"Femmine contro maschi", di Fausto Brizzi

Francesca Inaudi in Femmine contro MaschiLa cicogna è volata via da tempo ma è ancora l'infanzia a veicolare il senso del dittico sulla guerra dei sessi firmato da Fausto Brizzi.


Femmine contro maschi racchiude il conflitto amoroso in una battaglia a rubabandiera che vede maschi e femmine in due schieramenti compatti e contrapposti, intenti a rincorrersi, a tendere le mani gli uni verso le altre, riuscendo a incontrarsi solo per un attimo.
È nella purezza e nella leggerezza di questa sequenza d'apertura che il film denuncia subito uno scarto rispetto al sarcasmo che animava Maschi contro femmine, più simpaticamente goliardico  e incline alla gag.
Benché mantengano la stessa struttura narrativa, composta da quadri intrecciati secondo uno schema da “sei gradi di separazione” che lega tutti i protagonisti, nella diversità di toni e sfumature emotive i due film rivelano invece la complementarietà e la specularità della doppia operazione e la rispettiva adesione a un’ottica maschile o femminile.
Se Maschi contro femmine esibiva a tratti una causticità tradotta nello sketch e talvolta nella battuta greve – nel  caso del personaggio di Pannofino o dell’episodio “giovanile” del trio Vaporidis-Francini-Ruffini – il secondo pannello è istintivamente “femmina” nella totale adesione al modello della commedia romantica, dove la risata viene sostituita da una vena malinconica che percorre, come e forse più che in Ex, le vicende dei coniugi separati Bisio-Brilli, intenti a ricostruire una parvenza familiare per amore della nonna Wilma De Angelis, ritrovando nella finzione i sentimenti andati smarriti; o nella sindrome di Peter Pan del duo Ficarra&Picone, teneramente avulsi dalla pragmaticità del quotidiano per vivere il proprio sogno beatlesiano.
Ficarra e PiconeBrizzi lavora sui corpi comici dei suoi protagonisti mantenendo lo sberleffo anarchico alle regole sociali – “siamo dei saltimbanchi”, sottolineava giustamente in conferenza stampa Luciana Littizzetto – ma accentuandone l’umanità, rendendoli persino commoventi nel proprio rivendicare la fantasia al potere, seppure di quello interno alla coppia.
È soprattutto il duo siciliano, e in particolare Ficarra, impagabile bidello-ragazzino, capace di rapportarsi alla pari con i suoi “compari” novenni, a incarnare lo slittamento in atto tra i due film da un’atmosfera sardonica connessa alla contemporaneità – in cui emergevano temi più prosaicamente legati all’oggi tra chirurgia plastica, divorzi aspri e l’assillo del sesso – a un mondo che rifiuta poeticamente la contingenza quotidiana, ricreando di fatto il proprio spazio-tempo: l’amnesia dello strepitoso Emilio Solfrizzi, che ricorda soltanto la sua “notte prima degli esami”, e la beatlesmania retrò di Ficarra e Picone con tanto di attraversamento di un’immaginaria Abbey Road piemontese, appaiono un affrancamento dall’immediatezza della cronaca quanto dalla supposta maturità dell’età adulta che finisce col dar luogo a “un universo dove la necessità dell’altro va di pari passo con l’impossibilità di costruire un rapporto che non sia falso, ipocrita o reificato”, come scriveva Chiacchiari nella recensione a Maschi contro femmine.
Luciana Littizzetto e Emilio SolfrizziFemmine contro maschi contraddice l’assunto del primo film, recuperando con coraggio un finale realmente romantico, in cui uomini e donne riescono ad accettare l’altro non in virtù della maschera sociale ma malgrado questa, con un compromesso che giunge dopo aver messo alla berlina i difetti degli uni e delle altre, a  turno carnefici e vittime. Il finale non fa che mostrare il cedimento e la caduta di queste maschere: quella del marito sciovinista (Solfrizzi), della compagna saccente (Littizzetto e Inaudi), dell’eterno immaturo (Picarra) in grado di dare al bambino innamorato l’unico consiglio vincente. L’intero film si muove su un confine estremamente labile tra realtà e finzione, attingendo alla pochade per capovolgere schemi, ruoli e situazioni, mettendo letteralmente i personaggi nei panni del proprio compagno, arrivando così per sottrazione alla loro essenza. Un rovesciamento che passa non solo attraverso i personaggi ma coinvolge gli stessi interpreti, chiamati a stravolgere i caratteri televisivi e a lasciar emergere toni più intimisti, come già accaduto a Lucia Ocone e Carla Signoris in Maschi contro femmine e qui a Luciana Littizzetto. Ed è proprio sulle donne che si concentra il (fortunato) paradosso dell’intera operazione, perché, pur lavorando a fondo sui personaggi maschili, che vincono per “possesso palla” sullo screening time concesso alle donne, la scrittura di Brizzi e Martani con Bruno e Pulsatilla appare particolarmente felice nell’offrire degli inediti ritratti femminili, ragionati e sentiti, arrivando poi a celebrarle, queste femmine, in coda, con lo scoppio emotivo che giunge sulle note di Vuoto a perdere, il brano di Noemi che libera le emozioni e conferisce alle donne l’ultima parola.

Regia: Fausto Brizzi
Interpreti: Claudio Bisio, Nancy Brilli, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Francesca Inaudi, Luciana Littizzetto, Emilio Solfrizzi, Serena Autieri, Wilma De Angelis
Distribuzione: Medusa
Durata: 96’
Origine: ITA, 2011