Est – Dittatura Last Minute, di Antonio Pisu

Da una storia realmente accaduta, il film coglie il clima oppressivo della Romania sotto Ceaușescu grazie anche ai tre credibili protagonisti. Più debole la ricostruzione della parti comiche.

Dal gol del 2-0 di Agostini segnato in Cesena-Bologna alla Romania di Ceaușescu. In tv scorrono veloci i volti di Craxi, Reagan, Gorbaciov, la porta di Brandeburgo, Ezio Greggio e Raffaele Pisu (omaggio del regista Antonio al padre) in Striscia la notizia. Infine le note di una hit di Albano e Romina, Felicità, arrivata seconda al Festival di Sanremo del 1982. La fine degli anni ’80 è già racchiusa in queste immagini d’archivio prima dei titoli di testa. E l’obiettivo di Est – Dittatura Last Minute è quello di mantenersi dentro questo clima di fine decennio per tutta la durata del film.

Circa un mese prima della caduta del muro di Berlino nel 1989 tre amici, Pago, Rice, e Bibi partono a inizio ottobre da Cesena per un viaggio di dieci giorni nell’Europa dell’Est. A Budapest incrociano Emil, un rumeno sfuggito dalla dittatura. L’uomo, dopo che è venuto a sapere che i tre sono diretti a Bucarest, gli chiede il favore di portare con loro una valigia e consegnarla alla moglie. I ragazzi tentennano ma poi Bibi la carica in macchina all’insaputa degli altri due. Arrivati sul posto, si troveranno in un paese sotto dittatura, dove le telefonate vengono ascoltate, i passaporti ritirati senza preavviso e in cui la loro stessa vita può essere messa a rischio.

Dal racconto Addio Ceausescu di Maurizio Paganelli e Andrea Riceputa, protagonisti della storia realmente accaduta assieme a Enrico Boschi, Est – Dittatura e libertà, presentato all’ultimo Festival di Venezia alle Giornate degli Autori, mostra un’altra variazione del film on the road nel cinema italiano e trasforma gli iniziali spunti comici (la biancheria intima da rivendere all’Est) in un dramma senza uscita alla Eli Roth. Pisu, al secondo lugometraggio dopo Nobili bugie, ricostruisce in maniera fedele la vicenda di Pago, Rie e Bibi affidandosi anche a tre protagonisti (il frontman di Lo Stato Sociale Lodo Guenzi, Jacopo Costantini e Matteo Gatta) che rendono credibili i personaggi. Il film coglie il clima di oppressione della Romania fine anni ’90 con la gente in coda per mangiare, inseguimenti con auto sospette, poliziotti fuori gli appartamenti alla fine di una festa. Lo fa seguendo una strada tradizionale arricchendo la storia con i video girati dal vero Rice, delle Teche Rai e di Cinecittà-Luce e accompagnando il viaggio con brani di Franco Battiato. Le parti più comiche risultano quelle meno convincenti, come la scena in cui Bibi fa segno all’autista del camion che la loro auto ha bisogno della benzina. In più, una storia così diretta forse avrebbe potuto eliminare la voce-off di Ivano Marescotti; le loro voci e quell’esperienza unica e indimenticabile sono già nei filmati delle telecamere in cui viene evidenziata anche la data di quello che sta accadendo. Più interessante risulta invece la parte thriller come il controllo alla dogana e figure misteriose e sinistre che compaiono dall’ombra. Certo, la principale necessità era attenersi alla storia vera. Ma spingendo di più l’acceleratore sul genere, poteva venir fuori un film ancora più oscuro e inquietante.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Regia: Antonio Pisu
Interpreti: Lodo Guenzi, Jacopo Costantini, Matteo Gatta, Paolo Rossi Pisu, Ana Ciontea, Ioana Flora, Liviu Cheloiu, Ada Condeescu
Distribuzione: Genoma Films
Durata: 104′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.55 (20 voti)
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