Falla girare, di Giampaolo Morelli

Insegue l’immaginario “stoned” di Rogen e Green più con passione che con abilità ma sfiora un cinema cinico, senza speranza, seducente. Peccato torni nella sua comfort zone troppo in fretta

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Non si nasconde più Giampaolo Morelli. Il suo è un cinema sempre più teso tra Napoli ed il pop americano, meticcio, sfacciato. Lo ha dimostrato già bene Sette ore per farti innamorare, giocoso ibrido tra il melò ed il cinema di Curtis e Stoller ma lo esplicita ancora meglio Falla girare, che non ha paura di far saltare il banco fin da subito con una coraggiosa premessa antiproibizionista.

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In un prossimo futuro, infatti, la marijuana è estinta. Mentre il mondo è sempre più infelice e i suicidi toccano i massimi storici l’influencer Natan ritrova per caso un esemplare della pianta sopravvissuto. Vorrebbe usarla per diventare ricco e rifondare la specie ma l’unico modo per farlo è rubare al Vaticano un’altra pianta con cui farla accoppiare. Insieme ad uno scalcinato gruppo di disperati, Natan progetta così il colpo della vita ma si accorge troppo tardi di essere diventato bersaglio della mafia cinese e della camorra, che vorrebbero le piante per rinverdire i loro affari.

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Punta dritto allo Strafumati di Green e al cinema della coppia Goldberg/Rogen, Morelli e lo fa evidentemente senza guardarsi indietro. Si riserva il personaggio meglio scritto del gruppo, uno straordinario residuo della società dello spettacolo conscio di essere quasi solo un’immagine, si carica in spalla il peso del film, ne dirige le tensioni (anche troppo, forse, a tal punto che raramente gli altri personaggi riescono a muoversi fuori dalla sua influenza), ma soprattutto, forza la mano ai limiti dell’incoscienza.

Così a spiazzare non sono soltanto certi coraggiosi squarci su un cinema inedito, sul wuxia, sull’action di hong kong, ma soprattutto certi abissi di cinismo agrodolce in cui si lancia il film, come quando Natan ammette di trattare il fratello autistico come un genio alla Rain Man non perché lo sia davvero ma per una forma di affetto deviato.

Falla girare

Peccato che Morelli non riesca ancora ad andare oltre le fiammate. Il suo è ancora lo sguardo affettuoso dell’appassionato che macina immagini per costruire un’idea di cinema che, però, è ancora di là da venire. Lo lascia già intuire lo strano passo del film, che asseconda la velocità forsennata delle commedie pop ma non riesce mai a liberare attraverso di essa un film costretto in un rigido schematismo. Così Falla girare va sempre più in debito d’ossigeno. Morelli non perde mai la presa sul film, non mancano le invenzioni, le intuizioni, ma cominciano a farsi evidenti i momenti in cui il racconto salta un battito, crea le condizioni per un contatto tra l’anarchia di certo cinema americano e la tradizione napoletana (a partire dalla bella sequenza negli appartamenti papali) ma si tiri indietro un attimo prima del confronto.

È forse troppo prudente il cinema di Giampaolo Morelli. Riduce Falla girare ad un gioco appassionante, ma chiuso in sé stesso, ad una finestra su un cinema futuro in cui, però fatica a immergersi. Eppure è evidente che, a tratti, Morelli pare afferrare i limiti di un oggetto seducente, di un cinema senza speranza e per questo inedito. Perché in Falla girare l’unica possibilità per essere felici è offerta dalla marijuana, i padri arrivano a tradire i figli per tornaconto e tutti sono vittima della vetrinizzazione, non c’è spazio per gli eroi e neanche per l’amore.

Eccola, forse, la sintesi che cercava Morelli, quella che unisce patina pop ed esistenzialismo partenopeo. Peccato che Falla girare non scavi questa vena, che si riscopra, appunto, prudente, quasi spaventato da conclusioni poco appetibili per una platea popolare.

 

Regia: Giampaolo Morelli
Interpreti: Giampaolo Morelli, Laura Adriani, Ciro Priello, Fabio Balsamo, Giovanni Esposito, Michele Placido, Leopoldo Mastelloni
Distribuzione: Prime Video
Durata: 103′
Origine:  Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
3.13 (8 voti)
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