"Facciamola finita", di Seth Rogen e Evan Goldberg

facciamola finitaPost Tenebras Sux. Seth Rogen mette da subito le cose in chiaro, con un incipit pirotecnico in cui riunisce il trio del cult con il cui script diede inizio ad ogni cosa, SuXbad, per mostrarci spietatamente Michael Cera trasformatosi in un pervertito cocainomane e meschino. Sei anni dopo aver scritto quel film per Greg Mottola, Rogen racconta la stessa violentissima disperazione che SuXbad si portava addosso, se possibile ancora più nera: non è un caso se This is the end inizi come il bromance definitivo (titolo che continua a spettare davvero al Prince Avalanche di Gordon Green), con le scaramucce d'amore tra Rogen e Baruchel che non vuole essere lasciato solo alla festa di Franco, per poi perdersi subito per strada i due volti centrali del ramo sentimentale della factory, Jason Segel e Paul Rudd, poco più che due affettuosi cameo. La questione è davvero un'altra, e infatti non c'è posto per la docile e carina Emma Watson, costretta a scappare dalla casa per un procurato allarme-stupro dopo averci dato l'illusione della presenza di una compagine femminile tra i survivors, subito sventata.

Ben lontano dalla celebrazione di una generazione intera che i materiali promozionali lasciavano intendere, This is the end è la messinscena di una profonda crisi, e in questo è un film ancora più onesto e sincero delle perfide battute bastarde a bruciapelo che i protagonisti si scagliano addosso senza remore. La forma, che pare allora pentecostale più che apocalittica, si avvicina all'apologo biblico alla Kevin Smith di Dogma, rasentando in realtà meno iperbolicamente la farsa da contrappasso medievale di Tenacious D e il destino del rock, ma sembra chiaramente il pretesto per una quasi insostenibile confessione di fragilità, al di sotto della provocazione esibita del “state pagando un biglietto per vederci cazzeggiare senza alcuna dignità mentre siamo rinchiusi nella villa di James Franco”.

Seth Rogen, sei anni di scuola ebraica, asso della commedia che ha lavorato anche con Michel Gondry (esplicitamente omaggiato nel finto trailer casereccio di Strafumati 2), Sarah Polley, Jonathan Levine, una volta accettata l'idea del Giorno del Giudizio, afferma “non ho mai vissuto la mia vita come se ci fosse un dio”. L'allegoria è sin troppo cristallina, tanto che pare di vederli giocare a biliardo cantando tutti insieme Can't take my eyes off you prima di partire per il Vietnam. Per le vie dorate della Hollywood che questi personaggi si sono ritrovati a solcare, con Hill candidato all'Oscar che ha venduto l'anima a Scorsese, e Franco che tiene in cantina la sagoma di Harry Osborn e la videocamera di 127 ore, c'è la dannazione, o la salvezza?
Davvero, scrostata dallo schermo la scorrettezza sbruffona, l'orgogliosa volgarità da collegiale, la comicità cameratesca e surreale, This is the end dimostra una volta per tutte che l'ascendenza di questo cinema è tutt'altro che nella tradizione leggera e brillante statunitense (e non), quanto in quelle filmografie che su questi temi hanno costruito la propria marmorea morale (Ford, Huston, Ray…): la lealtà, la coerenza, la fiducia, l'innocenza, la sincerità, il rispetto. Se This is the end si avvia davvero a diventare un film demenziale di culto, lo sarà ancora una volta suo malgrado.


Titolo originale: This Is the End
Regia: Seth Rogen, Evan Goldberg 
Interpreti: Jay Baruchel, Seth Rogen, James Franco, Emma Watson, Jonah Hill, Craig Robinson, Danny McBride, Michael Cera, Mindy Kaling, David Krumholtz, Christopher Mintz-Plasse, Rihanna, Paul Rudd, Channing Tatum, Aziz Ansari
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 107'