Exterminate All the Brutes: Raoul Peck racconta il colonialismo

Il regista di “I Am Not Your Negro” torna sulle tematiche razziali con un documentario sulle discriminazioni che hanno attraversato la storia partendo dalla scoperta dell’America

Exterminate All the Brutes – “Sterminate quelle bestie” è il titolo della nuova fatica del regista haitiano Raoul Peck. Come punto di partenza l’omonimo libro scritto da Sven Lindqvist, il quale a sua volta prende spunto da una frase presente all’interno di un grande classico della letteratura, Cuore di tenebra di Joseph Conrad (ispiratore di Apocalypse Now, tra l’altro citato nel documentario di Peck). Il primo dei quattro episodi è andato in onda ieri mercoledì 7 aprile per la HBO e il Time lo ha già definito un “masterpiece”. Nel cast l’attore statunitense Josh Hartnett.

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Exterminate All the Brutes si presenta come una monumentale operazione narrativa volta a ripercorrere la storia mondiale leggendone i soprusi, le questioni razziali, i lati oscuri. Nel trailer Peck afferma infatti che sono tre le parole che riassumono l’intera storia dell’umanità: civilizzazione, colonizzazione e sterminio. Il regista ha affermato inoltre di aver voluto capovolgere la visione che si tramanda da sempre sulla nascita degli Stati Uniti, la quale è stata estremamente idealizzata, finendo così per perdere il focus sulla realtà dei fatti. “La storia degli U.S.A è iniziata con un genocidio, tutti lo devono riconoscere” ha dichiarato Peck in un colloquio con il Guardian. “Ho voluto dimostrare che ci si sbaglia quando non si comprende che il razzismo statunitense” – razzismo che secondo il cineasta deriva proprio dalla stessa complessa nascita del paese – “non sia altro che la continuazione di una lunga storia di dominazione eurocentrica“.

Nella presentazione video, spiegando la genesi di Exterminate All the Brutes, il regista specifica come dopo l’acclamatissimo documentario candidato agli Oscar I Am Not Your Negro, dedicato alla vita dello scrittore afroamericano James Baldwin e narrato da Samuel L. Jackson, sia stato per lui difficile trovare un progetto che fosse altrettanto stimolante. “Le parole di Baldwin hanno eliminato ogni possibile negazione del mostro del razzismo che sta in agguato negli angoli di tutte le società” ha affermato “ma nonostante questo c’era ancora della resistenza, dell’ostinazione e una assoluta ignoranza che dovevo contrastare, trovandone le fondamenta“.

Il documentario, scritto e narrato dallo stesso Peck, parte appunto dal testo di Lindqvist, unito insieme ad altri due titoli: An Indigenous Peoples’ History of the United States della scrittrice Roxanne Dunbar-Ortiz (la prima versione della storia letta dagli occhi degli indigeni) e il libro di Michel-Rolph Trouillot Silencing the Past (un’analisi dei “silenzi” della storia, con uno sguardo rivolto anche ad Haiti). Exterminate All the Brutes non tralascia infatti il paese di origine del suo autore, il quale vi ha anche svolto il ruolo di ministro della cultura a fine anni ’90. “I am an immigrant from a shithole country – Neutrality is not an option” ecco le parole con cui Peck spiega il perché abbia inserito anche un po’ di se stesso all’interno della sua opera, la quale si presenta come un enorme raccolta di materiali filmici, da quelli d’archivio a quelli girati appositamente, passando per clip di altri film, accusati di aver diffuso “falsi miti” (tra questi figurano, oltre al già citato film di Coppola, anche Gangs of New York e L’ultimo samurai).

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Come ha ammesso lo stesso Peck, Exterminate All the Brutes si pone in dialogo diretto con lo spettatore, lasciando spazio per le emozioni e le opinioni personali, messe in moto dalle tematiche rappresentate. Lo scopo è quello di sensibilizzare il pubblico perché “non è la conoscenza a mancare, bensì il coraggio di capire quello che sappiamo e tirarne di conseguenza delle conclusioni“. Le questioni storiche e sociali sono d’altronde da sempre al centro della poetica di Peck. Qualche anno fa il regista, in occasione dell’uscita de Il giovane Karl Marx, ha dichiarato in un’intervista a Sentieri Selvaggi (Magazine n.25) di essere arrivato dalla politica ai film, non il contrario: “Si tratta sempre di come usare la major. […] Riguarda il mio impegno nei confronti di un pubblico più ampio senza bisogno di scendere a compromessi. Non sono mai sceso a compromessi sul contenuto.”

Il lavoro estremamente curato, alla ricerca di un fil rouge che legasse insieme tutte le epoche (il documentario non segue un ordine propriamente cronologico quanto più tematico), ha generato una bibliografia pubblicata sul sito della HBO. Ad affiancarla, una lista di film e libri consigliati da Peck e corredati da un breve commento, a costituire una sorta di vademecum.

 

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