FESTIVAL DI ROMA 2012 – “Noi non parliamo per Hollywood.” Incontro con Walter Hill, Sylvester Stallone, Alessandro Camon

walter hill sul set di bullet to the headMarco Muller in persona introduce l’incontro con la stampa del Festival della trinità regista/attore/sceneggiatore del portentoso, miracoloso Bullet to the head presentato Fuori Concorso: “Walter Hill è la rappresentazione di un cinema che ha saputo rimettersi continuamente in discussione attraverso una personalissima visione dell’idea di classico”.

Hill sorride sotto la barba: “il film è un action dai confini ben delineati, certo. In passato sia io che Sly abbiamo fatto altri film di questo genere, ma non per questo ci sentiamo uomini del passato. Bullet to the head si riallaccia ai classici dell’action tra gli anni ’70 e ’80 ma con uno sguardo moderno. Da questo punto di vista è stato fondamentale l’apporto creativo di Stallone: è stato lui a passarmi la sceneggiatura e a chiedermi di lavorarci insieme, un’idea che avevamo da tempo. E’ un uomo dalla personalità forte ma è anche un regista che ha girato dieci film, la metà dei miei, certo, ma sempre un gran numero di regie!”

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sylvester stallone in bullet to the headA proposito della sceneggiatura, Alessandro Camon come ha lavorato proprio sui riferimenti al genere?

Camon: il mio punto di riferimento principale è stato proprio 48 ore di Hill, il film centrale del filone dei buddy movie polizieschi, un sottogenere che poi si è esaurito in storie sempre meno interessanti di sbirri diversi costretti a lavorare insieme. Qui torniamo all’idea portante di due persone che si trovano ai due lati opposti della legge, costretti a interagire ma che potrebbero spararsi addosso da un momento all’altro. Nei dialoghi è stato irrinunciabile il lavoro di integrazione e reinvenzione fatto da Sly e Hill sul set.

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Stallone: in questo mestiere impari dagli errori commessi nei film che hai fatto in passato. In Bullet to the head non serviva solo l’azione o il conflitto di personalità, ma anche una grossa dose di dialoghi divertenti. Da questo punto di vista il mio personaggio, Jimmy Bobo, è come se mischiasse in sé alcuni elementi di Rocky con altri di Rambo: una figura inedita che, chissà, mi piacerebbe lanciare come nuovo personaggio per il mio pubblico, quello della mia generazione cresciuto insieme alle due mie icone principali.

L’altra sera ha ricevuto una calorosissima accoglienza dai giovani della periferia romana, a Tor Bella Monaca…

Stallone: sì, è stato come rivivere il mio passato, il posto da dove vengo e da cui sono partito per costruire la mia carriera. Ai ragazzi di Tor Bella Monaca ho ripetuto una cosa per me importantissima: non abbiate paura del fallimento, mai. Quando andai dagli Studios a riscuotere la mia paga per il primo Rocky, i produttori mi dissero che non avevano alcuna intenzione di sborsare un dollaro, e anzi mi intimarono: “torna a casa a lavorare al prossimo film!”. Fu lì che capii che Hollywood non è una storia d’amore.