FESTIVAL DI ROMA 2011 – Il cuore grande dell'Auditorium

Festival di RomaDonne e italianità. Queste le due parole chiave della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, presentato oggi nell’ormai consueta cornice dell’Auditorium. Alla conferenza stampa, presenti gli organizzatori e le principali cariche politiche territoriali, a sottolineare lo stretto legame tra il Festival e Roma, ma soprattutto quello tra il cinema e la città, come evidenziato dal Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ha definito il Festival come «un momento di arte e di cultura che arricchisce il territorio» e che coinvolge tante professionalità, per un totale di 250000 addetti ai lavori. Ma non sono mancate neanche le polemiche, a cui ha dato il via il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, affermando «Non permetteremo a nessun ministro di rompere le scatole al Festival di Roma», a cui ha poi fatto eco il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Gian Luigi Rondi, con un «sottoscrivo in pieno». Hanno, allora, buttato benzina sul fuoco i giornalisti, chiedendo se alla fine il Ministero avesse elargito fondi. Risponde Francesca Via, il Direttore generale, con un secco e diplomatico «La richiesta era di 260000 euro. Abbiamo ottenuto solo il patricinio», ricordando l’importanza fondamentale del finanziamento da parte di sponsor e privati, che ammonta al 70% del totale.

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Hysteria«È stato un anno di resistenza», esordisce Piera Detassis, il Direttore artistico, nel presentare la Selezione ufficiale, che sarà giudicata da una giuria composta dai già annunciati Ennio Morricone e Roberto Bolle, a cui si aggiungono il produttore David Puttnam, Carmen Chaplin, nipote del grande Charlie e videoartist, l’attrice Debra Winger, la regista Susanne Bier (l’anno scorso al Festival con In un mondo migliore) e Pierre Thoretton, fotografo e regista. 15 i film in concorso, tra cui 4 italiani: Babycall di Pål Sletaune, La kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo, Un cuento chino di Sebastián Borensztein, Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, The Eye of the Storm di Fred Schepisi, La Femme du cinquième di Pawel Pawlikowski, Hotel Lux di Leander Haussmann, il già popolare Hysteria di Tanya Wexler, commedia romantica sull’invenzione del vibratore, Magic Valley di Jaffe Zinn, Il mio domani di Marina Spada, Il paese delle spose infelici di Pippo Mezzapesa, Poongsan di Juhn Jaihong, Une vie meilleure di Cèdric Kahn, Voyex comme ils dansent di Claude Miller, Zui Ai di Gu Changwei.

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Grandi nomi anche tra i film fuori concorso, a partire dal film di apertura, The Lady, biopic su Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace che ha trascorso venti anni agli arresti domiciliari, ultima fatica di Luc Besson, fino a My Week With Marilyn con Michelle Williams nel ruolo della Monroe e Kenneth Branagh nei panni di Laurence Olivier, passando per il film TV della HBO Too Big to Fail, che fotografa l’attuale crisi finanziaria mondiale, A Few Best Men di Stephan Elliott, già regista del cult Priscilla – La regina del deserto, e Someday This Pain Will Be Useful to You, film americano di Roberto Faenza. Ma come dicevamo all’inizio, nell’anno delle donne, non potevano mancare tante ospiti femminili a presentare i loro film, come Michelle Yeoh, Zang Ziyi, Noomi Rapace, Kristin Scott Thomas, Olivia Newton John e Maggie Gyllenhaal, tra le altre.
 

Tra i film fuori concorso anche due film d’animazione di due grandi di Hollywood: Le avventure di Tin Tin: il segreto dell’unicorno di Steven Spielberg e Hugo Cabret di Martin Scorsese, entrambi anche nella selezione ufficiale di Alice nella Città, curata da Gianluca Giannelli, il quale ha sottolineato l’integrazione tra le varie sezioni del Festival, che ha cercato di portare a Roma il talento. «Spesso il cinema di qualità trova strade per emergere» ha affermato Giannelli, sottolineando anche lo stretto legame dei film della sezione con il reale e tematiche attuali.
 

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Michael MannPezzo forte del Festival è la sezione Extra di Mario Sesti. In primis, per la Master Class di Micheal Mann, così definita dallo stesso regista, a detta di Sesti, il quale ha sottolineato il particolare amore per il cinema americano, come hanno dimostrato anche ospiti degli anni passati, tra cui Sydney Lumet, Sydney Pollack e Arthur Penn, alla memoria dei quali sono stati realizzati tre piccoli corti che verranno proiettati durante il Festival. Amore testimoniato anche dall’omaggio per Nicholas Ray, che verrà raccontato da Stewart Stern, lo sceneggiatore di Gioventù Bruciata. Altri incontri sono il quartetto Penelope Cruz/Sergio Castelletto/Emile Hirsch/Margaret Mazzantini, che precederà l’inizio del Festival, e i più tradizionali duetti tra Rubini/Scamarcio e Solarino/Marchioni, che rappresentano «una carrellata incantevole di volti e corpi su cui il cinema italiano può contare».

