaforme di lettura che la globalizzazione offre. Dall'inconoscibilità del ragionamento di Ghezzi, traspaiono tuttavia delle preferenze cinematografiche di tutto rispetto: " il cinema di Tarantino esiste solo grazie alla rivoluzione che apportò negli anni 60 il lavoro di Godard". Tra le prime scelte del critico si stagliano le pellicole di Kubrick, Herzog e dello stesso Cameron. Un incontro che vive della scelta " Hegeliana" di concepire il cinema come una filosofica di pratiche che tendono a tornare ciclicamente, attraverso troppa complessità del ragionamento e poca sostanza fruibile.