#FEFF21 – Jam, di Sabu

Sabu riesce ad amalgamare alla perfezione commedia nera, dramma e grottesco, giocando con i generi e costruendo un ritmo frenetico e incalzante, che è da sempre stato il suo marchio di fabbrica

Tre personaggi soli, che hanno un vuoto da colmare, sono i protagonisti di Jam. Hiroshi (Sho Aoyagi) è un cantante impopolare che si esibisce in un centro sociale. Lo vediamo davanti allo specchio mentre prova le mosse che dovrà eseguire sul palco. Il suo pubblico è composto da donne di mezza età o quasi. Loro lo venerano. Urlano e si dimenano quando il cantante rivolge loro la parola. Una in particolare è ossessionata da lui. Si considera la fan numero uno. Lo segue e gli offre una bevanda calda, disgustosa alla vista e al gusto. Hiroshi sviene dopo averla ingerita. Un uomo robusto continua a spingere una donna su una sedia a rotelle. Un uomo in macchina si ferma e, insieme alla fan numero uno, lo soccorre.

L’uomo robusto, Tetsuo (Nobuyuki Suzuki), è appena uscito di prigione. Sta portando sua madre ad incontrare una persona, attraversando l’intera città spingendo la sedia a rotelle. E quando incontra per strada i criminali che lo hanno portato in prigione, egli tira fuori un martello e dà sfogo alla sua sete di vendetta. L’uomo in macchina è Takeru (Keita Machida). Crede di poter salvare una ragazza in coma. L’unica cosa che deve fare è compiere almeno tre buone azioni ogni giorno. Dunque, prende la sua automobile in cerca di persone che hanno bisogno del suo aiuto. Tre storie diverse che sono destinate ad incrociarsi secondo logiche assurde e imprevedibili. I loro percorsi convergono e divergono continuamente dando vita ad un esuberante crescendo di colpi di scena che spiazzano, sorprendono e divertono lo spettatore fino alla fine dei titoli di coda.

Il delirante fascino del cinema di Mister Sabu trova qui l’ennesima conferma anche grazie alla perfetta alchimia fra gli attori, tutti membri della compagnia Gekidan EXILE. Sabu ha avuto una formazione da attore, recitando, tra gli altri, in film come World Apartment Horror di Katsuhiro Otomo e Ichi The Killer di Takashi Miike. Ha esordito alla regia nel 1996 con Dangan Runner. Anche in quel caso le vicende di tre protagonisti si intrecciavano in maniera assurda e imprevedibile. Già più di vent’anni fa egli aveva le idee chiare su quello che sarebbe stato il suo cinema. Seguiranno altri film come Monday, che vincerà il premio FIPRESCI al Festival di Berlino, portandolo all’attenzione internazionale, ma anche Miss Zombie e Mr. Long.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Il caso e il caos sembrano essere i veri protagonisti di questo film. Un caos tuttavia armonico e ordinato, che con la sua mano invisibile guida le vite di personaggi soli, ma che in qualche modo riescono a colmare l’uno i vuoti dell’altro. Il film propone una struttura circolare. Inizia con una delle scene finali, la più stravagante, e poi riparte dall’inizio. Analogamente le storie dei protagonisti troveranno a loro modo una soluzione, spesso ironica, alla situazione iniziale. Hiroyuki Tanaka, in arte Sabu, rimane un regista inspiegabilmente poco noto al grande pubblico, nonostante faccia film non dissimili nei toni da alcuni suoi illustri connazionali. Questo regista riesce ad amalgamare alla perfezione commedia nera, dramma e grottesco, giocando con i generi e costruendo un ritmo frenetico e incalzante, che è da sempre stato il suo marchio di fabbrica.

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