FESTIVAL DI ROMA 2011 – "Franca la prima", di Sabina Guzzanti (Extra – Concorso)

In origine ci sono una serie di serate celebrative ideate da Sabina Guzzanti e Franca Valeri e portate in giro per i teatri italiani lo scorso anno. Spettacolo in cui la Guzzanti racconta una delle più grandi attrici italiane del secolo scorso dialogando e facendo domande direttamente sul palco alla creatrice di personaggi indimenticabili per l'immaginario collettivo italiano come la Signorina Snob e la Sora Cecioni. Il documentario diretto dall'autrice di Viva Zapatero! parte così da questo incontro professionale ma soprattutto umano. Ecco che nella prima parte alla Guzzanti interessa ripercorrere la storia artistica della Valeri, affidando gran parte del lavoro filologico al critico Sandro Avanzo, ampiamente intervistato nel corso dell'opera. Vengono quindi ripercorsi i suoi esordi nel cabaret di cui è stata una dei pionieri con il trio dei Gobbi (Valeri, Bonucci, Caprioli), la collaborazione cinematografica con Caprioli e Sordi e la sua carriera come commediografa e "narratrice" dei vizi delle donne italiane medio-borghesi degli anni Sessanta. I momenti migliori sono quelli di confidenza intima tra le due donne artiste. Frammenti di intervista che lasciano trapelare tutta la carica anticomformista e sincera della novantunenne Valeri, soprattutto quando racconta il suo percorso privato, rivendicando la propria libertà artistica, ma anche sentimentale, umana.
Nonostante il fascino contagioso di una delle più grandi artiste italiane viventi, geniale presenza "multimediale" che ha scritto pagine decisive in ambito teatrale, cinematografico e televisivo, il profilo che la Guzzanti ha dedicato alla sua musa ha purtroppo il sapore amaro dell'occasione sprecata, colpa soprattutto di una inaspettata avarizia nell'utilizzo delle immagini di repertorio – davvero scarne e poco appaganti nel celebrare il talento dell'attrice milanese – e di una invasività della regista che, soprattutto nella seconda parte, rischia di fagocitare il personaggio della Valeri. La sensazione è che alla Guzzanti interessi soprattutto raccontare la Franca Valeri attuale e contestualizzare la sua figura nella decadente situazione culturale dell'Italia di oggi.  Strada facendo viene infatti a crearsi quasi una sorta di curioso transfert tra intervistatrice e intervistata in cui l'inclinazione ideologica della regista – e la sua personalità – emergono gradualmente fino a risucchiare la protagonista, e il racconto da una dimensione individuale e privata diventa prima generazionale e poi apertamente pubblico, con l'epilogo dedicato all'occupazione del Teatro Valle emotivamente efficace ma che sta a dimostrare un percorso testimoniale che è forse troppo apertamente "guzzantiano".