FILM IN TV – Buffalo Bill e gli indiani, di Robert Altman

Mi presentarono i miei cinquant’anni
e un contratto col circo “Pacebbeene” a girare l’Europa.
E firmai, col mio nome e firmai,

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e il mio nome era Bufalo Bill.
Bufalo Bill, F. De Gregori

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Finalmente Altman! Nato nel 1925 e scomparso nel 2006 con circa quaranta film girati con cui è stato il controcanto costante del sogno americano, Robert Altman è stato anche un autore isolato che ha segnato un’epoca e formato giovani cineasti, oggi purtroppo dimenticato nonostante la retrospettiva torinese alla 29esima edizione del festival.
Il suo cinema ha spesso utilizzato lo spettacolo come set dentro il quale fare muovere i personaggi, nel quale muovere le idee e rappresentare quella faccia buffalo-bill-e-gli-indiani_2dell’America messa in ombra dallo spettacolo vero che il suo cinema rappresentava. Alcuni esempi: in Nashville, il grande raduno musicale per raccontare il cinismo dello show business, in Buffalo Bill e gli indiani il circo come bugiarda esasperazione spettacolare della storia scritta dai vincitori, in I protagonisti, il retrobottega di una Hollywood sconosciuta e cattiva (luogo di tagliole con personaggi seduti nei loro uffici, preoccupati solo a far profitto e con nessun senso di vergogna. Come ebbe a definirla lui stesso), in Prêt-à-Porter il mondo della moda ancora una volta come uno spettacolo da circo guardato con sferzante e caustica ironia, in The Company, il mondo del teatro e della danza come sguardo (questa volta buffalo-bill-e-gli-indiani-altmanpacificato?) sulla fatica e sulla disciplina che impone lo spettacolo e anche in Popeye che attraverso le forme mutuate dal cartoon e dal musical, ragiona sui temi del potere e della responsabilità di chi lo legittima. Questo era Robert Altman, un autore che ha molto frequentato la cultura popolare americana anche bassa (?) che sapeva trasformare in un cinema altrettanto popolare (il suo cinema era fortemente legato ai generi), ma dentro il quale lavorava con un alto grado di sofisticata ricerca e sottile senso del tragico, del drammaticamente patetico contro i dettami dell’establishment soprattutto nell’America degli anni 80 e 90 guidata dalle presidenze Reagan e Bush.
Buffalo Bill e gli indiani, scritto con il fidato Alan Rudolph, in questa ottica diventa un passaggio quasi obbligato. La logica dell’intrattenimento, legata ai temi storici. È la solita ironica malinconia a guidarlo nel 1976 per affrontare il tema del mito americano. Quale migliore personaggio di Buffalo Bill? Un mito eroico per un Paese alla disperata ricerca di un’epica, ma anche leggenda universale riletta perfino, con ogni sfumatura, nella musica e nei versi dei buffalo-bill-e-gli-indiani-altman_1cantanti.
D’altra parte tutto avviene nel selvaggio west luogo d’elezione della cultura popolare americana e se Ford aveva fondato la mitologia degli eroi dell’ovest (a volte banditi e malviventi, in verità, ma eroici!), alla generazione della contestazione, cui il regista di Kansas City ha partecipato con sguardo distaccato da ogni eccesso e con sapiente raffinatezza d’autore, spettava “uccidere il padre” per guardare dentro la storia con gli occhi ripuliti da ogni immaginazione mitica e alla ricerca di un’altra verità che potesse svelare quello che nessuno aveva voluto mai raccontare.
In questa sottile trama il suo cinema annovera qualche somiglianza con alcune opere di Eastwood, sicuramente con un registro meno lirico e più nel clima di una ricerca di costume.
