FILM IN TV – Bella di Giorno, di Luis Buñuel

La borghesia ha il fascino (in)discreto di Catherine Deneuve, ed è forse merito suo (e delle sue colleghe), come lo stesso Buñuel sottolineava beffardamente, se gli spettatori sono corsi al cinema facendo di Bella di Giorno il suo più grande successo commerciale (oltre ad aggiudicarsi il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia). Ma il film è ben più di una provocazione “erotico-intellettuale”, infatti il romanzo omonimo di Joseph Kessel da cui è tratto ha tutte le carte in regola per stimolare la creatività del regista: la borghesia, il feticismo e il masochismo, l’alternanza fra sogno e realtà. Buñuel non perde l’occasione, oltre che per tornare sulle sue ossessioni: i traumi di una rigida educazione cattolica (da lui stesso ricevuta) e le perversioni sessuali, già ben presenti nei precedenti: Viridiana, El e Diario di una Cameriera, anche per “accelerare” sulla via del surrealismo rendendo il confine sogno-realtà sempre più labile e la loro alternanza sempre più impercettibile, ed, infine, per rendere finalmente diretta la “critica” sociale rivolta alla borghesia.

 

Sevérine è sposata con Pierre e, seppure in apparenza rappresentano il prototipo della coppia felice di estrazione borghese, in realtà lei è insoddisfatta della propria vita coniugale visto che il marito la trascura a causa del suo lavoro di chirurgo. Sevérine si rifugia, allora, in strane fantasticherie sadomasochistiche fino a quando, dalle confessioni di un suo spasimante rifiutato, apprende dell’esistenza di una casa di appuntamenti e, dopo qualche esitazione iniziale, comincia a frequentarla assiduamente. In breve tempo riuscirà ad organizzare la sua doppia vita in modo da soddisfare le sue fantasie erotiche nel primo pomeriggio (dalle 14 alle 17, mai oltre le 17, ripete ai clienti) e riprendere la vita borghese col marito la sera. Fino a quando un giovane cliente (Marcel) s’invaghisce di lei e pretende di averla solo per se. Sevérine rifiuta e decide di lasciare per sempre la casa di appuntamenti, ma Marcel la rintraccia e comprendendo che la donna non lascerà mai il marito e gli agi della sua casa per seguirlo, spara a Pierre per poi essere ucciso della polizia. Sevérine resterà accanto a Pierre, pur se ormai paralizzato e semicieco e anche se lui ormai conosce la verità su di lei.

 

Dunque Bella di Giorno, cinque anni prima di Il Fascino Discreto della Borghesia, è il film che meglio dei precedenti riesce a rappresentare l’idea surrealista del rapporto fra sogno e realtà con il primo che compenetra e attraversa la seconda al punto di sostituirsi ad essa: le immagini dei sogni sono così realistiche che si manifestano come sogni solo alla fine della sequenza mentre le situazioni più assurde sono quelle reali (un esempio per tutte: la famosa scena della scatola del cliente cinese). Sempre anticipando Il Fascino Discreto della Borghesia, Bella di Giorno rende espliciti gli attacchi alla doppia morale borghese, alla sua pericolosa insoddisfazione ed ai suoi vizi privati e pubbliche virtù.

Anche se, almeno apparentemente, la società di oggi è molto diversa da quella di cinquant’anni fa, il film non smette di essere “vivo”, oltre per la potenza e l’originalità della sua parte onirica, anche perché, proprio attraverso la chiave surrealista, svela i meccanismi e le finzioni che regolano (anche) la nostra società.

 

Titolo originale: Belle de jour


Regia: Luis Buñuel

Interpreti: Catherine Deneuve, Jean Sorel, Michel Piccoli, Geneviève Page, Françoise Fabian, Macha Méril, Pierre Clementi, Francisco Rabal

Origine: Francia, 1967

Durata: 100′