"Eva", di Kike Maillo


Regista giovanissimo, ricca produzione, sfi-fi classica. Eva è un chiaro sintomo della salute di una cinematografia, quella spagnola, che riesce a sfornare puntualmente prodotti dal respiro internazionale e per un grande pubblico. Certo, un film che non aggiunge niente alle tradizionali riflessioni sul genere e men che meno alla loro messa in scena, ma che ha ancora il potere di suscitare emozioni "infantili". Raccontando una favola già vista e sentita, ma inchiodando allo schermo lo spettatore con gli occhi e col cuore

eva

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Regista giovanissimo, ricca produzione, genere classico. Eva è un chiaro sintomo della salute di una cinematografia, quella spagnola, che riesce a sfornare puntualmente prodotti dal respiro internazionale e per un grande pubblico. Assistiamo subito ad un “ritorno”, quello del giovane ingegnere cibernetico Alex (un convincente Daniel Brühl) che viene richiamato dalla sua vecchia facoltà di robotica per portare a termine il progetto del primo robot libero. I robot vivono insieme agli umani, integrati e sottomessi, ma capaci di “sentire”. Di emozionarsi. Ed è proprio il grado di emozione che il progettista inserirà nella sua “creazione” che farà la differenza… troppa emozione in un robot lo renderebbe libero, per questo “fuorilegge”. Alex incontra Lana, suo primo amore, ora sposata con suo fratello e mamma di una bambina speciale: Eva.

Sci-fi tradizionalissima in un film che attinge a piene mani dalle atmosfere di Philip K. Dick (e ancora di più dalle trasposizioni cinematografiche dal grande scrittore, da Blade Runner a Minority Report) contaminandole con la favolistica perturbante di Tim Burton (evidente il richiamo a Danny Elfman della bella colonna sonora). Il cinema diventa un referente imprescindibile: la piccola Eva anticipa ogni mossa di Alex dicendo “nei film andrebbe a finire in questo modo”. E allora ogni riflessione sulle emozioni sintetiche, sul diverso più umano di noi, sui limiti della tecnologia, viene letteralmente sciolta in una messa in scena favoleggiante e intelligentemente infantile. Proprio come le emozioni, proprio come il cinema. Il processo di costruzione della memoria artificiale dell’automa è sottilmente associato al lavoro del regista: impastare immagini, parole e sentimenti per dar forma a una storia, a un passato. E saranno ancora i sentimenti e le immagini a trainare le scelte di Alex o a definire la vita e la morte di un robot. “Cosa vedi quando chiudi gli occhi?” : è questa la frase da usare in casi eccezionali perchè distrugge la memoria e disattiva un robot ribelle. Ma cosa vedono? Probabilmente la vita e probabilmente in immagini, quindi probabilmente muoiono guardando un film. Accedono ad un universo parallelo, strane assonanze con il bellissimo Source Code di Duncan Jones.

Insomma, buon esordio del giovane Maillo, in un film che non aggiunge niente alle tradizionali riflessioni sul genere e men che meno alla loro messa in scena, ma che ha ancora il potere di emozionarsi e far emozionare. Raccontando certamente una favola già vista e sentita, ma inchiodando allo schermo lo spettatore con gli occhi e col cuore. Non è poco, lode al cinema spagnolo…

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: id.

Regia: Kike Maillo

Interpreti: Daniel Bruhl, Marta Etura, Alberto Ammann, Claudia Vega, Anne Canovas, LLuis Lomar

Origine: Spagna, 2011

Distribuzione: Videa – Cde

Durata: 95'

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

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