Fantastic 4 – I fantastici quattro, di Josh Trank

I motivi per cui Fantastic 4 ha deluso il pubblico e la critica stanno anche oltre la superficie di un incredibile flop commerciale. Il primo passo da fare per spiegare il fallimento è quello di comprendere le ragioni che hanno spinto la produzione ad affidarsi a Josh Trank senza sapere quali erano le caratteristiche del regista. Oppure perché lo ha fatto pur sapendo che il suo nome era emerso nel 2011 con Chronicle e il suo esordio era stato notato per un interessante fusione tra il superhero-movie e l’horror. L’incontro di un adolescente con il proprio potere sposava la formula di genere del found-footage e il suo percorso non si concludeva con una presa di responsabilità ma con una progressiva follia distruttiva. Le polarità del suo discorso erano Peter Parker e Carrie White e la sceneggiatura propendeva decisamente per la versione omicida di Stephen King. I presupposti di Chronicle si sposavano poco e male con le necessità del marvel cinematic universe e la spiazzante accoglienza che ha ricevuto Fantastic Four è una dimostrazione lampante di come la casa editrice abbia imposto agli spettatori uno stile facilmente decodificabile. Le varianti devono essere minime per essere tollerate e se vanno oltre la loro pertinenza vengono rifiutate da un gusto che dopo più di un decennio si è abituato ad una forma.

kate mara e miles teller in fantastic 4La cronaca della lavorazione ha testimoniato i dissapori crescenti tra Josh Trank e la Fox e la discordia ha lasciato cicatrici ovunque. Il regista non è riuscito a rendere giustizia all’atmosfera del fumetto e il tradimento è ancora più grave se si considera che il quartetto è la prima creatura che Stan Lee e Jack Kirby hanno partorito. I due crearono i Fantastic Four nel 1961 e attraverso il loro successo furono incoraggiati a proseguire sulla strada del supereroe con superproblemi. Un altro indizio di come la captatio benevolentiae dei fanatici del Comic-Con sia una precondizione fondamentale nella costruzione di un blockbuster. Josh Trank l’ha ignorata e ha fatto il film che voleva fare senza preoccuparsi di trasformare Reed Richards e Victor Von Doom. I due non sono due stimati scienziati ma sono due nerd ventenni che cercano di rompere il loro isolamento e si contendo la stessa donna. Le variazioni alla director’s cut non impediscono di capire che la rabbia del villain è soprattutto la reazione di un escluso all’ennesimo rifiuto di aggregazione. Il genio solitario pensa di essere finalmente entrato in un gruppo di propri simili ma alla fine ne viene tradito e allontanato a differenza del suo collega che viene riconosciuto come un leader. Il suo percorso non è diverso da quello che seguiva Dane DeHaan in Chronicle e le atmosfere cupe del film si associano molto più al suo umore che non a quello tradizionalmente colorato della pagina. La coincidenza con l’improvvisa sparizione del cattivo nel pianeta della quarta dimensione e il finale affrettato non fanno altro che confermare che la centralità del suo personaggio è stata maldestramente ridimensionata in una fase successiva.

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Il materiale per un cambio di rotta coerente non c’era e Fantastic Four è un film semplicemente incompiuto in cui la sua anima cupa viene disinnescata da una tardiva trasformazione in un superhero-movie tradizionale. Il risultato finale ha degli effetti speciali modesti e non ha nessuna forma di credibile autoironia per essere all’altezza di film analoghi. Il confronto con il precedente adattamento fa vincere l’idea camp e a tratti involontariamente ridicola di Tim Story. In quel caso la scelta di stile era azzardata e aveva i suoi rischi ma era anche esplicita e perseguita senza esitazioni.

Titolo originale: Fantastic Four

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Regia: Josh Trank

Interpreti: Miles Teller, Kate Mara, Michael B. Jordan, Jamie Bell, Toby Kebell, Tim Blake Nelson, Reg E. Cathey.

Origine: USA/UK, 2015

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 100′