FESTIVAL DI ROMA 2014 – Andiamo a quel paese. Incontro con i registi Ficarra e Picone, i produttori e il cast

Quinto film da registi e attori per il duo siciliano, girato in un piccolo centro della provincia di Siracusa e con un taglio da commedia all’italiana, segnato dalla comicità non-sense degli interpreti. Salvo e Valentino sono costretti a lasciare Palermo perché senza lavoro e ritornano nel paese d’origine. Per sbarcare il lunario mettono su un’attività assistenzialista abusiva sfruttando le pensioni dei parenti anziani

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Andiamo a quel paese è il quinto film da registi e attori per il duo siciliano, girato in un piccolo centro della provincia di Siracusa e con un taglio da commedia all’italiana, segnato dalla comicità non-sense degli interpreti. Salvo e Valentino sono costretti a lasciare Palermo perché rimasti senza lavoro e ritornano nel paese d’origine. Per sbarcare il lunario mettono su un’attività assistenzialista: l’appartamento della suocera di Salvo viene trasformato in una sorta di ospizio abusivo, per sfruttare ormai l’unica risorsa economica rimasta, la pensione dei parenti anziani ospitati. Da qui nasceranno vari equivoci e intrecci inaspettati, lasciando emergere una divertente e dolente riflessione sul presente. In conferenza presenti gli autori, e il cast completo: Francesco Paolantoni, Nino Frassica, Fatima Trotta, Mariano Rigillo, Tiziano Lodato, Lily Tirinnanzi

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Nel piccolo centro dove avete girato, che tipo di Sicilia volevate mostrare?
Valentino Picone.
La Sicilia reale, quella abbiamo trovato e quella volevamo mostrare. Anche molte persone presenti nel film sono realmente del posto.
Salvo Ficarra. Voglio ringraziare innanzitutto la squadra al completo che ha permesso la realizzazione di questo film. Gli sceneggiatori Fabrizio Testini, Edoardo De Angelis, Devor De Pascalis, il direttore della fotografia Roberto Forza, il curatore delle musiche Carlo Crivelli, Lello Analfino, autore della canzone “Cocciu d’amuri”, la scenografa Paola Bizzarri, l’aiuto regista Gianni Costantino, il montatore Claudio Di Mauro, la costumista Cristina Francioni e il produttore Attilio De Razza.
 
 
Il personaggio del prete, interpretato da Mariano Rigillo, per la sua scelta finale, vorrebbe influenzare l’attuale Papa, forzargli la mano?
Salvo Ficarra.
Proponiamo la castità per i politici che andrebbero rinchiusi nei monasteri. In realtà, avevamo paura che la nostra scelta di sceneggiatura avrebbe potuto bloccare l’uscita del film da parte del Santo Padre…
 
 
Com’è stata l’accoglienza in paese e perché avete scelto proprio Rosolini?
Valentino Picone. All’inizio cercavamo una piazza che potesse fare al caso nostro. Abbiamo girato diversi centri, ma quando abbiamo scoperto Rosolini (nel film viene chiamato Monteforte), non abbiamo avuto più dubbi. Rosolini ha una piazza cinematografica e siamo stati felicissimi della scelta. Anzi, abbiamo subito pensato chissà quanti film già hanno girato in questo posto.
Salvo Ficarra. Abbiamo scoperto che tutta la provincia nei dintorni di Rosolini era sta già battuta da set cinematografici, come quello di Montalbano o quelli di Elio Preti molti anni prima. Per Rosolini, stranamente, era la prima volta in assoluto. Poi abbiamo chiesto ai politici che per tutto il tempo delle riprese ci fosse il sole, e siamo stati accontentati. L’accoglienza ovviamente è stata fantastica, abbiamo dovuto frenare l’entusiasmo del paese, anche perché tutti ci chiedevano di partecipare attivamente al film.
 
 
Sulla pratica della raccomandazione vi siete sbizzarriti…
Salvo Ficarra. Avrei voluto fare coppia con Paolantoni, ma Picone mi è stato raccomandato…
 
 
Per tutti i protagonisti, com’è stato lavorare con Ficarra e Picone?
Mariano Rigillo. Inizialmente, quando mi è stato proposto questo ruolo, ero abbastanza scettico, perché ho sempre lavorato in contesti piuttosto lontani da quelli della commedia. Poi invece ho dovuto ricredermi, perché sento di aver fatto la scelta giusta. Oltre ad essere bravi, Ficarra e Picone, sono anche due autori meticolosi, pignoli e quindi mi hanno dato la sensazione di lavorare in un film importante. Sono molto competenti anche tecnicamente e conoscono meravigliosamente i tempi comici.
Lily Tirinnanzi. È stata una grande fortuna averli conosciuti.
Tiziana Lodato. Sono bravi e grandi registi. Porterò sempre con me questo grande gioco fatto con rigore.
Fatima Trotta. Sono due belle persone, umili e competenti.
Nino Frassica: A Rosolini mi hanno regalato formaggi, due buoi… Ficarra e Picone li conosco da sempre e non posso che avallare quello che è stato già detto.
Francesco Paolantoni. Oltre il talento, sono brave persone, rare e intelligenti. Io con loro mi sono molto divertito.
Valentino Picone. Devo aggiungere che il personaggio di Paolantoni, il brigadiere, non era facile da rendere, perché doveva mostrarsi un personaggio verosimile, nonostante alcuni tratti che lo rendevano un po’ eccessivo.
 
 
Il luogo ricorda un po’ Pane, amore e fantasia…
Salvo Ficarra. Il luogo effettivamente ha influito sulla sceneggiatura, ma non eccessivamente. Noi cerchiamo sempre di rispettare la scrittura di partenza dei nostri film. Ci sono improvvisazioni, cambi minimi di scena, ma senza esagerare. Anche gli attori ci aiutano molto nella stesura definitiva delle scene.
 
Le pensioni di 1400 euro di alcuni pensionati del film, non sono troppo alte rispetto a quelle reali?
Valentino Picone. Si effettivamente sono alte, ma bisogna comunque considerare ottanta euro in più
 
 
A proposito di Renzi…
Valentino Picone. Renzi le dice bene le cose
Salvo Ficarra. Quando lo becchi in televisione stai bene, vorresti sempre tenerlo al tuo fianco, il problema è quando cambi canale e ti accorgi che le cose in Italia non vanno.  

 

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