Essere Elvis Presley. Avvistamenti del Re sul grande schermo

Con Elvis & Nixon, in uscita domani, il mito del rock’n’roll vive una nuova volta sullo schermo. Ma quante volte abbiamo avvistato the Pelvis al cinema? Una galleria da Carpenter a Coscarelli

Elvis Presley: due semplici parole per richiamare alla mente l’inconfondibile ciuffo, il movimento pelvico e quella voce, quella voce che un tutt’uno con il fascinoso e trascinante sound faceva tremare le ginocchia alle orde di fan in visibilio, tra un Love Me Tender e un Suspicious Minds. Attore prolifico di ben 32 film – basti pensare a Blue Hawaii del 1961 o a Jailhouse Rock del 1957 (quest’ultimo ricordato come la sua migliore interpretazione e uno dei primi prototipi di video musicali), né prima né ultima star musicale investita del ruolo di eroe romantico dallo star system hollywoodiano, ciò che continua a solleticare le fantasie delle innumerevoli citazioni rimane Elvis Presley il mito.
Elvis, la stella musicale che si è consumata così voracemente e in fretta, morendo nel 1977, a soli 42 anni, lasciando un’eredità musicale eterna, è un’icona indiscussa e intramontabile, che continua a richiamare sfilze di imitazioni, dalle riproduzioni fedeli alle parodie, tra televisione e cinema. La più recente, che vedremo sul grande schermo dal 22 settembre in Elvis & Nixon, è la rivisitazione del sempre interessante Michael Shannon. In un duetto che promette scintille, il nuovo film di Liza Johnson prova a raccontare l’incontro realmente accaduto nel 1970 tra il presidente più controverso della storia statunitense – e chi altri poteva interpretarlo se non Kevin Spacey? – e il re del rock’n’roll, a cui sarà stavolta il protagonista di The Iceman e 99 Homes a offrire corpo e voce. Compito non semplice, proprio perché dagli anni della scomparsa l’immaginario iconografico elvisiano si è arricchito di sempre nuovi spunti ed elementi.

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 l’immagine è una cosa e l’essere umano un’altra… è molto difficile essere all’altezza di un’immagine”, aveva dichiarato Elvis nel 1972. Un’immagine al limite del mitologico, un alito caldo che dalle dolci note di Unchained Melody, interpretata con straordinaria mimica da Kurt Russell nel film biografico di John Carpenter Elvis, il re del rock (1979), scivola inesorabile fino alla versione senile e ruvida di Bruce Campbell e del suo post-Elvis alle prese con mostruosi scarafaggi e mummie, in Bubba Ho-tep – Il re è qui di Coscarelli (2002). Una presenza inafferrabile, lucente e sfocata, che rimbalza attraverso il volto sformato e le movenze allusive del Nicolas Cage di Cuore selvaggio, di David Lynch (1990), andando a riempire la voce stridula di Jim Carrey fino alla trasfigurazione completa del suo Andy Kaufman, in Man On the Moon di Forman (1999).

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Una figura che si stiracchia sotto il passo pesante dei quattro criminali de La rapina (2001), di Lichtenstein, tra la ferocia trasbordante di Kevin Costner e i rimandi neanche troppo sottili della presenza iconografica di Russell. Per poi riprendere la sua volatilità nel lancio con paracadute dei Flying Elvises di Mi gioco la moglie… a Las Vegas (1992), passando per la risata che ci strappa l’Armando Feroci di Carlo Verdone, ‘figlio di Elvis’ nel suo Gallo Cedrone (1998), in attesa di nuovi avvistamenti.

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