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Festival del Cinema Europeo 2024 – Incontro con Ken Loach

A Lecce è l’ora delle rassegne dedicate a Ken Loach. Il vincitore dell’Ulivo d’Oro alla carriera ha raccontato al pubblico l’importanza della politica e dell’umanità nel cinema

“Il cinema non è mai un io, ma sempre un noi”.

Il 13 novembre, durante la 25° edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, è stato proiettato The Old Oak a cui è seguito l’incontro a distanza con il regista Ken Loach. In occasione del conferimento dell’Ulivo d’Oro alla carriera.

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Tra gli ospiti dell’incontro vi sono anche Luciana Castellina, Massimo Causo e il direttore artistico del Festival Alberto La Monica. Ed è proprio quest’ultimo a prendere parola: “Abbiamo avuto l’occasione di incontrare Loach a Venezia, per noi averlo qui, anche se a distanza, è un’attestazione di stima. Il cinema è militanza, un virtuoso dialogo della società e delle politiche esistenziali. Ecco, credo che tu sia la massima espressione di tutti questi valori “.
Di seguito, il regista ha mostrato con orgoglio il suo apprezzamento per il Premio: “Resterà per sempre qui sopra la mensola del mio camino”, raccontando cosa significa per lui fare cinema. Egli vede l’arte cinematografica come un grande sforzo collettivo, che coinvolge numerose figure professionali, dagli operatori ai montatori all’intero cast, e ognuno di loro contribuisce a trasformare il film in una vera esperienza collettiva. Dichiarando che lavorare insieme nella vita e nella politica è possibile.
Su quest’ultimo punto si sofferma Luciana Castellina, ringraziando il regista per aver contribuito alla rinascita del cinema Pierrot. Un cinema nella periferia di Napoli che i proprietari avevano deciso di chiudere per trasformarlo in un supermarket, e che è stato salvato grazie alle manifestazioni organizzate con il supporto di Loach, giunto appositamente per sostenere la causa. Una battaglia vinta anche grazie all’attivismo in Italia di Castellina, aggiunge il cineasta.
Infatti, la poetica di Ken Loach è sempre stata caratterizzata da una profonda empatia e da una attenzione per quelli che sono i problemi politici e sociali. In particolare, ricorda positivamente al pubblico lo spirito degli operai di Inghilterra nel periodo post-bellico raccontando il ‘45 come una fase di importante progresso della classe operaia anche in ambiti sanitari. “Questi servizi non erano controllati dalla classe operaia e fu un progresso. Però ad oggi abbiamo un grande problema capitalista alla base e, se non si affronta al più presto la questione, non si torna più indietro. Bisogna entrare nel cuore della situazione in maniera permanente”.

Riprende poi parola Castellina, la quale afferma il dovere degli individui di lottare e non scoraggiarsi lodando, inoltre, le nuove generazioni di registi italiani che si dedicano al cinema della realtà e dell’osservazione. Pensiero con cui concorda il regista: “il problema del capitalismo che cerca profitto oggi sull’anno successivo rimane. Ma io credo che non c’è cosa più bella della realtà della condivisione e dell’umanità. Noi andiamo insieme, ci arrabbiamo insieme, gioiamo insieme. Il cinema deve rappresentare questo”. Per Ken Loach l’influenza del cinema italiano neorealista è stato fondamentale in questo, in particolare la figura di Vittorio De Sica. Il motivo di tale influenza è stata la cura e l’attenzione di questi film nel voler mostrare la storia della classe operaia, così come hanno fatto anche il cinema dell’est Europa e della Grecia. “I film greci degli anni ‘60 sono uno straordinario esempio di cinema di osservazione, che cercava di coinvolgere lo spettatore facendogli comprendere l’esperienza umana. Da qui è nata la mia storia, la mia umanità e la mia voglia di fare cinema di osservazione”.

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