FESTIVAL DI ROMA 2014 – The Narrow Frame of Midnight, di Tala Hadid (Cinema d'oggi)

Dal Marocco alla Turchia, e poi fino a Baghdad. E' una strada fatta di sangue e polvere quella intrapresa da Aicha e Zacaria. Lei, piccola orfana senza famiglia, si ritrova in balia di una coppia di criminali, intenzionati a venderla in Europa. Lui, invece, è uno scrittore iracheno, segnato da una vita di dolori passati e in cerca del fantasma di un fratello scomparso, forse vittima delle sue idee rivoluzionarie. Il loro incontro, fortuito, durerà solo qualche ora, ma li condizionerà, legandoli per sempre.

Tala Hadid, artista londinese e figlia di esuli iracheno-marocchini, torna alle proprie origini e racconta il disastro della terra dei propri avi. I luoghi e le persone catturate dal suo occhio provengono da un mondo violento e stanco, un universo dove ogni sentimento, ogni prova di coraggio, ogni lacrima è piena di una rassegnazione disperata.

La fuga di salvezza di Aicha e la discesa agli inferi di Zacaria, sono entrambe traiettorie umane di un disagio. I loro volti impertubabili, stoici nel sopportare il peso di un passato pieno di commiserazioni e un futuro di incertezze drammatiche, sono le stesse facce di popoli lasciati a se stessi, di famiglie costrette a vivere situazioni insopportabili. Con una sensibilità in bilico tra il buonismo occidentale e l'urgenza di chi si sente coinvolto in prima persona, la Hadid cerca di mettere il suo indiscutibile talento visivo al servizio della sua storia.

I luoghi fotografati dalla regista (incredibilmente simili a quelli dell'Italia meridionale) diventano scenari di racconto di Morte, dove ogni respiro trasmette continui rimpianti di vite perdute, di felicità irrecuperabili e irripetibili. Persino le risate di gioia finali di Aiche, finalmente libera dai suoi rapitori/compratori, non possono che accrescere il senso profondo di malinconia. Come a sottolineare, ancora una volta, l'inconsistenza dei brevi momenti di spensieratezza.