FESTIVAL DI ROMA 2013 – Orlando ferito- Roland blessé, di Vincent Dieutre (Cinemaxxi)

Orlando ferito

Quanta tenerezza nel modo in cui Dieutre intreccia la sua vita privata, i suoi dolci incontri passeggeri, all'attualità e all'arte dei pupi. Tutto parte dall'articolo di Pasolini del 1975 che denunciava la scomparsa delle lucciole, visto come un genocidio culturale, l’ultimo crimine di un nuovo fascismo peggiore del precedente.

Orlando ferito

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Vincent Dieutre balla con l'uomo che tanto liberamente ama. Lo accarezza sotto la doccia, appoggia la testa sulle sue gambe, lo tradisce con immensa fedeltà, lo accoglie con amore ogni volta che torna. Sì perchè Luigi è deluso dall'Italia, dalla sua politica, dal suo sistema mediatico, e proprio per questo ha deciso di andare via lontano. E tuttavia quando torna a trovare il (non) suo Vincent a Palermo, le certezze vacillano: quanta bellezza investe il capoluogo siciliano.
Vincent Dieutre ha scelto la Sicilia in rappresentanza dell'Europa intera per analizzare e denunciare la crisi politica, morale ed estetica che invade il vecchio continente. Tutto parte dall'articolo di Pasolini del 1975 che denunciava la scomparsa delle lucciole, visto come un genocidio culturale, l’ultimo crimine di un nuovo fascismo peggiore del precedente: il neocapitalismo. Da allora parlare di lucciole equivale metaforicamente a soffermarsi sui tratti del mondo umano che rischiano di scomparire (e che Pasolini, con profonda amarezza, decretava scomparsi) di fronte all’avanzata irreversibile della stereotipia sociale che porta al trionfo del castello di menzogne. A più di trent'anni di distanza il filosofo Didi-Huberman riprende quell'articolo e scrive il saggio Come le lucciole, in cui apre a un’idea di sopravvivenza: nella sua visione il declino non prelude alla catastrofe antropologica ma è una risorsa vitale. Elementi del passato, di ciò che sembra destinato alla sparizione, restano come sopravvivenze.
Tutto questo materiale e questo messaggio positivo viene utilizzato da Dieutre per parlare dell'oggi. Una vacanza in Sicilia è l'occasione per guardare il presente scritto sui muri e sui volti degli abitanti con cui parla. Ma il vero protagonista visivo del film non sono le interviste, le parole rubate, le persone incontrate, ma è la madre di tutte le arti: l'arte dei pupi. Un maestro burattinaio mette in scena una nuova versione dell'Orlando Furioso, laddove il celebre protagonista viene salvato da Lucciolino, un pupo che rappresenta l'intera umanità, un Luccioino-Lucciolina che salva Orlando dalla follia.
Quanta tenerezza nel modo in cui Dieutre intreccia la sua vita privata, i suoi dolci incontri passeggeri, all'attualità fatta di barconi della speranza, di lotta per i diritti queer, di mafie, di menzogne mediatiche e lavaggio del cervello. Scatta foto, fa interviste, riprende di nascosto, entra nelle case della gente. Quando inquadra i burattini non riesce a distaccarsi da ciò che li circonda, dal maestro che li dirige con tanto amore. Dieutre è innamorato del genere umano e convinto della possibilità di riscatto, del fatto che le lucciole esistono ancora è che siamo (anche) noi.

 

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