Film della Critica: I Figli del Fiume Giallo, Sarah & Saleem, John McEnroe

Il SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) ha selezionato come Film della Critica Sarah & Saleem – Là dove nulla è possibile di Muayad Alayan (titolo originale: The Reports on Sarah and Saleem), in sala dal 24 aprile scorso e distribuito da Satine Film, Premio Speciale della Giuria al Festival di Rotterdam, con la seguente motivazione:

Addentrandosi in una relazione extraconiugale a Gerusalemme tra un palestinese e una ebrea, il regista fa esplodere con una tensione progressiva

una dinamica conflittuale, che presto abbandona la questione privata, ponendo in un contesto scopertamente sociale, questioni politiche e morali,

dove desiderio e tradimento assumono significati inestricabili.

A questo si aggiunge la menzione anche per John McEnroe – L’impero della perfezione (John McEnroe – In the realm of perfection) di Julien Faraut, distribuito da Just Wanted srl a partire da lunedì 6 maggio, dopo la vittoria all’ultima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. La motivazione:


Recuperando e analizzando materiale girato da Gil de Karmadec – primo direttore tecnico nella storia della Federazione francese di tennis e autore di documentari didattici sul tema – Julien Faraut si confronta con la figura leggendaria di John McEnroe: ne esce un ritratto inedito di sportivo, che sa essere anche trattato filosofico e raffinato studio sul gesto. E, soprattutto, una riflessione sul cinema, partendo da una massima di Godard: «Il cinema mente, lo sport no».

Film della Critica anche I Figli del Fiume Giallo (titolo originale: Jiānghú érnǚ/Ash is the purest white) di Jia Zhangke, in uscita il 9 maggio e distribuito da CINEMA S.r.l., presentato in concorso alla 71ª edizione del Festival di Cannes e in anteprima al Torino Film Festival 2018. Questa la motivazione:

L’ingresso della Cina nel XXI secolo raccontato attraverso gli occhi di una donna. Il nuovo film di Jia Zhangke usa il melodramma e il film di gangster (la protagonista è la donna di un boss) per raccontare i rischi che il «progresso» causa al suo Paese, dove le domande delle persone non trovano risposte, gli anziani muoiono soli e persino le «leggi» della malavita si sgretolano. E lo fa mettendo a confronto un’eroina romantica e determinata con un mondo che sembra indifferente a ogni cambiamento.