FESTIVAL DI ROMA 2012 – "Mental", di P. J. Hogan (Fuori concorso)

mental

Mental concede molti omaggi a Julie Andrews e questa devozione potrebbe riassumere tutto il cinema di P. J. Hogan. Il suo ultimo film si affida di nuovo a Toni Collette, che interpreta una versione più vecchia, più disillusa ma non meno combattiva dell'eroina di Muriel's Wedding. Il ritorno alla sceneggiatura gli permette di moltiplicare  le prospettive alternative di tutti personaggi, in bilico tra la favola e l'incubo: il contrasto tra il mondo mentale e la realtà è diventato la sua firma più riconoscibile…

 

Il contrasto tra il mondo mentale e la realtà è uno dei temi ricorrenti del cinema di P. J. Hogan: ha condizionato l'esordio di Muriel's Wedding ed è emerso persino in I Love Shopping, dopo aver superato l'ostacolo e la vigilanza di Jerry Bruckheimer. L'adattamento del best-seller di Sophie Kinsella era arricchito dalla sua invidiabile capacità di rappresentare la percezione ossessiva della protagonista, che sentiva le voci dei vestiti e dei manichini attraverso le vetrine dei negozi. Il regista non rinuncia a questa inclinazione e l'abilità con cui sa entrare visivamente nei percorsi paralleli e nelle alternative dei suoi personaggi è la sua qualità più originale e apprezzabile. Il ritorno ad una produzione australiana lo riavvicina a Toni Collette, che era stata l'attrice del suo debutto. Mental non solo ha un titolo paradigmatico ma è anche un esercizio più audace: dopo aver ripreso il controllo della sceneggiatura, P. J. Hogan ha deciso di moltiplicare i mondi con i quali confrontarsi e la proliferazione delle prospettive dei personaggi esclude la possibilità di uno sguardo attendibile sulle cose. Ogni dettaglio della cittadina di Dolphin Heads vive questa ambiguità ed è difficile decifrare se appartiene alla realtà o alla fantasia. Toni Collette è un'evoluzione dell'eroina del suo primo film: è invecchiata e il suo desiderio di emancipazione e di definizione di se stessa si è scontrato con le difficoltà e gli inevitabili traumi della vita. La sua esperienza è un insegnamento per la tredicenne Coral Muchmoore, che ha tentato il suicidio ed è convinta di essere pazza come il resto della sua famiglia. La madre recita le canzoni di The Sound of Music in giardino e tratta le sue figlie come se fossero le ragazze Von Trapp, senza curarsi della commiserazione del quartiere. Quando la chiudono in manicomio, il padre è troppo impegnato a farsela con la segretaria per occuparsi di loro: carica un'autostoppista in macchina e la fa diventare la loro nuova tata. Toni Collette è un aggiornamento aggressivo e anticonformista di Mary Poppins, che adesso usa il coltello al posto della magia: i ricorrenti omaggi a Julie Andrews possono riassumere le ispirazioni del cinema di P. J. Hogan… Il suo occhio oscilla tra la favola e l'incubo: il plot ha una predilizione affettiva per l'ingenuità e lo sconforto dei suoi personaggi, ma non può risparmiargli il dolore. L'insistenza con cui la madre vuole trasformare le sue figlie in eleganti surrogati del suo musical preferito nasconde l'abbandono di un marito indifferente: la sua buonafede merita uno sguardo benevolo rispetto alla mania compulsiva per l'ordine della vicina oppure rispetto al feticismo della sorella, che odia le persone ma ama le sue delicate bambole di ceramica. Il cacciatore di squali Liev Schreiber aggiunge un ulteriore tocco grottesco: P. J. Hogan lo fa parlare con lo stesso accento di Robert Shaw in Jaws… Il suo cinema difende il diritto di immaginare una realtà più accomodante ma non smette mai di ricordare come questa necessità nasca dalla crudeltà e dalla resistenza della mondo ai nostri sogni…

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