FESTIVAL DI ROMA 2013 – Cinechat con Spike Jonze

Spike Jonze FEstival di Roma Si è svolta al Festival di Roma la cinechat con il regista statunitense Spike Jonze. Un'occasione per parlare del suo ultimo film Her, presentato ieri, e in generale per discutere del suo cinema. 

 

 

 Il suo nuovo film Her, parla del rapporto con la tecnologia ma anche di intimità e solitudine. Come ha lavorato per ottenere questa intimità e come ha definito i luoghi del film? 

 

Ogni set è un mondo a parte. In questo caso per ottenere l'intimità raccontata nel film abbiamo prima dovuto creala sul set: eravamo pochissimi, sei o sette persone, ognuno dei quali ha contribuito. Con Joaquin Phoenix, in fase di preparazione, ci siamo visti per quasi un anno: leggevamo la sceneggiatura, parlavamo del personaggio, di questa apertura necessaria per interpretare Theodor, della necessità di mostrare la sua interiorità. Durante le riprese abbiamo lavorato con un'altra attrice che era presente sul set ed interagiva con Joaquin ma ci siamo resi conto che non funzionava così in post produzione è subentrata Scarlett. Con lei lo stesso: in sala di registrazione eravamo in tre, io o Joaquin le davamo le battute, tutto questo per creare l'intimità necessaria.

Per quanto riguarda i luoghi, il film è ambientato nella Los Angeles del futuro e girato effettivamente tra Los Angeles e Shangai, una città molto moderna. Abbiamo cercato un modo di creare un futuro adatto alla nostra storia, un ambiente comodo quindi, in cui vivere è facile. Eppure anche in un contesto così gradevole si può essere soli, come Theodor, ed è ancora più dura perchè possiedi tutti gli agi.

 

 

Lei ha girato molti spot e video musicali, come hanno influenzato il suo cinema? E come sono stati contaminate a loro volta da esso?

 

Penso di appartenere alla  prima generazione che è cresciuta con una telecamera personale, ne ho sempre avuta una dunque non ho mai imparato a  distinguere le varie forme. Ho cominciato facendo video ai miei amici in situazioni quotidiane, per me era importante  filmare qualsiasi cosa. Credo di aver mantenuto questa libertà. Tuttavia, quando ho comiciato a fare film, la cosa che mi interessava era soprattutto lavorare sui personaggi con gli attori, più che l'aspetto visivo. Pensando ai film che mi avevano emozionato di più, erano tutti caratterizzati da performance attoriali straordinarie.

 

 

 

La sua creatività ricorda quella dei bambini. Possiede una tecnica particolare?

 

Quando lavori con i grandi artisti, come Meryl Streep ne Il ladro di orchidee, ti rendi conto che hanno un senso fortissimo del gioco e dell'esplorazione. Proprio come i bambini che sono nuovi nel mondo e non hanno costruzioni mentali, non vivono le nostre regole: è affascinante osservarli mentre ancora stanno capendo come funzionano le cose. Un po' come il personaggio di Samantha. Lei arriva nel mondo come un bambino: non ha imparato ad avere paura nè a conoscere se stessa, lo farà nel corso del film.

 

 

Quale è il suo rapporto con gli Arcade Fire, che hanno curato la colonna sonora del film? 

Conosco gli Arcade Fire dal loro primo disco, siamo molto amici. Per loro, ho filmato uno dei primi concerti e girato diversi videoclip. Quando ho iniziato a scrivere questa storia, pensando alla colonna sonora ho pensato che sarebbero stati perfetti. In quel periodo, stavano lavorando al loro ultimo album, Reflecktor. Credo che ci sia una connessione forte tra Reflecktor e la colonna sonora di Her.

 

 

Che consiglio darebbe ad un giovane regista agli inizi?

 

Non sono bravo a dare consigli e, in generale, non credo che esista un unico modo di fare le cose. Io sono stato molto fortunato con le persone che ho incontrato in questo lavoro, molti dei quali sono diventati miei amici, con cui ci siamo confrontati e contaminati. Una persona fondamentale nel mio lavoro è stato sicuramente Charlie Kaufman, con cui ho scritto i miei due primi film, Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee. Con lui siamo cresciuti insieme ed è lo sceneggiatore che preferisco, tutto quello che scrive mi affascina, è la prima persona che chiamo o che vedo quando scrivo qualcosa.