FESTIVAL DI ROMA 2013 – Gods Behaving Badly, di Marc Turtletaub (Fuori Concorso)

gods gods behaving badlyCommedia romantica interpretata da un cast stellare e diretta dal produttore Marc Turtletaub. Le onnipotenti divinità dell’Antica Grecia, ormai segregate in una “brownstone house” della New York contemporanea, con i poteri che tendono sempre più ad affievolirsi, minacciano la sopravvivenza del genere umano, immischiandosi nella vita di una giovane coppia di mortali. Apollo (Oliver Platt) s’innamora di Kate (Alicia Silverstone) perché trafitto da una freccia di Eros (Gideon Glick), su ordine della madre Afrodite (Sharon Stone). Tutto ciò si ritorce contro, perché Apollo subendo il rifiuto della ragazza, decide di spegnere il sole con le poche forze rimastegli, cadendo in una sorta d’ibernazione. Il mondo rischia il congelamento e Zeus (Christopher Walken), un paranoico che vive recluso in una stanza, decide di uscire, sentendosi minacciato dal fratello Ade (John Turturro), intento a spodestarlo dal trono degli Dei. Solo Neil (Ebon Moss-Bachrach), l’impacciato e timido compagno di scarabeo di Kate, può salvare il mondo dalla catastrofe.

 

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Tratto dall’omonimo romanzo (tradotto in “Divini capricci”) della scrittrice inglese Marie Phillips, Marc Turtletaub, dopo aver diretto nel 2009 il cortometraggio Looking at Animals e aver prodotto titoli di successo, su tutti Little Miss Sunshine, realizza il suo primo lungometraggio sul senso del valore dell’antichità, del sapere supremo caduto in disgrazia, costretto a sopravvivere nella nostra società contemporanea che non crede più nella sua forza propulsiva. Trasposizione più glamour ed edulcorata, con un tono leggero che trascura gli aspetti legati alla paura di invecchiare e sull’inevitabilità della morte, ponendo l’accento sugli elementi romantici e comici della storia. L’accusa che si potrebbe fare al film è di aver confuso la godsleggerezza con la superficialità. Davvero scarsa è la capacità di reggere un ritmo adeguato al cast disponibile e forse è prematuro poter individuare l’identità stilistica dell’autore, ancora troppo acerbo e indeciso sulla condotta da tenere. Piacevole e divertente non riesce ad esserlo pienamente, perché probabilmente soffre di una specie di strabismo strutturale, intenzionato a perseguire il giusto equilibrio con le diverse sfaccettature che la storia potenzialmente detiene. È l’uso degli esterni che rileva molto più di quanto sembri. Sarebbe potuto essere magari un film di supereroi “inquadrato” in una commedia romantica, “chiuso” in una cappa di realismo magico. E i rimandi all’ondata Marvel partivano automaticamente. Manca però il coraggio del fumetto commovente, dell’epicità fuorviante. La mitologia del cinema non è stavolta l’idea che i miti non siano entità astratte, immutabili o codificate in una qualche vetustissima sorgente, ma che esistano per noi sotto forma di storie conservate, ciascuna legata a un’epoca, all’espressione di un’anima.            

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