Everest senza ossigeno, di Jesper Ӕrø

Documentario, non del tutto convincente, sulla conquista della montagna più alta del mondo, l’Everest, avvenuta nel 2019 senza maschera d’ossigeno, impresa riuscita al danese Rasmus Kragh

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Everest senza ossigeno è l’ennesimo documentario sulla conquista di una vetta, questa volta si tratta dell’Everest, la montagna che con i suoi 8848 metri è la più alta del mondo. L’unica a “bucare” il limite oltre il quale si scatenano raffiche di vento violente quanto uragani, dove l’ossigeno si riduce di 1/3 presente a livello del mare. È come respirare da una cannuccia con tutto l’equipaggiamento addosso e tanto di zaino strabordante.

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Nell’ultimo periodo le produzioni sulle imprese di questo genere si sono susseguite con cadenza sistematica, anche se stavolta, pur se realizzata senza l’utilizzo di maschera dell’ossigeno che più o meno permette di abbassare il traguardo di circa 1000 metri, non rientra nei guinness dei primati. Altri alpinisti in passato avevano raggiunto l’Everest con le stesse modalità, ma stavolta l’opera si arricchisce di ulteriori contributi di ordine psicologico e sociale. In più, l’Everest, in realtà, pur essendo il monte più alto in assoluto, non è considerato dagli esperti il più difficile e complicato da conquistare. Fondamentale è provarci a maggio, quando la potenza del vento sembra assopirsi per qualche settimana. Il danese Rasmus Kragh è riuscito nell’intento a ventisette anni, nel 2019, dopo un primo tentativo nel 2017 ed un secondo nel 2018, fermatosi a soli 250 metri dalla cima. Rasmus sin da bambino è stato sempre molto competitivo e ha sempre cercato di superare impervi traguardi, ponendo il fisico e la mente di continuo ai limiti del pensabile. La conquista dell’Everest metterà ancora una volta ed ancora di più a dura prova la resistenza mentale dei suoi genitori, di suo fratello minore e della sua compagna, ormai relegati in una posizione marginale nei quattro anni di esasperante e folle preparazione atletica. Davanti agli occhi di Rasmus non esiste nulla che non sia imbiancato di ghiaccio e neve. Questo racconta il documentario soprattutto, attraverso i racconti/interviste degli stessi protagonisti, con le immagini mozzafiato dell’avventura.

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Rasmus intraprende e ci presenta il suo viaggio nell’ego, “Egotrip”, appunto, che sarà anche il titolo del suo libro. Sequenze di repertorio sul campo, apparizioni televisive, contributi filmati familiari, tutto questo ad arricchire la narrazione di un’ossessione, di un tormento che porterà Rasmus alla depressione, alla sindrome post-traumatica da stress, fino a sfiorare lugubri pensieri suicidi. È la stessa condizione che hanno vissuto e continuano ad esperire i sopravvissuti al fronte o i sopravvissuti di un tragico incidente mortale. Rasmus ha subito ed è stato totalmente risucchiato dalla sensazione di vuoto, di abisso, che il ritorno alla normalità, alla quotidianità, hanno messo in opposizione all’esperienza estrema e fuori dall’ordinario. Ma c’è di più evidentemente, Rasmus ha scoperto sulla sua pelle che in fondo la ricerca incontrollabile di primati oltre logica non trova gratificazione e appagamento né all’atto dell’impresa, tantomeno al raggiungimento dei propri sogni, perché non sei neanche nelle condizioni di godere dei propri successi, tale è la condizione deficitaria del corpo. Sulla vetta ci puoi restare massimo 10 minuti senza ossigeno se non vuoi ritrovarti con il cervello spappolato e non vuoi spegnerti improvvisamente come un interruttore della luce. Quello che puoi “apprezzare” è magari la spaventosa, quanto da brividi e famosissima foto scattata dal noto Nirmal Purja, che immortala una fila lunghissima di scalatori con maschere d’ossigeno, fermi ad aspettare il turno per poter mettere piede sulla vetta più alta di tutte. Una composizione figurativa devastante, che apre al turismo di massa: solo nel 2019 quasi 900 arrivi in cima contro 11 morti. Tutto smisurato, come il desiderio di esserci ovunque e comunque, senza cognizione di causa che il documentario racconta piuttosto bene, soprattutto nella prima parte che risulta essere pure più spettacolare. Spettacolarità e godibilità che si affievoliscono lentamente, lasciando troppo spazio alla verbosità dell’introspezione.

Titolo originale: Everest Without Oxygen – The Ultimate Egotrip
Regia: Jesper Ӕrø
Distribuzione: Mescalito Film
Durata: 81’
Origine: Danimarca, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
Sending
Il voto dei lettori
3.17 (6 voti)
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