buffalo-bill-e-gli-indiani-chaplinBuffalo Bill e gli indiani (oppure il più esplicito: Buffalo Bill and the indians, or Sitting Bull’s history lesson) diventa quindi un piccolo saggio di storia e della sua rappresentazione, dove ci viene mostrato il lato debole, dietro il pensiero (fintamente) forte e il lato meschino, dietro l’eroe conclamato, di William Cody, conosciuto al mondo come Buffalo Bill.
La mitologia manipola la storia e così anche la leggenda creata attorno a Buffalo Bill nasce da una manipolazione degli eventi che egli perpetua nella sue rappresentazioni circensi. La storia diventa show business e come sempre a scrivere il copione sono i vincitori. Diventa credibile la definizione di Codylandia per indicare le regole che vigono nell’arena e nel mondo fantastico del circo West Wild Show. Buffalo Bill e gli indiani è un film amaro a cominciare da una prateria che si riduce all’arena polverosa di un circo. Tutto nella logica di Altman che non è nuovo a chiudere i suoi set a farli diventare impenetrabili agli occhi altrui se non alla sua macchina da buffalo-bill-e-gli-indiani-1976presa. Il suo artificio spettacolare non è solo di questo film, ma appartiene ad altre sue opere: in Streamers la camerata diviene il campo di battaglia del Vietnam, in Jimmy Dean Jimmy Dean un negozio si riempie di malinconici ricordi e speranze frustrate e in Popeye il villaggio immaginario diventa archetipo sociale.
Dunque la rappresentazione spettacolare della storia attraverso la quale William Cody – che ormai è solo un uomo d’affari, ma intimamente sconfitto da una superiorità del pensiero del suo amico-rivale Toro Seduto – fa passare la sua versione dei fatti il suo eroismo costruito, diventando lo strumento per mettere in opera un inganno collettivo. Altman non grava mai la mano, la sua satira è sempre finissima, mai greve e il film sembra davvero rappresentare il mito di un west crepuscolare nei tempi che mutano.
buffalo-bill-e-gli-indianiIl film di Altman diventa quindi una sarcastica operazione demistificatrice di una verità spesso maldestramente acclarata dai libri di storia, un intervento volto a scardinare le falsità del mito. Il metacinema di Altman lavora sullo spettacolo perché lo show business è forse il prodotto più evidente di una società che vive spesso nella menzogna di una falsa rappresentazione. Il West selvaggio di Codylandia ci rivela i suoi eroi di cartapesta in cui si infrange il mito del racconto teso e appassionato nelle parole di Ned Buntline il reale creatore della figura di Buffalo Bill. Cody – Buffalo Bill è quindi condannato ad un divismo incipiente, altra mistificazione di una verità che nel privato si rivela, invece, nella sua drammatica realtà.
Altman si rivela, ancora direttore di affollati set e di attori di grosso calibro, qui coadiuvano con impegno ed esito felice: Paul Newman (Buffalo Bill), Burt Lancaster (Ned Buntline), Harvey Keitel /ed Goodman), Geraldine Chaplin (Annie Oakley), Shelley Duvall (moglie di Clevaland, Presidente americano), Will Sampson (William Halsey, già indiano in Qualcuno volò sul nido del cuculo).buffalo-bill-e-gli-indiani_3
Dunque da questa articolata complessità, emerge la figura dell’eroe del west e del suo povero circo che riflettono quell’America (ma il discorso sarebbe lungo per dire che quella è solo la punta dell’iceberg) meschina e credulona incapace di guardare oltre il muro della storia ufficiale, un ostacolo duro da abbattere che oggi si vuole ancora di più innalzare.
La storia come sempre continua, il cinema di Altman continuerà a raccontarla da un’altra prospettiva, con altre immagini.

 

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Titolo originale: Buffalo Bill and the Indians, or Sitting Bull’s History Lesson
Regia: Robert Altman
Interpreti: Paul Newman, Burt Lancaster, Harvey Keitel, Geraldine Chaplin, Shelley Duvall, Will Sampson, Joel Grey, Kevin McCarthy, Frank Kaquitts
Durata: 123’

Origine: Usa 1976

Genere: Western

Martedì 6 dicembre, ore 2.00, Iris