Faber in Sardegna e L’ultimo concerto di Fabrizio De André, di Gianfranco Cabiddu

Cabiddu svela un aspetto inedito della vita di De André, dimenticandosi però di dare al documentario un respiro ampio che non coinvolga solo gli ammiratori più stretti. In sala solo il 27 e 28 maggio.

C’è chi ha il mal d’Africa: io ho il mal di Sardegna”. Un legame profondo ha unito il cantautore ligure all’isola avvolta da un respiro ancestrale. Affascinato da quella natura incontaminata, selvaggia e schiva nella quale forse ritrovava un po’ di sé, l’artista, ha vissuto a l’Agnata buona parte della sua vita adulta, condividendo con la compagna Dori Ghezzi il sogno di trasformare la loro tenuta in una grande fattoria nella quale occuparsi in prima persona di ogni dettaglio, dagli schizzi embrionali per la ristrutturazione del vecchio casale alla potatura dell’uva. Legame che non ha subito la minima incrinatura, come ci svela Ginfranco Cabiddu nel suo documentario dalla doppia natura, neanche dopo il lungo sequestro ai danni della coppia avvenuto nel 1979. Il regista in questa prima parte del documentario si concentra a raccontare l’aspetto privato ed inedito di Fabrizio De André, aiutato dalle poche immagini o filmini d’archivio e dal racconto delle persone, dalla cuoca al contadino dell’Agnata, che hanno condiviso con lui quegli anni lontani dalle luci dei palchi che tornava a calcare, di tanto in tanto, solo per poter finanziare i progetti per la sua terra.

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Cabiddu intervalla le interviste con frammenti dei concerti organizzati dalla Fondazione De André, dal 2005 al 2011, proprio all’Agnata, mostrandoci vari esponenti della canzone e

faber in sardegnadel teatro italiano (Paolo Fresu, Ornella Vanoni, Lella Costa, Danilo Rea) omaggiare il cantautore con rivisitazioni dei suoi brani più celebri. Tra questi un’ emozionante versione di Canzone dell’amore perduto realizzata da Morgan che da sola vale la visione del documentario. La seconda parte del lavoro è, in realtà, un’estratto dall’ultima esibizione del cantautore avvenuta nel febbraio del 1998 al Teatro Brancaccio di Roma, nella quale Cabiddu alterna alcune delle composizioni più significative del repertorio del cantautore, da Dolcenera a Via del Campo, passando per Anime Salve e Smisurata Preghiera. Il regista costruisce un documentario dalla regia statica, nel quale il passaggio da un’intervista all’altra fatica a trovare il giusto ritmo e dove lo stile di ripresa non risulta particolarmente incisivo. Faber in Sardegna e L’ultimo concerto di Fabrizio De André sembra realizzato più per gli ammiratori fedelissimi del cantautore piuttosto che per una platea più vasta che potrebbe finire per non trovare una connessione emotiva, eccetto alcuni passaggi, con il documentario.

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Regia: Gianfranco Cabiddu

Origine: Italia

Durata: 119′

Distribuzione: Microcinema

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