FESTIVAL DI ROMA 2012 – "S. B. Io lo conoscevo bene", di Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella

E' un peccato che Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella non tengano fede al loro proposito iniziale: raccontare la storia di Silvio Berlusconi attraverso le persone che lo conoscevano e che lo hanno tradito. Il documentario smarrisce l'interesse di aprire un nuovo punto di vista sull'uomo che ha fottuto un'intera nazione e ripiega sulla solita epopea del sogno italiano. Il giudizio non cade sul tycoon ma sugli intervistati: descrivono un uomo che si è circondato di yes men manipolabili e non si accorgono che parlano di loro stessi.

L'impatto di Silvio Berlusconi sugli ultimi venti anni della vita italiana è stato tale che i documentari sulla sua carriera non mancheranno mai più. La filmografia sull'argomento è così ricca e la vita dell'ex primo ministro è stata talmente tanto sotto i riflettori dei media e della giustizia che è difficile trovare qualcosa di inedito da dire o da dimostrare. Giacomo Durzi e il giornalista d'inchiesta Giovanni Fasanella hanno manifestato un approccio nuovo ma purtroppo non hanno tenuto fede al loro proposito iniziale. La vita dell'uomo che ha fottuto un'intera nazione doveva essere raccontata dagli amici di lunga data, da quelli che lo avevano accompagnato nella prima avventura edilizia di Milano 2 e poi lo avevano abbandonato proprio all'apice dell'ennesima vittoria politica del 2008. S. B. Io lo conoscevo bene non ha insistito su un'intuizione geniale e non ha creduto alla possibilità di una serie di racconti incrociati ed incoerenti che avrebbero potuto trasformare le interviste in una biografia alla Citizen Kane. E' paradossale come la vita di Silvio Berlusconi sia stata spesso accostata al film di Orson Welles ma nessuno si è mai preoccupato di ricostruirla attraverso la ricerca della sua rosebud personale. I contributi del suo primo avvocato Vittorio Dotti e del vecchio sindaco milanese Paolo Pillitteri sono gli unici ad andare verso questa strada e a dividersi sulla conclusione: il legale si è ormai rassegnato al ricordo di quell'imprenditore rampante con cui giocava a tennis mentre l'ex socialista ha ancora nostalgia del berlusconismo e di quei tempi in cui la sua città era il centro della vita italiana. Gli altri partecipanti si appiattiscono sul commento alla solita epopea del palazzinaro che diventa editore e poi primo ministro e offrono la loro opinione alle immagini di repertorio di eventi che sono ormai noti a tutti. Il film si concentra molto sull'ultimo periodo boccaccesco del bunga bunga e di quella che Paolo Guzzanti definisce mignottocrazia: forse Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella si sono accorti in corsa di come il loro film avesse cambiato il suo indirizzo in corsa. Il giudizio non è tanto su Silvio Berlusconi e la sua era politica ma sulla parabola del potere: i traditori e i congiuranti condannano lo stile di vita e la progressiva incontinenza verbale e sessuale del loro mecenate non per i suoi effetti sull'economia e l'immagine dell'Italia ma perchè le olgettine e le soubrette li hanno scalzati dai favori e della condivisione del comando. E quando descrivono un tycoon che si è sempre circondato di yes men manipolabili non si accorgono che stanno parlando anche di loro stessi.

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    Un commento

    • totalmente in disaccordo con quello che è scritto, il film è un'ottima ricostruzione della storia dell'uomo che viene ritratto per la prima volta con grande efficacia proprio perché viene raccontato da chi gli è stato vicino nelle varie fasi della sua vita professionale, personale e soprattutto politica, offrendo un contributo straordinario alla comprensione del fenomeno patologico del berlusconismo, e offrendo finalmente un punto di vista inedito del grande romanzo della vita di berlusconi, suscitando molte riflessioni, andando lì all'origine e alle fondamenta del consenso e della delusione, poi, di un sogno mai realizzato. credo che l'autore dell'articolo non abbia visto il film se dice, inoltre, che SB si concentra molto sull'epopea boccaccesca del bung bunga , al quale è dedicato una manciata (ma nemmeno) di minuti nel capitolo finale.