FESTIVAL DI ROMA 2014 – Tavola rotonda sul cinema gotico italiano

A conclusione della retrospettiva Danze Macabre, si è tenuta al MAXXI una tavola rotonda moderata da Marco Giusti e Steve Della Casa. All’incontro, aperto da Marco Müller, sono intervenuti Lamberto Bava e Edoardo Margheriti, i registi Sergio Garrone, Ruggero Deodato e Corrado Farina, e gli attori Giorgio Ardisson e Malisa Longo

A conclusione della retrospettiva Danze Macabre, si è tenuta al MAXXI una tavola rotonda moderata da Marco Giusti e Steve Della Casa, autori del volume Gotico italiano. Il cinema orrorifico 1956-1979, pubblicato dal Centro Sperimentale di Cinematografia. All’incontro, aperto da Marco Müller, sono intervenuti Lamberto BavaEdoardo Margheriti, i registi Sergio Garrone, Ruggero Deodato e Corrado Farina, e gli attori Giorgio Ardisson e Malisa Longo.

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Müller
: Il cinema gotico italiano ha costretto gli autori a fare i conti con le componenti essenziali del cinema, colori, luci, forme. In una parola: lo stile. Qualcosa di cui abbiamo ancora bisogno nello stato attuale del nostro cinema.

Della Casa: Orrorrifico è un aggettivo coniato dai critici e dai vice negli anni ’60 per recensire questi film. All’epoca questo genere era fatto in tutto il mondo, pensiamo alla Hammer in Gran Bretagna e a Roger Corman negli Stati Uniti con il ciclo interpretato da Vincent Price. La novità italiana era che mancava una tradizione nazionale di letteratura gotica. Bava, Freda, Margheriti dovevano inventare. E hanno trovato uno stile personale che presentava tratti in comune. Prima di tutto hanno inventato uno star system, famoso è il caso di Barbara Steele. E poi una maniera immaginifica e visuale di fare cinema a basso costo riconosciuta subito in Francia e tributata ancora oggi. Prova tangibile sono gli omaggi di Tarantino, Burton, i Coen e Joe Dante.

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Giusti
: I film gotici di quegli anni ebbero subito un lancio critico pazzesco da parte dei Cahiers du Cinéma e Positif, cosa che diede noia alla nostra critica. A tal punto che negli anni successivi è stato difficile portare i film di Bava a Venezia. Ma com’erano visti questi film dai produttori? Mentre il peplum, così come il western e il cinema comico andavano benissimo, l’horror in Italia non aveva lo stesso successo. All’estero invece c’era un mercato forte…


L. Bava
: Sì, il cinema a quei tempi era una grande industria. Mi ricordo che La maschera del demonio in America fu un incasso strepitoso, in Italia andò male. Per questo in quel momento mio padre ha cercato di unire l’horror con il peplum facendo Ercole al centro della Terra.


Deodato
: È proprio vero. Di recente sono stato in un’università inglese e quando ho chiesto agli studenti chi fossero per loro i veri maestri, non mi hanno risposto Rossellini, Scola, Fellini o Bolognini ma mi hanno detto che loro considerano solo il cinema di genere.

 

Che ricordi avete di quei film?
 

E. Margheriti: Mio padre fece nel ’64 Danza macabra. Il film nasce come progetto di Sergio Corbucci che poi, per impegni di lavoro, suggerì di affidarlo a Margheriti. Non è mai stato il suo film preferito, però gli piaceva il fatto che fosse in bianco e nero. Le scenografie sono un recupero dal Monaco di Monza con Totò. Le riprese sono state fatte di corsa, in due settimane e un giorno.

Ardisson: Di Bava ho un ricordo bellissimo, era una persona molto umile e preparata. Con lui ho fatto Teseo in Ercole al centro della Terra. Margheriti lo ricordo sempre con un bicchiere di whisky in mano. Con lui recitai in I lunghi capelli della morte insieme a Barbara Steele.

Longo: Con Margheriti ho girato Nude… si muore. La scena in cui vengo uccisa è simile a quella di Psycho, sono sotto la doccia e vengo strangolata. Lui era una persona deliziosa, io e mio marito lo frequentavamo anche al di fuori del set. Con Fulci ho fatto un thriller, Una sull’altra, e Un gatto nel cervello che invece è dell’orrore. Ancora oggi quando andiamo in giro nei festival o a eventi speciali ci sono sempre molti appassionati.


Farina
: Ho fatto due film, uno sui vampiri, Hanno cambiato faccia, e uno su una strega, Baba Yaga, ma non possono essere considerati horror o gotici. Sono fantastici. L’ispirazione mi è venuta dopo aver visto I vampiri di Freda e Dracula il vampiro di Fisher. Mi sono sembrati straordinari.

Garrone: Il mio rapporto con l’horror è variegato. Non sono mai partito per fare un film in particolare. Noi autori di cinema abbiamo un grosso difetto: la nostra arte costa molto. E non possiamo esprimerci come vorremmo. Per realizzare un film bisogna mirare sia al contenuto che alla forma. La forma è nostra. Da ragazzino sono rimasto affascinato dalle inquadrature del Dottor Mabuse, del Gabinetto del dottor Caligari e di Ivan il Terribile. Per questo ho preferito sempre lavorare sull’attenzione del momento rispetto alla semplice azione. Ho realizzato Le amanti del mostro e La mano che nutre la morte dando spazio proprio alle atmosfere.

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