Federica Pellegrini – Underwater, di Sara Ristori

Più un diario privato di un documentario, sorprendente nel modo in cui sa mostrare le sconfitte e le fragilità della campionessa di nuoto. In sala da ieri al 12.

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“È da quando avevo 15 anni che la gente si aspettava da me grandi imprese”. Si sente il peso della responsabilità e la fatica fisica nel documentario dedicato alla campionessa di nuoto. Gli allenamenti, i km in acqua e il numero delle bracciate, l’isolamento dalla famiglia e l’impossibità di aver vissuto la sua età come gli altri. Federica Pellegrini è allo specchio. Anche durante le gare, nei campi lunghi sulla piscina, si avverte, più che sentire, prima di tutto il suo respiro. Intanto ci sono alcuni numeri sparsi: cinque Olimpiadi (da Atene 2004 a Tokyo 2020), il record mondiale nei 200 metri ancora imbattuto di 1’52”98 stabilito nel 2009 ed europeo nei 400 (3’59” e 15 sempre nel 2009), la medaglia d’oro ai Giochi di Pechino nel 2008 che è stato per l’Italia il primo successo olimpico femminile  nella storia del nuoto. Ci sono le interviste, il rumore della folla, il sostegno dei tifosi. Ma Federica Pellegrini – Underwater riesce soprattutto ad essere un ritratto privato mai invadente, complice ma non celebrativo. Ci sono le parole di Matteo Giunta, che è il suo allenatore dal 2012 oltre che ad essere il suo compagno, dei genitori e il ricordo del suo trainer Alberto Castagnetti che l’ha fatta uscire da un  periodo di crisi e ha tirato fuori il meglio da lei, morto nel 2009.

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Non si sente la presenza della telecamera. O almeno non sempre. Federica Pellegrini agisce come se non ci fosse. Forse qualcosa di più costruito è nelle discussioni con il suo compagno. Per il resto tutto è molto naturale, anche nei momenti familiari con la famiglia che segue una sua gara in tv. Ma soprattutto il documentario riesce a riportare a galla i suoi momenti di sconforto, quando vomitava per perdere peso o quando era incazzata. La nuotatrice racconta anche i suoi incubi dove si ferma durante la gara perché non riesce a respirare o anche quando è risultata positiva al Coronavirus. Si commuove spesso mentre parla, si interrompe e riprende. C’è l’altro lato dietro la storia della campionessa, quello umano e fragile che Federica Pellegrini – Underwater riesce a mettere efficacemente in evidenza e, sotto questo aspetto, somiglia al recente e riuscito documentario su Caterina Caselli.

Rstano soprattutto i suoi occhi dentro l’acqua nella piscina alla fine di una gara. C’è l’attesa del risultato, oppure la delusione. Oltre alle imprese, il documentario mette in risalto le sue reazioni dopo la sconfitta che qui Federica Pellegrini ha saputo raccontare meglio delle sue tante vittorie. C’è il tempo che passa che la nuotatrice sottolinea, c’è il countdown per Tokyo 2020 e poi il ritiro dello scorso 30 novembre. Nella suastoria, nel suo viaggio nel tempo, si affaccia spesso la sua ricerca della felicità. E un frammento è proprio in un momento libero quando canta La notte di Arisa. Lì si apre il suo diario privato che rompe i siuoi argini e contamina l’oggettività del documentario. Sta qui la sua forza.

 

Regia: Sara Ristori
Distribuzione: Notorious Pictures
Durata: 93′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
3.6 (5 voti)
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