FILM IN TV – Codice d’onore, di Rob Reiner

Tu non puoi reggere la verità. Figliolo, viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile. Chi lo fa questo lavoro, tu? O forse lei, tenente Weinberg? Io ho responsabilità più grandi di quello che voi possiate mai intuire. Voi piangete per Santiago e maledite i Marines. Potete permettervi questo lusso. Vi permettete il lusso di non sapere quello che so io. Che la morte di Santiago nella sua tragicità probabilmente ha salvato delle vite, e la mia stessa esistenza, sebbene grottesca e incomprensibile ai vostri occhi, salva delle vite! Voi non volete la verità perché è nei vostri desideri più profondi che in società non si nominano, voi mi volete su quel muro, io vi servo in cima a quel muro. Noi usiamo parole come onore, codice, fedeltà. Usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per difendere qualcosa. Per voi non sono altro che una barzelletta. Io non ho nè il tempo nè la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco e poi contesta il modo in cui gliela fornisco. Preferirei che mi dicesse la ringrazio e se ne andasse per la sua strada. Altrimenti gli suggerirei di prendere un fucile e di mettersi di sentinella. In un modo o nell’altro io me ne sbatto altamente di quelli che lei ritiene siano i suoi diritti.” (Colonnello Nathan Jessep)

jack nicholson in codice d'onoreCodice d’onore è forse totalmente racchiuso nella dura presa di posizione di Jack Nicholson, perfettamente a suo agio in questo ruolo. Si racconta la morte di Santiago, marine degli Stati Uniti d’America, ucciso da due suoi commilitoni, nella base navale di Guantanamo a Cuba, che tuttavia raccontano di aver solo eseguito un ordine: applicare il cosiddetto Codice Rosso, procedura violenta di “avvertimento”, non codificata ma usuale nei locali dei Marines. Il caso dei poveri (lobotomizzati) soldati, viene affidato all’inesperto ma grintoso Daniel Kaffee, un Tom Cruise alla prese con una delle sue interpretazioni più importanti per la definitiva consacrazione. Scontro tra poteri forti, per una continua e ostinata ricerca della verità, senza risparmiare le alte sfere del comando militare, reo di aver impartito un provvedimento disciplinare non ufficiale ma letale.

4 nomination agli Oscar 1993 (miglior film, miglior montaggio, miglior sonoro e miglior attore non protagonista, Jack Nicholson), nasce come un’opera teatrale per Broadway, scritta da Aaron Sorkin, soggettista e sceneggiatore del film, nonché presente in un cameo al bar, mentre discute di un caso legale con una donna.

Ed è proprio questa, probabilmente, la grande forza della trasposizione cinematografica: la scrittura vecchio stampo, con un perfetto incastro tra grandi prestazioni recitative e dialoghi serrati e la venatura del thriller e l’action movie. Non per altro, il regista è l’autore anche di Misery non deve morire o Harry ti presento Sally, solo per segnalare due titoli emblematici della sua carriera, che evidentemente rendono ancora meglio l’idea dell’impeccabile lavoro compiuto nella realizzazione, ricca appunto di spunti “teatrali” e atmosfere di genere.

Titolo originale: A Few Good Men


Regia: Rob Reiner
Interpreti: Tom Cruise, Jack Nicholson, Demi Moore, Kevin Bacon, Aaron Sorkin
Durata: 138’
Origine: Usa 1992
Genere: drammatico


Martedì 22 dicembre, ore 21.10, LA7