Ma Extra è anche sinonimo di documentari. Spiccano i nomi, in concorso, dei premi Oscar Alex Gibney con Catching Hell, Davis Guggenheim con From the Sky Down e James Marsh, fuori concorso, con Project Nim. In concorso anche il documentario shock, Dead Men Talking di Robin Newell, girato in Cina, intervistando una serie di condannati a morte una settimana prima della loro esecuzione. E, ancora, donne con Franca la prima, il documentario di Sabina Guzzanti sull’iconica Franca Valeri, Heidi Rizzo con Grazia e Furore, prodotto da Edoardo Winspeare e Case Chiuse, documentario di Filippo Soldi sullo scottante tema delle case di tolleranza.
 

Michael NymanLa sezione Focus, intitolata Punks e Patriots, sarà quest’anno dedicata al cinema britannico. «Un focus ribelle e patriota», lo definisce Gaia Morrione, la sua curatrice, «che nasce dalla cronaca degli ultimi tempi, che ha mostrato gli elementi sovversivi del Regno Unito». 7 i film della vetrina, tra cui figurano The Deep Blue Sea di Terence Davies, Page Eight di David Hare, Trishna di Michael Winterbottom e l’esordio dietro la macchina da presa di due attori, Paddy Considine con Tyrannosaur e Dexter Fletcher, che presenta Wild Bill. Novità è, invece, la retrospettiva con 12 titoli scelti da Joanna Hogg, Tilda Swinton, Michael Nyman, Terence Davies, David Hare e Hanif Kureishi (gli ultimi quattro presenti per incontri con il pubblico, come già annunciato). Come da tradizione, si affianca alla sezione cinematografica una mostra, Raise the Dead, dell’artista scozzese Douglas Gordon, noto per i suoi lavori di videoarte, come la rielaborazione di Psycho di Hitchcock in 24 Hour Psycho Back and Forth and To and From, presente anche a Roma.
 

Non mancano gli eventi speciali. Innanzitutto, la presentazione in 3D di Pina, il film di Wim Wenders dedicato a una delle icone della danza del Novecento, la tedesca Pina Bausch, scomparsa nel 2009. Wenders stesso presenterà la sua opera, progettata con la coreografa e i danzatori della sua compagnia, in una riflessione sul futuro del cinema. Per Halloween, invece, verrà proiettato a mezzanotte del 31 Insidious, l’ultimo horror di James Wan, il padre di tutti i Saw. Spazio anche all’Italia con il primo film italiano in 3D, Totò in 3D – Il più comico spettacolo del mondo, girato nel 1953 e appositamente restaurato; Tormenti – Film disegnato di Filiberto Scarpelli, nipote dello scomparso fumettista Furio, il quale ha raccolto tutti i suoi disegni per la sua opera prima; un film inedito di Lelio Luttazzi, L’illazione; e un altro film che promette polemiche, come 148 Stefano. Mostri all’inerzia, indagine drammatica e biografica sulla vicenda di Stefano Cucchi. E ancora, la mostra dedicata a Monica Vitti, in occasione dei suoi 80 anni, quella su Pisolini con allestimenti di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo e la versione restaurata di Colazione da Tiffany.
 

My Week With MarilynParallelo al Festival sarà, come di consueto, il Mercato Internazionale. «Ho sempre considerato il mercato come una sezione del Festival, una sinergia tra industria e cultura che è fondamentale.», afferma il responsabile Ciccutto «Roma è una città dove il cinema è di casa e lo è perché qui di è originato. Quest’anno, nonostante i problemi economici, si auspica che il mercato di mantenga sulle cifre dello scorso anno. Ma il mercato deve essere anche luogo dove si parla e si riflette sul futuro».
 

E a chi tenta ancora di infiammare le polemiche sulla rivalità tra Roma e altri importanti festival come Venezia e Cannes, la Detassis risponde: «Roma è un Festival con la festa nel suo DNA. Il confronto è fuorviante poiché i nostri obiettivi sono, da una parte, guardare al pubblico vero e, dall’altra, al mercato. Quella di Roma è un’anima doppia, più calda. Si tratta di una falsa querelle e si è cercato di dimostrarlo quest’anno con l’interferenza tra le varie sezioni. Noi vogliamo portare il pubblico in contatto con il cinema.» 
Supporta questa tesi Mario Sesti: «Il festival è fatto dalle persone che fanno il cinema».

 
 

Un commento

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    Che squallore, il festival e questi mediocri che lo gestiscono. Si riempiono la bocca con la parola pubblico, ma che ne sanno del pubblico chiusi li nella tomba dell'auditorium? Un altro anno del peggior festival del mondo. Quando finirà..?