Festival del Cinema Europeo 21. Incontro con Dario Argento

Dario Argento è uno degli ospiti speciali del Festival Del Cinema Europeo di Lecce, che gli consegna l’Ulivo D’Oro alla carriera. Ecco com’è andato l’incontro in streaming sul suo cinema

Dario Argento è uno degli ospiti speciali di quest’edizione del Festival Del Cinema Europeo di Lecce, che gli dedica la sezione I Protagonisti Del Cinema Italiano – con una rassegna dei suoi film, che sono visionabili dalla piattaforma del festival. Durante l’incontro con il pubblico, che è avvenuto in streaming, il maestro ha ricevuto anche il premio Ulivo D’Oro alla carriera.

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S’è parlato di come è nato il suo amore per il cinema, degli incontri avvenuti lungo il corso della carriera, di aneddoti, di musica, sostanzialmente del suo modo di fare arte. Perché Dario Argento è riuscito a fare due cose che non tutti sono riusciti a fare: la prima è quella di aver fatto cinema italiano che al tempo stesso è conosciuto e visto in tutto il mondo. La seconda è che ha realizzato film popolari, contaminandoli di tanti aspetti che hanno cambiato la percezione del pubblico nei confronti del cinema, nell’immagine, nel raccontare la storia, nel rapporto con la musica. Per cominciare, Steve Della Casa, che ha moderato l’incontro, ha citato Suspiria, uno dei maggiori successi mondiali di Dario Argento. Tant’è che in Giappone, Profondo Rosso usciva con il titolo di Suspiria II.

Anche la Francia ha da subito accolto Argento come un Maestro: La Cinémathèque Françaiseè stata fondamentale per me, racconta il regista, perché da ragazzo, quando studiavo a Parigi, il pomeriggio lo trascorrevo sempre lì. E’ così che è nato il Dario Argento amante del cinema. Vedevo film di ogni genere, film muti, film americani degli anni ’40, film della Nouvelle Vague, che sono stati fondamentali. Poi infatti mi è stato restituito questo amore che avevo per il cinema, specialmente dai francesi, che sono stati i primi a scoprirmi, quando i critici italiani ancora consideravano il mio cinema commerciale. In Francia L’Uccello dalle Piume di Cristallo è stato da subito un successo e poi da lì ha cominciato a dilagare, in Germania, in Inghilterra, in America e infine in Italia. Ad oggi i miei film sono così conosciuti anche per via dell’approccio al cinema che è cambiato, perché lo spettatore stesso è divenuto critico del film che vede.

Il Cinema di Dario Argento ha come aspetto essenziale anche il rapporto con la musica. L’Uccello Dalle Piume di Cristallo, Quattro Mosche di Velluto Grigio e Il Gatto a Nove Code, usciti tra il 1970 e il 71, sono i film che hanno reso noto il regista al grande pubblico. E fu Ennio Morricone a comporre tutte e tre le colonne sonore. Ma le collaborazioni si estendevano anche all’estero, con altri artisti musicali come Bill Wyman. Continua Dario Argento: Le musiche a volte le scelgo prima, a seconda del racconto, altre volte invece le scelgo alla fine, mi viene suggerita dall’atmosfera e dallo stile del mio film. Ho svagato parecchio con la musica, i Goblin li ho scoperti io, con me hanno fatto il loro primo lavoro. Con Ennio Morricone ho fatto cinque film. Gran parte dei pezzi musicali de L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo sono improvvisati, Ennio suonava la tromba. Gli bastava avere davanti una scena del film e lui improvvisava.

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Lo stesso approccio free con cui nei film di Argento ci sono dei posti in cui un balcone di Torino dà su una piazza di Bologna, una strada di Roma porta ad Asti.

Io non amo i sopralluoghi – prosegue Dario Argento – quindi di solito li faccio mentalmente. Ricordo bene le città, perciò creo una composizione che a sua volta genera un’altra città immaginaria. Mi piace fare l’architetto dei miei luoghi, come il grande Antonioni, che ho spesso omaggiato.

Nei film di Dario Argento spesso dominano la scena i personaggi femminili, come ne La Terza Madre, in cui c’è questa idea delle streghe che appaiono come qualcosa di terreno, di comune. Come fossero ragazze che s’incontrano sull’autobus tutti i giorni, commenta Steve Della Casa.

Questa scelta viene dal mio amore per la figura femminile, spiega il regista, un’eredità che mi ha lasciato mia mamma, perché era una fotografa specializzata nei ritratti e nelle figure femminili. Ho passato l’infanzia e l’adolescenza ad osservare il suo lavoro, le luci che cadevano sui corpi di quelle donne. Ho preso ispirazione da questo.

In ultimo, Argento ricorda i giorni in cui si lavorava con Bertolucci e Leone allo script di C’era una volta il West: Per scrivere ci riunivamo a casa di Sergio Leone, a Roma. Lavoravamo in una stanza piccolissima, forse per concentrare meglio le nostre idee. All’inizio si parlava di cinema in generale, poi si iniziava ad ideare il film che stavamo scrivendo. All’indomani non ci vedevamo, io e Bernardo scrivevamo e poi di nuovo a casa di Sergio, che ci dava le sue opinioni. Credo che Sergio abbia assegnato a noi il soggetto perché proponevamo una protagonista femminile. Ci scelse anche se avrebbe potuto avere i migliori sceneggiatori del mondo, credo che però gli abbiamo restituito qualcosa.

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