FESTIVAL DI ROMA 2009 – "L'immaginario del Dr. Gilliam", incontro con Terry Gilliam e Lily Cole

The Imaginarium of doctor ParnassusSi è tenuta stamattina, in seguito all'anteprima stampa dell'atteso Parnassus, la conferenza con Terry Gilliam e Lily Cole, fiabesca ma quasi ignorata presenza al fianco del regista. Mezz'ora per celebrare il potere della fantasia e il ricordo di un caro amico, omaggiato come “autore” del film nei titoli di coda.
 
 
Che ricordo ha di Heath Ledger, dal punto di vista personale e professionale?
Heath era straordinario come uomo, amico e attore. Era intelligente e pieno di umorismo e, purtroppo, abbiamo visto solo una parte di quello che era in grado di darci. La sua saggezza era stupefacente, sembrava un vecchio: probabilmente non è nemmeno morto giovane, avrebbe potuto avere benissimo 243 anni. Johnny, Colin e Jude sono corsi in nostro aiuto proprio in virtù del legame che li univa a Heat, a riprova dell'amore che lo circondava. Ed è per questo che il film ha funzionato.
Il film è incentrato sull'immaginario, come è stato metterlo in scena?
Lo specchio magico che vediamo nel film è il cinema, o meglio, quello che l'arte in generale fa per permetterci di uscire dal nostro piccolo mondo. Ogni volta che si attraversa lo specchio non sappiamo cosa accadrà, e l'effetto sorpresa è proprio quello che volevo cogliere: oggi nel cinema non lo si vede più, è sparita l'immaginazione. Quello che cerco di fare io è sorprendere e dar gioia col cinema, come accadeva quando ero piccolo.
Il destino di Tony nel film c'entra con quello di Heath o era già previsto? E la scelta dei tre attori che lo hanno sostituito dopo la morte è stata sua?
Il copione è rimasto invariato, a cambiare è stata solo l'idea della messa in scena (i tre volti di Depp, Law e Farrell prestati al personaggio, ndr). Se li ho scelti è stato in virtù del legame che li univa ad Heath. Law ad esempio, doveva comparire solo nei volantini, mentre per la parte finale il più adatto era Colin perchè il più dark dei tre.
Sappiamo che dopo la sua scomparsa molti attori si proposero per il ruolo, è vero che ha detto di no anche a Tom Cruise?
Sì, Tom non era un suo amico stretto e io volevo solo persone che lo conoscessero bene.
Abbiamo scoperto da poco che Heath si cimentava con la regia. Qui troviamo il suo contributo in questo senso?
Era realmente deciso a diventare regista, già ai tempi de I fratelli Grimm e l'incantevole strega, faceva in continuazione domande per imparare il mestiere. Credo sarebbe stato grande. Qui cambiava in continuazione dialoghi e battute e tenere il passo con la sua energia è stato difficile: inizialmente volevo correggere i titoli ed inserirlo come co-regista. All'epoca girava già dei videoclip, e proprio mentre ne stava facendo uno mi diede un biglietto con scritto: “Posso avere io la parte di Tony?”
Come avete affrontato i problemi derivanti dalla tragedia?
(Risponde il produttore) Eravamo tutti molto preoccupati perché era essenziale che i finanziatori non ci abbandonassero. Per 3 settimane Terry lavorò sulla sceneggiatura coinvolgendo alla fine i tre attori. La troupe si è comportata come una grande famiglia per aiutarlo a portar avanti questo progetto. Una volta saputo che Johnny, Colin e Jude avrebbero partecipato, tutti i distributori sono stati molto disponibili mentre le assicurazioni si chiedevano quanto sarebbe costato averli tutti e tre. Ma loro hanno devoluto tutti i proventi all'eredità di Heath.
Ha pensato a Shakespeare per questo film?
Ovviamente. Dentro ci sono Prospero, La Tempesta e Re Lear ecco perché solo Plummer poteva interpretare Parnassus.
C'è anche il mito di Faust in Parnassus?
Certo, Faust è sempre con noi: il diavolo ci attende.
Com'è stata la post produzione?
Gli effetti speciali sono stati complicati, specie perché eravamo a corto di soldi. C'è della computer graphic ma soprattutto abbiamo usato il blue screen. La cosa più difficile è stato realizzare tanti mondi, con protagonisti e artisti diversi: ma questo accadeva già con Heath. Lui indossava sempre una maschera, aveva creato un personaggio camaleontico: a seconda del tipo di seduttore che impersonava, passava dal perfetto british, al cockney, all'accento australiano.
Dove ha trovato l'ispirazione per il tempio che vediamo nel film? E per il raccontare storie come “motore del mondo”?
Io sono un prodotto degli anni '60, epoca in cui abbiamo scoperto le filosofie orientali. Il tempio che vedete deriva da un melange di antiche filosofie ed in realtà ne abbiamo addirittura creata una! Se fate attenzione al mantra recitato in sottofondo viene fuori una sorta di ebraismo tibetano. Per quanto riguarda la seconda domanda, noi viviamo in un mondo fatto di storie. Sarebbe bello se la gente leggesse di più, perché quello che ci fa andare avanti è la nostra fantasia.