Felice Laudadio è il nuovo presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma

Il giornalista, critico e produttore cinematografico pugliese subentra allo sceneggiatore e regista Stefano Rulli alla guida della scuola di cinema romana

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini, ha nominato il direttore artistico del Bari International Film Festival, Felice Laudadio, nuovo presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma che governa la Scuola Nazionale di Cinema e la Cineteca Nazionale. Fra i predecessori di Laudadio alla guida del CSC – una delle più antiche e prestigiose scuole di cinema del mondo creata 80 anni fa da Alessandro Blasetti – si ricordano, fra gli altri, i registi Roberto Rossellini e Lina Wertmüller, il produttore Alfredo Bini, il sociologo Francesco Alberoni, i critici Umberto Barbaro, Orio Caldiron, Luigi Chiarini, Giovanni Grazzini, Lino Micciché e lo sceneggiatore Stefano Rulli.

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Ringrazio il ministro Franceschini per il delicato incarico cui mi ha chiamato in quanto autore cinematografico e organizzatore culturale di lungo corso”, ha dichiarato Laudadio. “Assumo un ruolo di servitore dello Stato che mi onora e che comporta, anche alla luce della nuova legge di sistema sul cinema, obblighi di gestione e di progettazione innovative in misura sempre crescente, così come sono in crescita inarrestabile le tematiche, le ricerche (sperimentali e non) e le tecnologie legate ai nuovi linguaggi del cinema, alla nuova multimedialità, all’editoria, ai modi di produzione e di fruizione delle opere audiovisive decisamente diversi che in passato. Dunque inestricabilmente connessi a sempre più urgenti e necessari adeguamenti dei canoni dell’alta formazione professionale e artistica dei nuovi autori, e dei nuovi cineasti più in generale, e di una più ampia diffusione della cultura cinematografica per un nuovo pubblico”.

Giornalista professionista, critico di cinema e televisione, produttore e sceneggiatore, Felice Laudadio ha una lunga esperienza di manager culturale e di ideatore e direttore di manifestazioni e festival cinematografici. Tra le altre cose, è stato amministratore delegato dell’Istituto Luce nel 1994 e presidente di Cinecittà Holding dal 1999 al 2002. Ha ideato nel 1999 e fondato nel 2004 la Casa del Cinema di Roma che ha diretto fino al 2011. Ha ideato e progettato per la Regione Puglia, a Mola di Bari (dove è nato il 25 aprile 1944), il Polo del Cinema Digitale, un centro d’alta formazione di durata triennale per sceneggiatori, registi, produttori, direttori della fotografia, tecnici, da specializzare nelle nuove tecnologie dell’audiovisivo. Ha diretto la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (1997-98) e subito dopo il Taormina Film Festival (1999-2006). Ha ideato e diretto il MystFest (1979-1986), il festival EuropaCinema (1984-2009), il Premio Saint-Vincent per il Cinema Italiano (1990-2001), il Premio Fellini, il Premio Solinas, l’ItaliaFilmFest – la sezione europea del Palm Springs International Film Festival in California – e altre manifestazioni in America Latina, a Strasburgo e a Bruxelles. È il direttore del Bif&st – Bari International Film Festival, da lui ideato nel 2008 e alla cui direzione è stato confermato fino al 2020. Ha scritto e prodotto il film Il lungo silenzio (1993) e cosceneggiato La promessa (1995), entrambi diretti da Margarethe von Trotta, e ha coprodotto per l’Istituto Luce una dozzina di film diretti fra gli altri da Theo Angelopoulos, Marco Bellocchio, Sergio Citti, Luigi Magni, Michele Placido, Ettore Scola. Ha pubblicato il volume Fare Festival. Bilancio di un’Avventura Culturale (Edizioni EuropaCinema, 1996) e il romanzo Il Colore del Sangue. Frammenti di Storia (Edizioni Ila Palma, 2005). Dal 1974 al 1983 è stato critico televisivo, capo del servizio spettacoli e inviato culturale de l’Unità prima a Milano, poi a Roma. Ha diretto le riviste “Classe”, “Script” e “Cinecittà”. Collabora a La Repubblica/Bari e al Corriere della Sera/Corriere del Mezzogiorno.

Queste le parole di congedo – non prive di considerazioni polemiche – del presidente uscente, lo sceneggiatore e regista romano Stefano Rulli, alla guida del CSC dal novembre 2012. “È tempo di bilanci politici, culturali ma anche personali. Come sapete, sono stato chiamato a presiedere il CSC non perché mi ci ha voluto la politica ma il mondo del cinema e più in generale dell’audiovisivo, le sue organizzazioni, da quella dei produttori a quelle dei registi e degli sceneggiatori. Hanno ritenuto opportuno che per rilanciare questa struttura formativa e questa Cineteca Nazionale e metterle al passo con i cambiamenti avvenuti in questi ultimi decenni nel nostro campo, al vertice del Centro ci dovesse essere uno di loro, uno che i problemi del cinema li conosce dall’interno. E hanno scelto me. Non sta a me giudicare se si è trattata di una scelta felice o di una fiducia mal riposta. So solo che nel 2012 per una volta la politica ha saputo ascoltare quella fetta di società civile che si occupa di spettacolo e ha scelto di fare un passo indietro e di rispettare la sua volontà. Io ho lavorato in questi anni al Centro Sperimentale, con la consapevolezza di una investitura che era un onore ma anche una responsabilità. E ho provato a cambiare ciò che mi pareva necessario per rilanciare il Centro”. “Al momento il CSC – prosegue Rulli – è una struttura che consente un’attività scolastica tradizionale. Proprio perché si tratta dell’unico centro di eccellenza per la formazione audiovisiva di tipo pubblico, sarebbe auspicabile un cambiamento che ne amplifichi le potenzialità di apprendimento e incontro, consentendo agli allievi non tanto di frequentare una scuola con orari fissi ma di vivere l’esperienza di una comunità creativa, avendo a disposizione strutture residenziali e contesti didattici e professionali che favoriscano la sperimentazione di idee e progetti nell’ambito dell’audiovisivo […] In più occasioni ci è stato proposto di esportare il modello formativo CSC in altre parti del mondo. A tale proposito, proprio nell’ultimo anno, come presidente del CSC ho firmato un accordo-quadro per fornire modello formativo e insegnanti per una Scuola di Cinema a Seul. Dunque presto anche il CSC potrà cambiare pelle. Sta a tutti voi vivere questo cambiamento con speranza e fiducia. E comprendere che il nuovo possibile ruolo del CSC in una dimensione mondiale della formazione è qualcosa che abbiamo ideato da noi, e che oggi come ieri è nelle nostre mani saper utilizzare al meglio questa possibilità di rilancio. Ma sento di dover dire che per farlo è stata di fondamentale importanza l’intelligenza critica e lo stimolo continuo che mi è venuto da tutti voi. A tutti voi – allievi, docenti, dirigenti, lavoratori – va il mio grazie più sincero e un augurio di buon lavoro, nella speranza che il processo di cambiamento avviato possa proseguire nell’interesse degli allievi e di tutta l’industria dell’audiovisivo italiano”.

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