FESTIVAL DI ROMA 2013 – Tales from the Dark 1 e 2 (Fuori Concorso)

tales from the dark
Sei grandi registi di Hong Kong firmano sei episodi horror tratti dai racconti della scrittrice Lilian Lee. Queste storie di fantasmi cinesi confermano l'infallibilità di una cinematografia, capacissima di mettere insieme le regole del genere con tutto un apparato teorico sul conflitto tra l'immagine contemporanea e le tradizioni del passato. Alla fine è il malinconico dolore della vita/morte a segnare i destini di spettri ed esseri umani

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Sei grandi registi di Hong Kong firmano sei episodi horror tratti dai racconti della scrittrice Lilian Lee. Un film diviso in due parti ognuno dei quali contiene tre capitoli con i fantasmi al centro della narrazione. Tales from the Dark 1, il più riuscito, contiene opere dirette da Simon Yam, Chi Ngai Lee e Fruit Chan. Nel primo capitolo, Stolen Goods, Simon Yam ci immerge nel delirio dell'emarginato Kwan, la cui incapacità di trovarsi un lavoro per pagare la rata d'affitto scaduta lo porta a compiere un crimine davvero inadatto ai più superstiziosi: profanare le tombe di un cimitero e rubare le reliquie per poi chiedere riscatto in denaro ai famigliari. Ovviamente questa sua azione scatenerà la vendetta degli spiriti delle tombe profanate. A Word in the Palm è la tenera storia di una ragazzina fantasma che intende vendicarsi nei confronti della moglie incinta del maestro di nuoto di cui era perdutamente innamorata prima di suicidarsi. Il compito di impedirle di fare del male e di confessare il tragico gesto che l'ha portata alla morte spetterà allo specialista del mondo dell'occulto Ho. Jingzhe di Fruit Chan è il terzo dei 24 periodi solari durante i quali secondo una antica tradizione attraverso degli esorcismi è possibile lanciare malefici alle persone ostili. L'anziana Chu pratica da anni questa magia. Una notte riceve il fantasma di una ragazza che le chiede di uccidere quattro persone.
La formula delle tre storie funziona sperimentando i ritmi e le variazioni rappresentative della forma breve con sfumature psicologiche e sociali . Se Yam lavora soprattutto sull'efficacia degli startle effect, più ricchi e autoriali risultano essere i capitoli firmati da Chi Ngai Lee e Fruit Chan. Il primo meravigliosamente sospeso tra le cupe atmosfere horror del cinema orientale e colorite divagazioni da commedia hongkongese, riflette soprattutto sulla caducità dei sentimenti e le menzogne che li sorreggono, mentre Jingzhe con progressivo uso della tensione e memorabile incipit semidocumentaristico è certamente l'episodio migliore, con omaggi alla metropoli notturna e alle violente esplosioni di un mondo dominato dal rito e dall'ineluttabilità del male.

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Tales from the Dark 2 recupera la struttura tripartita, riformula gli elementi melodrammatici con maggiori inclinazioni erotiche (l'episodio diretto da Gordon Chan intitolato Pillow) e tecnologiche (Hide and seek di Lawrence Law) rilanciando una confezione seriale che trae spunto dalla letteratura per mantenere saldo l'imprescindibile legame tra quotidianità, orrore ed esisitenzialismo.
Complessivamente queste storie di fantasmi cinesi confermano l'infallibilità di una cinematografia, capacissima di mettere insieme le regole del genere con tutto un apparato teorico sul conflitto tra l'immagine contemporanea e le tradizioni del passato. Alla fine è il malinconico dolore della vita/morte a segnare i destini di spettri ed esseri umani. Storie di solitudini, corpi evanescenti, anime perdute che attraversano strade, specchi, banchi di scuola e squallidi appartamenti di città in attesa di reincarnarsi, vendicare le ingiustizie patite e cercare un riscatto verso il mondo dei vivi.

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