Evangelion: Death (True)2/The End of Evangelion, di Hideaki Anno

Passati per la prima volta in sala in Italia questa settimana i film conclusivi della celebre serie animata, che ne rilanciano e approfondiscono i temi con un finale lirico e visionario

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Oltre un quarto di secolo dopo, Evangelion è più vivo che mai: la sua freddezza che “non spinge a una seconda visione” (come scrivevamo quasi vent’anni fa) è stata ampiamente superata dall’affetto di una generazione che ha evidentemente saputo riconoscersi nel precipitato filosofico e nella sperimentazione visiva che hanno segnato un prima e un dopo nel campo dell’animazione seriale. Merito probabilmente di un’attitudine che poteva riconoscersi solo con una più lunga distanza: la capacità, cioè, di creare un sistema di relazioni capace di creare una connessione con la memoria degli otaku (attraverso un fitto insieme di citazioni) e, al contempo, di parlare direttamente al cuore di un’epoca afflitta da difficoltà economica, sociale e esistenziale (gli anni Novanta del Giappone), lasciandone emergere pienamente lo stato di crisi. Shinji Ikari, il pilota dell’Evangelion, è insomma l’eroe perfetto per il suo pubblico proprio in virtù di quella sbandierata fragilità, che in un certo senso è il segnale più ingombrante in un genere iconico (quello dei robot giganti), basato proprio sull’inarrestabile fede del pilota verso la sua macchina – torniamo, insomma, a come Hideaki Anno mette “in discussione l’ontologia stessa dell’immagine disgregando la storia nel suo farsi”.

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Il recupero in sala dei due film conclusivi con cui per la prima volta Hideaki Anno ha rivisitato e completato la storia, diventa in tal senso significativo: come gli appassionati ben sanno, il finale della serie (“nel quale la storia involve in se stessa”) generò molte discussioni, tali da spingere lo studio Gainax e lo stesso Anno a proporne una versione alternativa in formato cinematografico. Tutto questo mentre la serie già si avvantaggiava di episodi Director’s Cut nei formati home video e considerando come poi gli stessi film cinematografici siano stati a loro volta rivisitati in questa forma più compatta che oggi arriva in sala per Nexo Digital. Insomma, Evangelion è unico, ma al contempo si articola attraverso una molteplicità di segni che lo rendono un autentico mosaico (al mucchio possiamo aggiungere anche la più recente tetralogia Rebuild, di cui vedremo il finale ad agosto su Amazon Prime).

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Evangelion: Death (True)2 rivisita quindi i primi 24 episodi della serie, e già notiamo come le carte inizino a sparigliarsi: molto più che un lungo riassunto, il film predilige uno slittamento di senso rispetto alla narrazione televisiva, sposta i baricentri dell’attenzione, rompe la linearità narrativa e si concentra più sugli arrovellamenti psicologici dei personaggi che sulle battaglie che determinano la posta in gioco. The End of Evangelion diventa, a questo punto, un autentico rimpiazzo delle due discusse puntate finali, quelle concentrate su una sorta di seduta psicoanalitica di Shinji, dove si abbandonava del tutto la mitopoiesi posta in essere fino a quel momento. The End, al contrario, riprende il filo esattamente da dove era stato interrotto, regalando finalmente alla storia un finale grandioso e lirico, in un tripudio di visioni a metà fra i trip psichedelici kubrickiani, gli scenari apocalittici alla Ideon e i deliri di carne, mente e materia di Akira. La scoperta dei segreti e del destino dei personaggi, non lascia comunque fuori la ricognizione filosofica e teorica su una storia che vuole essere pure una grande allegoria della narrazione come elaborazione del sé. Il che va inteso sia come volontà dell’autore di mettersi a nudo di fronte al suo pubblico, nelle sue debolezze e frustrazioni, sia dell’intera animazione giapponese che si svela quale contenitore di storie in cui il pubblico tende a ritrovarsi e a perdersi. Rivelatorie in questo senso le inquadrature del cinema affollato che fanno capolino tra le visioni del finale, in cui il pubblico si rispecchia e diventa parte del sistema costruito dalla serie.

In tal modo, The End of Evangelion diventa l’ultimo appello con cui la fortunata serie ribadisce i medesimi concetti del contestato finale televisivo, ma senza rinunciare agli artifici mitopoietici propri della narrazione tradizionale, offrendo sì un memorabile crescendo finale, ma anche una riflessione più profonda sul suo scopo. La narrazione insomma si chiude, ma resta in ogni caso aperta, Hideaki Anno non a caso ne riprenderà poi alcune idee per il suo capolavoro Shin Godzilla, perché le storie non finiscono e la molteplicità di segni può continuare a germinare altrove.

Titolo originale: Revival of Evangelion: Death(true)²/Air/Magokoro wo, kimi ni
Regia: Hideaki Anno
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 155′
Origine: Giappone, 1998

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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